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Adrenalina per un giorno

17 agosto 2017
di Gian Paolo Grossi
Adrenalina  per un giorno
Una grande festa che si srotola lungo 24 ore in un ellisse vallonato di 1.850 metri. Cyclist ha pedalato col Team Boa System 1, dal nome del sistema innovativo di chiusura per calzature sportive

Immagini Silvia Galliani

La 24 Ore di Feltre l’ha inventata il diavolo. È una giostra infernale, un’iniezione di pura adrenalina. T’invoglia, ti circonda, ti affascina. Persino di notte, quando la musica scompare dalle casse e anche lo speaker si prende qualche meritata ora di sonno mentre il serpentone di ciclisti è in perpetuo movimento, in un’atmosfera solo un poco più ovattata, dove tutto però è un filo più romantico: nell’oscurità dettano legge il sibilo delle ruote che girano e il rumore degli ingranaggi del cambio.
Di giorno invece è una festa continua. Attorno alla corsa scorrono fiumi di birra, migliaia di persone brulicano tra gli stand e la zona di partenza, ognuno con uno scopo ben preciso: chi attende il proprio turno, chi lo ha appena concluso, chi è di supporto a chi corre e semplici curiosi.

Circuito facile, anzi per nulla
L’essenzialità del circuito è in realtà la sua difficoltà principale. Un ellisse vallonato di appena 1.850 metri. Su e giù, un rettilineo in salita che termina subito dopo una lieve piega a sinistra e poi una discesa, nella quale solo i più abili riescono a spingere a fondo sui pedali. Sì, perché non c’è nemmeno il tempo per metabolizzarla la picchiata che ci si trova a percorrere una esse veloce e a toccare leggermente i freni per impostare la secca virata a sinistra, l’unica vera curva tecnica del tracciato feltrino.
Da lì occorre rilanciare su un rettilineo piatto di 600 metri o poco più, aumentare la velocità per recuperare terreno o rifiatare in scia a qualche vagone che viaggia spedito. Finché arriva il tratto in pavé, dove si sobbalza in leggera salita in pieno centro storico, tra tavolini di bar e ristoranti. “Loro se la spassano, noi fatichiamo”, si sarebbe lasciato scappare qualcuno nel tourbillon della corsa.
L’acciottolato porta alla conclusione del giro o all’uscita dalla corsia box, operazione da effettuarsi non prima di aver segnalato al proprio compagno durante il precedente passaggio di essere ormai pronti al cambio.

Parata di vip e professionisti ancora in attività
Ancor più del traffico (la Castelli 24 Ore ha fatto registrare nuovamente il sold out assegnando con largo anticipo tutti e 100 i posti disponibili per squadre e atleti individuali), della scarsa confidenza a pedalare nel cuore della notte o magari all’alba o al tramonto, la vera sfida è proprio questa: come andare sempre al limite su un anello apparentemente privo di punti critici? E come farlo per 20 intensissimi minuti, quale tempo stabilito di norma dalle squadre per offrire una prestazione al top prima dell’inevitabile caduta di rendimento?
Domande senza risposta o che potrebbero offrirne molteplici se non fosse che in una gara come questa tutto è concesso e di tutto si vede, da chi macina medie strabilianti a chi pur impegnandosi deve badare soprattutto a non esser d’intralcio ai più veloci. Tanto più se quei 20 minuti devono essere ripetuti per tre volte nell’arco di poco più di due ore, come nella maggior parte dei team (composti da 12 corridori), per poi far seguire gli altri tre stint a distanza di circa dieci ore.
Da sempre la staffetta feltrina si assicura un prestigioso parco partenti, tra ex professionisti delle due ruote, altri sportivi e vip con la passione della bicicletta. Tra questi il comico Paolo Kessisoglu, gli immancabili Matteo Marzotto e Mauro Benetton, e poi Jury Chechi, Silvio Fauner, Cristian Zorzi, Federico Pellegrino, gente che al riguardo di competizioni a cinque cerchi avrebbe qualcosa da raccontare. E provate voi, se ci riuscite, a restare sulla ruota di Paolo Bettini, Eros Poli, Matteo Tosatto, Angelo Furlan o addirittura dei più giovani e ancora in attività Daniele Colli, Alberto Cecchin e Paolo Simion. Che ce la mettano tutta o no da loro c’è sempre da imparare.
L’indiscussa star dell’evento è però Alex Zanardi, con il suo entusiasmo contagioso e la disponibilità ad accontentare quella miriade di persone che lo ferma per una foto e una battuta. All’epoca dei selfie il campione paralimpico sfreccia con la sua handbike e lancia “Obiettivo 3”, il progetto di avviamento e sostegno allo sport per atleti disabili istituito con il proposito di prepararne tre per ciascuna disciplina, in vista dei Giochi di Tokyo 2020.

L'articolo completo è sul numero 16 di Cyclist.

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