Fuga dalla città

9 giugno 2017
di Stu Bowers
Fuga dalla città
Un percorso tra le meraviglie naturali a due passi dai giganti della tecnologia della Silicon Valley

Sto aspettando in un parcheggio vicino a San Francisco, cercando di non farmi notare troppo. Il mio compagno di pedalata di oggi, Paul, mi ha detto che lui sa dove procurarsi la “Coca messicana”. Dopo un po’ lo vedo avvicinarsi con un sacchetto di carta marrone in mano, l’espressione trionfante.
“Questa sì che è roba buona”, dice. “Mica come quella che vendono da noi”. Non posso fare a meno di notare gli sguardi sospettosi della gente del posto, ma magari sono dovuti semplicemente al nostro sgargiante abbigliamento aderente in Lycra e non a presunti loschi traffici alla Breaking Bad. Paul si toglie una scarpa.
“È così che si fa quando non si dispone di un apribottiglie”, spiega. Estrae una bottiglia di Coca-Cola dal sacchetto di carta e la stappa con destrezza usando la sua tacchetta Shimano. Lo spruzzo di Coca-Cola che lo investe gli strappa un’imprecazione, più che altro per lo spreco del prezioso liquido.
Paul spiega che questa Coca-Cola è la migliore. Viene prodotta in Messico con zucchero di canna, non con sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio. A quanto pare ha un gusto più “autentico” della Coca normale, ed è amata da chi vede nello sciroppo di mais l’opera del demonio. La sua popolarità fa sì che la “Mexi-Cola”, riconoscibile dalla bottiglia di vetro più spesso, riesca talvolta a raggiungere gli scaffali dei negozi americani.
Ne bevo un sorso e sinceramente non mi sembra mica tanto diversa. In ogni caso, una bevanda gelida contenente caffeina è il modo migliore per cominciare il nostro giro. Il sole splende, mi sento dissetato e sono tutto emozionato all’idea di ciò che mi aspetta.
Portola Valley è appena a sud-ovest della Baia di San Francisco, nella California settentrionale. Le alture qui non raggiungono le altezze vertiginose dei passi alpini perché si fermano a circa 800 m, ma le belle salite a disposizione sono tante, dato che in molti casi si parte dal livello del mare.
Il mare è quello del celebrato litorale pacifico californiano, che più avanti ci offrirà più di qualche veduta memorabile. Per ora ci accontentiamo di quel che abbiamo, circondati come siamo da sequoie secolari che svettano gigantesche verso il cielo di un azzurro brillante.
Stiamo affrontando la prima scalata di oggi, e i miei sensi iniziano a svegliarsi. Percepisco i profumi frizzanti della foresta, la luce che filtra attraverso gli alberi screziando l’asfalto, il passaggio continuo dal caldo al freddo mentre pedaliamo dentro e fuori le zone d’ombra. La Kings Mountain Road presenta una pendenza stabile, facile, perfetta per mettere in moto le gambe.
Paul, pur essendo inglese del Dorset, conosce bene questa zona e mi dice che avremmo potuto anche salire per un’altra strada, chiamata Old La Honda. “È una scalata molto più bella”, spiega. Ma prima che possa chiedergli come mai l’abbiano scartata, lui subito aggiunge “Ma non si prestava benissimo a questo percorso”. Su consiglio di Paul, però, ricordiamo che Old La Honda va considerata un must, con le monumentali sequoie che ancora una volta rappresentano la principale attrazione.
Kings Mountain Road ci porta fino allo Skyline Boulevard a circa 600 m, una strada che segue la cresta delle montagne di Santa Cruz. Il crinale, che segue la direzione nord-sud, è una sorta di confine naturale tra due mondi diversissimi. A est, non lontano dal nostro punto di partenza, ci sono Palo Alto e la Silicon Valley, dove hanno sede molte delle società tecnologiche più grandi del mondo. Insomma, se non riuscissi a collegarmi a Google dal telefono potrei semplicemente fare un salto da loro per porre il mio quesito di persona.

L'articolo completo è su Cyclist numero 14.
Immagini Paul Calver

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