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La doppietta in tasca?

4 July 2018
di Gian Paolo Grossi
La doppietta in tasca?
Sul Colle delle Finestre Chris Froome ha ribaltato il verdetto della Corsa Rosa, realizzando il Career Grand Slam. E ora può centrare l’accoppiata Giro-Tour, vent’anni dopo Pantani. Ma in Francia è ospite sgradito, come dimostrano i fatti di stretta attualità

Foto LaPresse – D’Alberto / Ferrari / Paolone / Alpozzi

Dalla consacrazione per i successi al Tour de France e alla Vuelta sino alla discesa agli inferi per il pendente caso salbutamolo. Dagli altari della gloria al turbine di polvere che suscita il beneficio del dubbio, quando per casi analoghi sentenze e sanzioni avevano già imboccato in passato il canale del processo per direttissima.
Chris Froome si era presentato al Giro d’Italia con la necessità di concentrarsi su se stesso, a dispetto dei sospetti e delle tante polemiche suscitate. Per provare a vincerlo, per zittire gli scettici e guadagnarsi sul campo ciò che nel golf e nel tennis chiamerebbero Career Grand Slam, la collezione dei principali appuntamenti (i Grandi Giri) in calendario.
La stessa Corsa Rosa, prima solo apparentemente perduta dal keniano bianco e alla fine dominata, si è caratterizzata per un’altalena di giudizi e aspettative. E mentre i maligni spergiuravano che una volta finito sotto la lente di controlli più sofisticati Froome avrebbe perduto l’aurea di imbattibilità che lo accompagnava, senza approfondire che le due cadute in cui è incappato nella settimana inaugurale qualche scoria nel fisico l’avevano lasciata, qualcun altro addirittura lo definiva più simpatico e aperto alla comunicazione, chiosando “ora che non vince più”.

Quella giornata storica

Solo che l’impresa compiuta sullo Zoncolan e soprattutto quella nella tappa regina sul Colle delle Finestre hanno capovolto il Giro e i suoi pronostici, suddivisi sino a 48 ore dall’epilogo sul binomio Yates-Dumoulin. Com’è andata a finire ormai lo sappiamo tutti, anche chi sul fronte Uci ha virtualmente posticipato il verdetto del caso salbutamolo a non prima dell’epilogo del Tour.
Soprattutto, la Corsa Rosa ci lascia alcuni interessanti spunti di riflessione, in qualche modo legati al trionfo del capitano della Sky. Il fatto che ancora una volta il percorso abbia reso la competizione estremamente spettacolare e incerta fino all’ultimo, cosa non di poco conto rispetto all’immobilismo di una corsa molto spesso bloccata tra i big che al Tour fa da contraltare alla grandeur dell’evento.
Il meraviglioso assolo messo in atto sul Colle delle Finestre entra di diritto nelle giornate storiche di uno sport che ha ormai un canovaccio consolidato nello svolgimento di ogni corsa, composto da fuga, controllo, rincorsa e finale a tutta. Inoltre, per una volta gli appassionati italiani meritano un plauso: quello di aver rispettato e in molti casi incoraggiato il campione in attesa di giudizio, ergendosi a loro volta protagonisti di uno spettacolo entusiasmante. Quello che per tre settimane, tra Israele e il Belpaese ha accompagnato la corsa a tappe più dura al mondo.

Froome sfida i grandi per l’accoppiata

Ricordate che cosa accadde esattamente vent’anni fa? In quel Tour del ’98 travolto dallo scandalo Festina la Francia seppe emozionarsi per la prodigiosa rimonta di un omino romagnolo, da ultimo del prologo a vincitore sui Campi Elisi parigini. Le gesta di quell’omino non avevano cittadinanza, ecco perché i suoi scatti entrarono anche nel cuore dei transalpini, mai troppo teneri con i nostri corridori. Era un Pirata nelle movenze e un assatanato in salita. Marco Pantani era il suo nome e un mese e mezzo prima aveva dominato il Giro d’Italia, confezionando il suo anno d’oro, l’ultimo prima della voragine apertasi nel 1999 a Madonna di Campiglio con la nota esclusione per il tasso del suo ematocrito fuori norma.
Ora Froome ha la possibilità di ripetere la sua storica doppietta, qualcosa appunto come vent’anni dopo. E non sono tanti in precedenza
a poter vantare tale onore. Eddy Merckx (tre volte), Miguel Indurain, Bernard Hinault, Fausto Coppi (due), Stephen Roche e Jacques Anquetil (una), testimonianze di un ciclismo che non c’è più. Chi allora può contendere la Grande Boucle al suo grande favorito?

L'articolo completo è sul numero 25 di Cyclist.

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