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Placidamente furiosi

4 April 2018
di Gian Paolo Grossi
Placidamente furiosi
Vi raccontiamo La Furiosa, la ciclostorica di Ferrara, tappa inaugurale del Giro d’Italia d’Epoca. Dalle mura estensi verso le poche strade bianche rimaste in zona e ritorno. In mezzo 56 chilometri indimenticabili. Cyclist ha pedalato su una Coppi-Fiorelli modello Tour de France del biennio ’72-73

Benvenuti in una bolla dove il carbonio è elemento che non può essere ancora associato alla bicicletta. Ignorato, se non addirittura sconosciuto. Benvenuti in uno spazio metafisico all’interno del quale già frenare è tanta roba, con quelle leve e su quei pattini induriti dal tempo, altroché freni a disco.
Di attacchi a sgancio rapido nemmeno l’ombra, figuriamoci: se son bici da corsa e non da passeggio imperano le gabbiette fermapiedi. E dei manettini del cambio sul telaio vogliamo parlarne, oppure di fili dei freni esterni al manubrio, oscurando per un attimo il moderno intervento dell’elettronica?
O preferiamo concentrarci sui capi d’abbigliamento, che tutto suggerirebbero tranne pedalare (e talvolta gareggiare) per lunghe distanze? Attenzione, stiamo compiendo un doppio tuffo carpiato nel passato: benvenuti a La Furiosa, ciclostorica giunta alla sua terza edizione e tappa inaugurale del Giro d’Italia d’Epoca, peraltro l’unica delle 13 in calendario prevista in Emilia-Romagna.

La città delle biciclette
Sede di partenza e arrivo Ferrara, in piazza Trento e Trieste vestite a festa. Il sabato del villaggio, ma della bicicletta, come recitano i cartelli stradali d’ingresso in città. E poi via lungo le mura estensi, alla ricerca delle poche strade bianche rimaste in zona.

L'articolo completo, con le Immagini di Alejandro Ventura, è su Cyclist numero 22.

Placidamente furiosi
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