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Martesana alla belga

23 May 2018
di Andrea Guerra
Martesana alla belga
Diciotto strappi che fanno bruciare i muscoli. Radiografia di 100 km (e 1.000 m di dislivello) in Lombardia che hanno aperto il “Trittico del Ciclismo dal Basso”, perché la bici non ha limiti e confini

Immagini Fulvio Silvestri

I mitici “muur”, quelli coi ciottoli, quelli che dopo il secondo già bruciano le gambe, quelli che è un attimo scivolare, cadere quasi all’indietro. Quelli che si spinge sui pedali, in punta di sella, col peso tutto sul manubrio, ma si spinge anche a piedi perché la bici su da sola non ci va, anche coi vari zig-zag del caso. Quelli, proprio quelli.
Non stanno di casa solo in Belgio, in quell’angolo a Nord Ovest del Vecchio Continente. Si possono trovare a due passi da Milano, a una manciata di chilometri dal Duomo e dalla sua Madonnina, per altro senza deviare nemmeno troppo da uno dei percorsi ciclabili più belli di tutta la Lombardia, una pista protetta che scorta dal cuore della city fino alle montagne lecchesi.
Li ha percorsi per anni Giovanni Pirotta, maniaco delle ascese impervie, esploratore di muretti assassini. Una passione che dal 2016 ha voluto condividere con alcuni amici: ed ecco la Martesana Van Vlaanderen, pedalata di 100 chilometri e ben 1.000 metri di dislivello positivo.
Giunto alla sua terza edizione, anche quest’anno il “Fiandre” nostrano ha visto alla partenza (e poi all’arrivo) quasi 600 cicloamatori che in sella alle loro bici (soprattutto gravel) si sono rincorsi lungo il tracciato che porge il fianco all’Adda.

La ciclovia che costeggia il Naviglio

C’ero anch’io, per l’occasione in sella alla nuova Cinelli Zydeco (di cui vi parleremo approfonditamente in futuro). Ritrovo alle 7,30 del mattino a Inzago. Milano dista una ventina di chilometri ed è collegata a questo avamposto, prima della Bergamasca, dalla ciclovia che costeggia il Naviglio Martesana, che parte appunto dal centro del capoluogo lombardo e attraversa gli abitati di Cologno Monzese, Cernusco sul Naviglio e Gorgonzola.
Fa ancora freddo, è il 31 marzo, la primavera è sbocciata per ora solo sul calendario. Nuvole all’orizzonte, le previsioni meteo non promettono sole, ma la calca alla partenza dice che qui oltre alla Martesana scorre passione vera, voglia di pedalare autentica. Ritiriamo spille e adesivi, mettiamo le firme sui moduli di partecipazione: come a una gara vera ma la Martesana Van Vlaanderen non è una gara.
E Giovanni, alla partenza, lo ripete per l’ennesima volta. Saluta tutti, gli amici di sempre, quelli con cui ha “scalato” fin da bambino, quelli venuti anche da lontano (tre o quattro ore di macchina) per prendere parte a questa corsa che da quest’anno è l’apertura del cosiddetto “Trittico del Ciclismo dal Basso”.
Ultima controllata alla mia bici, sistemo occhiali e casco, controllo di aver riempito la borraccia: la partenza è libera, alla francese, e il percorso non è segnato. Bisogna seguire la traccia Gps che gli organizzatori hanno appositamente caricato sul sito della manifestazione e aggiornato a poche ore dalla partenza. “Ma poi in realtà sul percorso incontri tutti gli altri ciclisti, capisci bene da che parte bisogna andare”, mi dice Giovanni prima di salutarmi, mentre aggancio i miei Look e metto nel mirino l’abitato di Cassano d’Adda.

L'articolo completo è sul numero 23 di Cyclist.

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