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Passione, emozione e divertimento

18 aprile 2018
di Fulvia Camisa
Passione, emozione e divertimento
È il motto di Martina Dogana, azzurra nella Long Distance, che ha fondato una squadra che porta il suo nome: “Per coinvolgere sempre più persone a praticare il nostro bellissimo sport”

È una triatleta con carattere Martina Dogana, e ancor più talento. Laureata in lingue straniere, è cresciuta in una famiglia in cui lo sport era il pane quotidiano.
Si è fatta le ossa con minibasket, pattinaggio a rotelle, tennis, sci di fondo e atletica leggera.
Poi, nel 1995, si è tuffata in una nuova avventura: “Il triathlon è arrivato perché seguivo le orme dei miei genitori”. I risultati non si sono fatti attendere, fino all’ingresso nella hall of fame delle lunghe distanze. Ha vinto sei titoli italiani di triathlon lungo distribuiti random dal 2005 al 2016, ha agguantato medaglie individuali e a squadre agli Europei e ai Mondiali; si è aggiudicata gare quotate come l’Ironman di Nizza (2008), il 70,3 Italy (2011) e il Challenge Vichy (2012).
Nata nel 1979 a Valdagno (VI), è orgogliosa dei suoi traguardi:“Sono una delle poche atlete al mondo a essersi imposta in tutti i principali circuiti di triathlon sulla lunga distanza: Ironman, Ironman 70.3, Challenge, TriStar”.
Le sue giornate sono divise fra allenamenti meticolosi e lavoro. È istruttrice FITri e FIN, segue bambini, ragazzi e adulti, a cui ripete il suo mantra: “Voglio trasmettere il rispetto delle regole. Perché il triathlon, come o forse più delle altre discipline di resistenza, non è semplicemente uno sport o un hobby. È un vero stile di vita: si fa all’aria aperta, si segue un’alimentazione sana e variata, si stringono legami di amicizia basati sul rispetto reciproco e su un tipo di complicità che solo uno sport di endurance riesce a creare”.
Scegliere i brand con cui collaborare è il primo passo per costruire un futuro promettente. “Questo è il terzo anno che pedalo con biciclette Specialized. È uno dei pochi marchi di ciclismo che crede tanto nel settore femminile. E per noi che passiamo tanto tempo in sella fa davvero la differenza avere prodotti ad hoc. Mi piace molto il rapporto che si è instaurato fra di noi. Si è rilevata una famiglia più che un’azienda, comunichiamo tanto durante l’anno”.

L'articolo completo è sul numero 22 di Cyclist.

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