Quel che c'è da sapere sulla vitamina D

7 aprile 2017
Quel che c'è da sapere sulla vitamina D
Con il sole in letargo è difficile fornire al corpo la giusta quantità di vitamina D. Cosa sapere prima di scegliere cosa mettere nel piatto

Immagine Richie Hopson

Una breve lezione di storia. In Inghilterra, al culmine dell’era industriale alimentata a carbone, nelle grandi città c’erano dei periodi in cui in cielo si formavano nubi di fumo così dense da bloccare il sole per giorni e giorni. Molti bambini poveri che crebbero in queste metropoli sferraglianti iniziarono a sviluppare una malattia infantile nota come rachitismo, caratterizzata da gravi disturbi dell’ossificazione con deformazioni ossee che spesso portarono alle tipiche gambe ad arco.
La causa, identificata subito dagli studiosi, non era legata solamente a una mancanza di calcio nelle diete dei meno abbienti, ma fondamentalmente a una mancanza di vitamina D, nutriente che in primo luogo otteniamo dall’esposizione ai raggi solari.
Oggi continuiamo a inquinare le bellezze del nostro pianeta, ma non usando più il carbone come fonte primaria di combustibile almeno i cieli sono abbastanza limpidi da far arrivare i raggi del sole sulla nostra pelle. Perlomeno in alcuni periodi dell’anno.
Durante i mesi invernali i cieli delle regioni più a nord sono spesso grigi, e ci possono anche essere lunghi periodi, a gennaio, febbraio, in cui il sole spunta raramente. Questo, per i ciclisti, è un problema, perché avere il giusto apporto di vitamina D nel nostro sistema è particolarmente importante. La bicicletta, infatti, è un’attività di resistenza, che fa sudare molto, e questo può influire sulla densità ossea. Ecco perché l’osteoporosi è un disturbo comune tra i ciclisti, professionisti compresi, e Chris Boardman è il malato più famoso.

L'articolo completo è sul numero 12 di Cyclist.

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