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Il gigante di pietra

1 settembre 2017
di Henry Catchpole
Il gigante di pietra
Come se tre salite hors catégorie non bastassero, questo giro include il possente passo del San Gottardo, splendido mix di ripidi tornanti e acciottolato

Immagini Patrik Lundin

“Scommettiamo sul nome”, dice Phil. “Ok, giusto per passare il tempo”, rispondo dal posto di guida. “Cos’è che cominciava con ‘R’, a proposito?” “Rachel” “Cosa?” “Sì, ho visto una donna in auto che veniva dalla direzione opposta e ho pensato ‘quella lì si chiama Rachel’”. Non so come reagire a questa informazione. Ripenso al suggerimento di Phil, e restiamo in silenzio per qualche minuto assaporando diversi possibili titoli per la nuova rivista di ciclismo. Fuori dei finestrini della nostra Skoda Superb scorre il placido paesaggio svizzero. “Io preferisco Cadence”, dice Paul, il fotografo. “Dovrebbero optare per qualcosa di molto semplice, come Cycling, ma probabilmente qualcuno detiene già i diritti”, aggiungo io. “E Geoffrey?”, suggerisce Phil. “Mi piace come nome, Geoffrey”. Jason, dando prova di grande buon senso, dorme.

Cento di questi giri
Era il 2012. Allora le calze erano un po’ più corte, Chris Froome non aveva ancora vinto un Tour de France, i caschi aero venivano usati solo dai cronometristi. E Cyclist, che non aveva ancora un nome, era ancora nel pancione della Dennis Publishing. Il giorno dopo avevamo in programma un giro sui tre passi Grimsel, Furka e Susten che avrebbe inaugurato la rivista. Da allora, in oltre sessanta numeri, di grandi giri ne ho fatti tanti. Ma penso che quel primo giro sia rimasto uno dei più spettacolari.
Tutto questo mi dice che oggi sarà un’ottima giornata. Immaginate quel primo giro svizzero come la parte superiore di un otto: oggi tenterò la parte inferiore attaccando le salite HC del Nufenen e del San Gottardo, con una striscia di asfalto in comune al centro dell’otto, il Furka, che oggi però percorrerò nella direzione opposta.
Mentre pedalo tra gli chalet e i fienili di Reckingen-Gluringen, con il loro legno che ha il colore bruno del caffè tostato, come in quel primo giro mi trovo in compagnia di due persone. Stavolta però sono ciclisti del posto, gente con un curriculum di tutto rispetto: Peter e Simon hanno entrambi un passato da atleti professionisti, l’uno nel biathlon e l’altro nello sci di fondo. Sono così modesti da sottolineare che di passato pur sempre di tratta, ma se dovessimo confrontarci sono certo che perderei per quanto riguarda VO 2 max, capacità polmonare, potenza di soglia… insomma, praticamente in tutti i parametri.

L'articolo completo è sul numero 16 di Cyclist.

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