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Giri meravigliosi

11 April 2018
di Fulvia Camisa
Giri meravigliosi
Da scovare rigorosamente su due ruote. Almeno secondo Sara Atelier e Alberica Di Carpegna, e i loro Wonder Ride. Tour in bici per stupirsi e meravigliarsi, a Milano e lungo percorsi naturalistici della Lombardia

Sara Atelier e Alberica Di Carpegna veicolano un messaggio che suona un po’ così: riscopriamo Milano e dintorni in bici, ci meraviglieremo.
“Il progetto è nato tre anni fa, si chiamava Wonder Way. Eravamo un gruppo di ragazze appena tornate da esperienze all’estero. Volevano continuare a guardarci attorno con meraviglia”, racconta Sara con voce gentile. “Quando sei lontano dai luoghi abituali ti ritagli il tempo per scoprire quello che ti circonda. Quando rientri c’è il rischio di farsi assorbire dagli impegni e andare sempre di fretta. Per esempio, quando fai il tragitto casa-lavoro non ti prendi un po’ di tempo per cambiare itinerario e scovare altri scorci. Tutto è nato da questa idea: vivere il quotidiano con stupore ”.
Quel passatempo per loro due è diventato un lavoro vero e proprio. Ora Wonder Ride è un punto di riferimento per milanesi e turisti:“Abbiamo deciso di cambiare Way con Ride visto che usiamo sempre la bici. I nostri sono tour esperienziali, non siamo un tour operator. Ci fermiamo dove c’è una storia da raccontare. Se qualcuno vive nel quartiere in cui ci troviamo, o conosce una storia ambientata lì, può intervenire e farne partecipi gli altri. Ci piace incontrare le varie realtà locali e dare voce alle persone che stanno realizzando bei progetti”.
Entusiaste e propositive, si dividono mansioni e obiettivi:“Alberica viene dal mondo della comunicazione e del marketing, si occupa dei social e scatta foto per passione. Io sono operativa: provo i tracciati, li ripeto più volte per essere sicura che siano la migliore proposta...”.
Lavoro di squadra e tante idee per fare network. Sul sito wonderride.it hanno inserito un blog e il loro manifesto: “Per noi la bici è socializzazione, proponiamo esplorazioni urbane e naturalistiche, in giornata o nel fine settimana. Prendiamo anche il treno e ci muoviamo sulle ciclabili, facciamo pause per conoscere cantine vinicole, agriturismi e fattorie a coltivazione biologica. Curiosiamo negli spazi in cui si pensa e si agisce per un mondo migliore, più sostenibile e meno inquinato”.

Progetti e nuove collaborazioni

Di recente hanno iniziato collaborazioni per disegnare itinerari anche su e-bike e bici pieghevoli. “Vogliamo organizzare corsi per muoversi in sicurezza e prendersi cura del proprio mezzo. Per esempio, se si avvertono anomalie, come comportarsi. Questo rumore cosa è ? Quanto è grave? Una specie di scuola guida per ciclisti”.
Un progetto ampio, che fa dell’accoglienza uno dei punti di forza: “In primavera apriremo a Milano un ostello per cicloviaggiatori in una corte con diverse unità disponibili. Avremo una cicloofficina, la possibilità di ricaricare le e-bike e stiamo valutando per offrire bici a noleggio. Ci sarà anche un bistrot in cui poter chiacchierare e confrontarsi”. Si chiamerà HUG, come abbraccio in inglese. E si fonderà sulla pratica del buon esempio: “La filosofia è che imparo guardando. Attraverso quello che succede attorno a me, mi incuriosisco e lo replico. Ci saranno cicloturisti dal Nord Europa con le borse da viaggio e le loro storie. Ma spesso non servono le parole, si possono influenzare le abitudini mostrando come si vive in Paesi dove la qualità della vita è alta grazie a determinate scelte ecologiche”. Andamento lento e convivialità sono elementi irrinunciabili: “La cosa più bella è quando qualcuno torna, succede spessissimo nei nostri giri visto che si parla e si fa amicizia. La grande soddisfazione è vedere una persona che si presenta alla prima uscita con una bici improbabile, si entusiasma e chiede consigli . Poi torna con un modello più adatto a godersi le uscite”.
Esempi positivi, importati dall’estero, come tiene a precisare Sara: “Ho vissuto a Londra per 4 anni. Lì, non importa se piove e dove devi andare. Le due ruote sono il tuo mezzo e lo usi confortevolmente. La metropolitana non ti permette di imparare le stradine e come muoverti nei quartieri. Sali e scendi senza sapere cosa c’è nel mezzo. Pedalando scopri che i posti sono vicini, basta una piccola scorciatoia”.
Ora che vive a Milano continua a replicare lo stile di vita imparato oltre confine, prima in Germania e poi in Inghilterra: “Non ricordo di avere mai preso un mezzo pubblico, mi muovo solo su due ruote. Non ho la macchina, non mi serve. E quando faccio lunghe percorrenze carico la bici sul treno, che ti permette di arrivare fino in centro a un prezzo piuttosto conveniente”. Il suo buon esempio? “Quando sono rientrata a Torino, nel 2002 dalla mia prima esperienza all’estero, i miei amici mi guardavano come fossi un’aliena. Per fortuna ho trovato un signore anziano che sistemava le bici e così ho cominciato a regalare modelli risistemati ai compleanni. Ora i miei amici più stretti sono ciclisti urbani”. Il cerchio è chiuso

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