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L’isola deserta

13 aprile 2017
di Trevor Ward
L’isola deserta
Con le sue strade deserte e i suoi aspri paesaggi, la Sardegna sa affascinare in molti modi

Imamgini Richie Hopson

Un tempo nessuno poteva dirsi al sicuro. Per tre decenni, a partire dalla fine degli anni Sessanta, più di 700 tra uomini, donne e bambini furono vittime di rapimenti. Il cuore dell’industria dei sequestri era uno spettacolare complesso montuoso chiamato Supramonte. Ed è lì che siamo diretti oggi.
Le gole e le grotte remote di questa zona erano abitualmente usate come nascondigli. La città più vicina, Orgosolo, era nota come “Capitale del silenzio”, perché nessuno era disposto a parlare con la Polizia.

La nostra guida è Marcello, nato e cresciuto in Sardegna, mi avverte che gli abitanti di Orgosolo sono piuttosto suscettibili. Nel 1992 Orgosolo finì su tutti i giornali quando un ragazzino di otto anni fu liberato dopo quasi sei mesi di prigionia. Gli avevano tagliato un pezzo d’orecchio per inviarlo ai genitori con la richiesta di riscatto. E poco più di tre anni fa, sempre a Orgosolo, fu catturato il bandito più famigerato d’Italia. Oggi Supramonte e Orgosolo sono luoghi assolutamente sicuri, mi dice Marcello, anche se probabilmente è meglio non scherzare troppo su malavita, omertà e banditi.
Dal fiume Cedrino è una breve, ripida salita a portare fino alla città, e mi chiedo se la variopinta tenuta che ho scelto sia stata una buona idea: non è che gli ex sequestratori in pensione vorranno tornare a esercitare? Per fortuna, un piccolo malinteso sulle taglie ha fatto sì che la Pinarello top di gamma che mi avevano promesso non si sia materializzata, così ho un telaio tedesco più economico e meno vistoso. Nessun bandito degno di questo nome potrebbe pensare di chiedere un riscatto per questo. Vero?

Ci abbiamo messo quasi tre ore per raggiungere Orgosolo dalla spiaggia di Cala Gonone, sulla costa orientale della Sardegna. Parte di quel tempo è stato assorbito, subito dopo la partenza dal nostro albergo sul livello del mare, da una salita di 7 km con una pendenza del 7%. Poi l’orizzonte si è aperto su una catena montuosa di calcare rosato puntando al labirinto di gole, cime e vallate che compongono i 35.000 ettari del Supramonte.

L'articolo completo è su Cyclist numero 12.

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