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Lo Stelvio, visto dalla Svizzera

17 September 2018
di Peter Stuart
Lo Stelvio, visto dalla Svizzera
Il Passo dell'Umbrail non fa parte della salita dello Stelvio ma, vicino alla vetta, si congiunge con la strada da Bormio. Sale fino al punto più alto, a 2501 m, quando la strada prosegue fino allo Stelvio. Ecco il racconto della nostra scalata

Il Passo dell’Umbrail è forse uno dei più sottovalutati di tutta “l’esperienza Stelvio”. Si parla molto della salita da Bormio o da Prato allo Stelvio, e poco del percorso che taglia il territorio svizzero. Eppure è una strada di carattere, e subito decidiamo che domani saliremo da questo versante.
La discesa è piena di curve strette e tecniche, ma la perfezione svizzera della superficie stradale le rende estremamente piacevoli: unica eccezione un tratto ghiaioso lungo 500 metri, che però ha il vantaggio di conferire varietà alla discesa. Le zone superiori del passo erano appannate dalla nebbia, ma qui il sole ha bucato la coltre sostituendo il grigio con i verdi e i marroni dell’autunno. Però fa freddo. Herbie non sente più le mani, e io sono contento che l’abbigliamento invernale che ho scelto stia finalmente dando i suoi frutti. Dopo esser scesi di circa 1.000 metri, l’aria diventa più densa e ci tuffiamo in un altro labirinto di tornanti sopra Santa Maria. A riprova che abbiamo lasciato l’Italia, questa strada è un diorama che riassume la stucchevole perfezione svizzera.
Entriamo a Santa Maria, cruciale punto di incontro di percorsi ciclistici. A ovest si estende il Passo del Forno, che ci offrirebbe un mostruoso giro di 250 km per tornare a Glorenza. Un percorso alternativo, di 65 km, ci sembra troppo corto per rendere giustizia a una giornata così memorabile, e poi sarebbe un insulto alle altre perle del Sud Tirolo. Decidiamo così di procedere verso est e di tornare in Italia puntando verso il Lago di Resia. Ma non prima di aver pranzato.
Parcheggiamo davanti a un caffè ornato da bandiere svizzere e da animali scolpiti nel legno. Rinunciamo a biascicare in italiano o in tedesco: ci limitiamo a puntare con il dito un mucchio di cibo e reintegriamo l’energia perduta sullo Stelvio. Sazi, riprendiamo la pedalata.
Scendiamo senza fatica da Santa Maria per rientrare in Italia, fino all’incrocio in cui la strada torna pianeggiante. Ci ritroviamo a pedalare in una fila compatta con un debole vento contrario. Ancora una volta attraversiamo disinvolti il confine prima di iniziare la salita che ci porta a Laudes.

Il grande lago

Lo Stelvio, visto dalla Svizzera


Il viaggio di ritorno lungo la strada principale segue da vicino lo splendido Lago di Resia


Il Passo di Resia non è lo Stelvio, ma in un’altra occasione sarebbe una scalata degna di nota. Ha un dislivello di 500 m su 10 km, con pendenze del 4-5% che poi si assestano in una debole salita di 10 km sul versante della collina. La ciliegina sulla torta sarà via Paese Vecchio, che si affaccia sul Lago di Resia. Il lago, che è il più vasto bacino alpino artificiale d’alta quota, è un vero paradiso degli sport acquatici. La sua immagine più emblematica è il campanile della chiesa romanica che fu sommersa nel 1950, quando l’intero abitato di Curon venne sacrificato alla costruzione della diga. Fu salvato solo il campanile, che oggi spunta dalle acque e d’inverno può essere raggiunto a piedi quando il lago si ghiaccia.
La salita a zigzag verso il lago è del genere lento e noioso: è troppo poco impegnativa per essere gratificante, e la vastità del paesaggio circostante non ci dà la sensazione di salire, anche se il mio Garmin e soprattutto le mie gambe la pensano diversamente. Non è la parte più divertente del giro, anche perché la SS40 è relativamente trafficata. Ma è uscito il sole, e questi automobilisti italiani non sembrano avere fretta e ci concedono molto spazio.
Mentre procediamo a 20 km/h contempliamo la strada che si snoda sulla vasta e piatta pianura davanti a noi, fiancheggiata da montagne su entrambi i lati, e non vediamo l’ora di raggiungere il Lago di Resia, dove finalmente anche noi ci tufferemo tra le colline. Superiamo il Lago di San Valentino alla Muta (Haidersee in tedesco), più piccolo, prima di svoltare a sinistra e attraversare San Valentino verso via Paese Vecchio.

La vista del lago color turchese

Lo Stelvio, visto dalla Svizzera

La strada si restringe in una stradina a una sola corsia dalla pavimentazione perfetta, e si impenna dolcemente verso il versante della collina. La vista del lago color turchese alla nostra destra, che risalta sullo sfondo della nuda montagna, contrasta stranamente con le vette spettacolari dello Stelvio di sole poche ore fa. La temperatura sta salendo, e le fresche acque del lago ammiccano irresistibili.
La strada è morbidamente ondulata e gli alberi ci offrono riparo dai venti. Quando la stradina si trasforma in una ripida discesa siamo presi un po’ alla sprovvista: Herbie è tutto impegnato a spararsi selfie e Ryan sta litigando con il giubbino. Riusciamo però a ricomporci e a trovare la giusta andatura, con la superficie liscia e le curve ampie che ci invitano a prendere velocità.
 
Il campanile parzialmente immerso nel Lago di Resia

 

​Sgomitiamo per farci spazio fino al faccia a faccia con alcuni boscaioli che ci fanno energicamente segno di fermarci: obbediamo, con gran stridere di freni e frequenze cardiache fuori norma.
Ad albero abbattuto, ci prepariamo a costeggiare l’altra sponda del lago. Dopo aver superato il margine estremo del bacino torniamo sulla SS40, ma adesso il vento a favore rende il tutto più piacevole. Procediamo a velocità di crociera sfruttando allegramente la scia di un caravan che mantiene i 50 km/h.
Va tutto liscio come l’olio finché non scorgiamo più avanti la buia imboccatura di una galleria. Manco a farlo apposta, siamo proprio all’altezza del campanile sommerso. Accostiamo per goderci il panorama e valutare la lunghezza della galleria. Il campanile conserva tutto il fascino di un’epoca passata, e la leggenda locale vuole che le sue campane continuino a suonare nelle gelide notti d’inverno, anche se sono state rimosse molto tempo fa.
Compiuto il giro del lago, siamo nuovamente sulla strada a zigzag dell’andata, che adesso è tutta in discesa. È un finale perfetto per il nostro giro, che concludiamo pedalando veloci fino a Glorenza, dove attraversiamo le viuzze di pavé e ci fiondiamo nel bar del posto.
Nonostante la bella escursione sul Lago di Resia, è lo Stelvio a dominare la nostra conversazione: non vanterà le cime più alte, le pendenze più ripide o le scalate più lunghe, ma la strada è versatile come ogni campione che si rispetti. Ci ha fatto capire come mai abbia accolto così tante fiere battaglie su due ruote, e molte altre sia destinata a ospitarne.

Il Passo della Discordia

Lo Stelvio, visto dalla Svizzera

Nel 2014 il Giro ha visitato lo Stelvio per la decima volta. Come con Coppi, 61 anni prima, non è mancato il colpo di scena: Nairo Quintana ha attaccato nella discesa neutralizzata. Non aveva visto la bandiera rossa? La questione è aperta al dibattito. Fatto sta che il vantaggio, insieme al tempo registrato nella scalata, lo ha fatto staccare di 4 minuti e 11 secondi l’ex leader Rigoberto Urán. Nel 1984 anche le aspirazioni di Laurent Fignon subirono uno scacco quando gli organizzatori cancellarono la gara a causa delle condizioni meteorologiche avverse, e la decisione favorì l’italiano Francesco Moser. I giornalisti che quel giorno fecero il passo dissero che in cima il tempo era perfetto. La scalata per poco non permise al mitico Charly Gaul di rubare un’improbabile vittoria al Giro nel 1961, quando andò in volata davanti al leader della gara Arnaldo Pambianco quasi colmando il distacco che lo separava da lui nella classifica generale.

Se hai perso la salita da Prato allo Stelvio 


L'articolo completo è stato pubblicato sul numero 5 di Cyclist

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