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Scende la pioggia (ma che mi fa?)

10 aprile 2017
di Peter Stuart
Scende la pioggia (ma che mi fa?)
La divisione Cycling di Gore è un piccolo ingranaggio di una gigantesca macchina industriale, che ha svolto un lavoro straordinario nell’abbigliamento da bici

La storia narra

Immagini Fred Macgregor

Un giorno dell’ottobre del 1969, a tarda sera, Bob Gore sfogò la sua frustrazione professionale su un pezzo di politetrafluoroetilene (meglio conosciuto come PTFE). La storia narra che dopo aver perso inutilmente mesi di esperimenti cercando di allungare questo materiale senza romperlo, Gore diede uno strattone a un cavo riscaldato di PTFE, e con suo grande stupore scoprì che questo si estendeva dieci volte la sua lunghezza. In quei secondi aveva profondamente modificato le sue già miracolose qualità. È nato così un nuovo materiale chiamato ePTFE (“e” sta per “espanso”), che è diventato Gore-Tex, e che ha mantenuto i ciclisti asciutti per decenni.


Il test di impermeabilità

Sto in piedi in una camera di vetro alta 10 metri e diverse tonnellate di acqua sono in procinto di cadere su di me per dimostrarmi l’efficacia del materiale nato cinquant’anni fa. È tutto nell’interesse della scienza. Alex Metcalfe e Jurgen Kurapkat, capi dei reparti vendita e comunicazione di Gore, mi stanno mettendo in prima linea in un test di impermeabilità.
“Tutti i nostri prototipi devono dimostrare le loro prestazioni nella stanza della pioggia, utilizzando una varietà di test”, dice Kurapkat. “Ecco perché abbiamo questi ugelli posizionati in diverse direzioni, servono per testare l’impermeabilità del tessuto all’acqua proveniente da tutte le angolazioni”.
Kurapkat mi consiglia di chiudere bene la zip, di stringere saldamente il cappuccio sopra la testa e di verificare che non ci siano spazi aperti tra la giacca e i pantaloni impermeabili.
“In caso contrario, ti potresti sentire un po’ a disagio nel resto della giornata”, mi dice con un sorriso. Infatti sotto il sottile completo di Gore-Tex ho gli unici vestiti che ho portato per questo viaggio, se il test dovesse andare male la strada per tornare a casa mi sembrerà molto lunga con addosso una maglia e i pantaloni bagnati.
Ho incontrato Kurapkat e Metcalfe solo dieci minuti fa e mi viene un dubbio: e se per loro fosse un regolare divertimento mettere in ammollo un giornalista in visita? Ormai non posso tirarmi indietro: su di me inizia a cadere un filo d’acqua, che poi diventa un torrente, e alla fine mi sento proprio come se fossi sotto un diluvio. La sala prove di Gore emula perfettamente quella rara specie di pioggia che inzuppa passando attraverso la maggior parte dei vestiti. Quando termina la prova mi scuoto, liberandomi delle gocce bulbose rimaste sulla superficie della giacca e mi sfilo i capi in Gore-Tex. Per la gioia della squadra non c’è nemmeno una goccia d’acqua sui miei vestiti.

Orientata al ciclismo e al running

Passeggiando nel vasto complesso di Gore a Feldkirchen-Westerham, a sud di Monaco di Baviera, il capo del design Clemens Deilmann mi dà un assaggio delle dimensioni della società. “Noi siamo niente”, dice, riferendosi alla divisione ciclismo. “Nemmeno l’1% della società, aziende enormi sono però fornite con i nostri materiali”.
Questa struttura è orientata al ciclismo e al running, e appartiene al team Gore Fit. Si tratta di una costruzione massiccia, ma rappresenta solo un frammento della WL Gore & Associates, con più di diecimila dipendenti e un fatturato annuo superiore ai 3 milioni di dollari. Ma la presenza di Gore nel ciclismo ha cambiato le cose più di quanto si possa pensare.

L'articolo completo è sul numero 12 di Cyclist

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