di Paolo Della Sala - 19 ottobre 2018

20K Ultratrail, a ciclo continuo

Sulle Alpi italiane e poi quelle svizzere e francesi, con l’ambizione di fare 16.500 oppure 27.000 metri di dislivello. Il nostro racconto parte da Pinerolo
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Parte da Pinerolo una fra le più estreme prove di resistenza d’Europa, la 20K Ultratrail. Una sfida che mi tiene col fiato sospeso perché si corre “a ciclo continuo” e in totale autonomia attraverso le Alpi italiane, svizzere e francesi. E ciò significa due cose: innanzitutto l’ignota prospettiva delle proprie soste per riposare o per mangiare con conseguente necessità di improvvisata organizzazione, in secondo luogo un equipaggiamento da carovanieri mongoli, con biciclette cariche e pesanti.
Cyclist ha voluto toccare con mano questa avventura e io ho “pescato” la pagliuzza corta. Sono tre i percorsi possibili: il classico per biker (750 km e 20.000 metri di dislivello) e due per gli stradisti (650 km e 1175 km con, rispettivamente, 16.500 e 27.000 metri di dislivello).
Affrontare un percorso lungo e in autonomia comporta la cura di tre aspetti: preparazione fisica, equipaggiamento, logistica. Il percorso va studiato attentamente, sezionato nella sua altimetria e calibrato sulle proprie capacità in modo da avere una ragionevole previsione del proprio avanzamento per evitare di trovarsi a 2.800 metri alle tre di notte, con due gradi, senza guanti pesanti e con un’unica barretta come cena (mi è successo tempo fa sul Colle dell'Agnello).
Risparmiare grammi sull’equipaggiamento può regalare momenti esilaranti se, per esempio, si mette a grandinare e voi indossate uno spolverino superleggero che pesa come una caramella. D’altro canto trascinare un trattore a due ruote su pendenze micidiali e sotto il solleone apre uguali prospettive di comicità. Il punto di equilibrio è piuttosto difficile e l’instabilità del tempo in alta montagna rende problematica una cernita basata sulle previsioni meteo: un giubbino impermeabile di eccellente qualità pesa circa 400 grammi. Se lo lasciate a casa, tuttavia, potreste trovarvi ad approfondire il concetto di ipotermia.
Ma autonomia significa anche buona padronanza del mezzo: che succede se si rompe la bici in mezzo al nulla? Questa la regola: “bisogna aggiustarla!”. Ciò comporta sapersi arrangiare e avere il materiale per intervenire in caso di necessità. Capitolo sicurezza, infine: luci, power bank, sacco lenzuolo, pile di ricambio o mozzo dinamo, navigatore gps, pronto soccorso, cibo e perfino un fischietto.

L'articolo completo, con le foto di Yari Ghidone, è sul numero di ottobre di Cyclist in edicola.
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