di Stu Bowers - 12 febbraio 2020

Allenamento ad alta quota

Oggi è possibile simulare l’altura nella comodità della propria stanza. Cyclist si approccia a questo metodo, ne segue il programma e ne valuta i benefici

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Io non sono Chris Froome. Non ho l’obiettivo di vincere una tappa
 di montagna di un Grande Giro, quindi l’allenamento in altura è 
un aspetto che non ho mai preso molto in considerazione. So che può aumentare la performance ma, come la maggior parte delle persone, non ho tempo e denaro da spendere per settimane sulle Alpi. Esiste però un’alternativa. Ecco come sono riuscito a pedalare su una cyclette a 2.850 metri sul livello del mare restando nel cuore di Londra.
Sono all’Altitude Centre, la cui altezza effettiva è 35 metri, ma la camera ipossica in cui mi trovo sta simulando una pedalata tra le alte montagne. Sotto l’occhio vigile del preparatore atletico James Barber, sto provando le sensazioni di essere in Colorado per la gara a tappe Mavic Haute Route Rockies.
La maggior parte degli 800 km di percorso della Haute Route si svolge sopra i 2.000 metri, con inclusi alcuni picchi superiori a 3.000 metri. Si parla di vera altitudine e, senza adeguata preparazione, potrei facilmente finire senza fiato (o anche peggio) lungo le Montagne Rocciose. Questa è una delle ragioni per cui sono qui. L’altra è saperne di più sui cambiamenti fisiologici che potrebbero verificarsi nel mio corpo.
Non mi ci vuole molto tempo per capire quanto l’altitudine influenzi
 le mie prestazioni. Mentre pedalo sulla cyclette e guardo i miei valori di potenza sul monitor, scopro che non si avvicinano neanche a quelli che ho di solito. Sto soffocando e sudando, ma
i Watt sono quelli di un semplice giro defaticante.
Il mio corpo deve attuare molte modifiche per adattarsi all’altitudine, ma io ho solo sei settimane prima della gara, quindi dovrò optare per un corso intensivo. Per guadagnare tempo, mi suggeriscono di dormire per alcune settimane in una tenda ipossica.
L’eritropoietina (nota come EPO) è un ormone secreto dai reni che genera globuli rossi e può essere stimolato dall’allenamento ad alta quota (naturalmente, come Lance Armstrong ben sa, può esser stimolato anche chimicamente, ma questo è tutt’altro argomento).
Per me questa esperienza – arrivare in alta quota con una buona forma fisica – è pressoché l’ultima, ma sarà interessante vedere come influirà sulle mie prestazioni anche a livello del mare. Sto già pensando a come giustificare la tenda ipossica a mia moglie. Sarà anche interessante vedere come si sentiranno i gatti a dormire a oltre 3.000 metri.
Pochi giorni dopo sono ritornato nella camera ipossica. Barber mi fa eseguire un test standard di soglia funzionale da 20 minuti, cosa che ho fatto innumerevoli volte, ma mai a 2.850 metri (la camera dell’Altitude Centre è equivalente ai valichi alpini più alti).
Dopo dieci minuti, sorge un problema. Sono in grave debito di ossigeno e, anche mollando un po’ il ritmo, non riesco a ridurre l’accumulo di acido lattico nei muscoli, che sembrano spezzati da quello che, in fondo, è un semplice allenamento di routine. Alla fine del test sono pervaso dal dolore anche solo mantenendo un semplice ritmo da passeggio.
Avevo sottovalutato quanto l’altitudine
 mi avrebbe influenzato. Ora so di dover dosare cautamente il mio sforzo, per arrivare alla “linea rossa” senza però oltrepassarla (se non per brevi periodi), onde evitare crolli prestazionali.
Barber normalmente prescrive sessioni d’allenamento intensive per ottenere i massimi benefici dell’alta quota ma, date le richieste dell’evento per cui mi sto preparando, il miglior piano d’approccio è quello di concentrarmi su intervalli più lunghi. Ciò che devo fare è questo: continuerò a venire qui, farò gli allenamenti
 nella maniera migliore possibile e spero che, nel momento in cui dovrò volare in Colorado, la capacità del mio corpo di affrontare l’altitudine sarà migliorata sensibilmente. Cinque settimane di tempo.
Ogni sessione accresce in me la capacità di resistenza alle alture del Rockies. Una volta arrivato al giorno fatidico, voglio valutare se tutto il tempo speso a sudare e imprecare in una stanza sigillata nel centro di Londra sia servito a qualcosa, e devo ammettere che la risposta è sì.
Non ho dati certi, quindi posso solo parlare in base alle mie esperienze passate di corse da una settimana ma, da come il mio corpo ha affrontato questa corsa, ad altitudini che sicuramente mettono a dura prova, garantisco sulla validità ed efficacia di questo metodo.
Ho visto molti corridori “meno preparati” lottare contro i sintomi dell’altitudine e, ascoltando alcuni discorsi la sera a tavola, mi sono rassicurato del fatto che ero ben al di sopra della media. Cosa che potevo attribuire solo al tempo passato nella cabina di simulazione.
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