Un giro sull'Alto de Velefique, l’Alpe d’Huez di Spagna

Non le mancano lunghezza, dislivello e tornanti, eppure questa salita nel sud della Spagna rimane meravigliosamente fuori dai percorsi battuti.

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Alto de Velefique (foto Juan Trujillo Andrades).

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Si deve guidare attraverso il deserto di Tabernas per arrivare all’inizio di questa salita. Ci troviamo in quell’arido lembo della Spagna sudorientale dall’aspetto così tipicamente desertico da essere diventato la patria dei film western negli anni ‘60. Non incontri niente e nessuno per chilometri e chilometri.

Ci vorrebbero molte ore estenuanti di pedalata per giungere qui da qualsiasi località si facesse base nelle vicinanze. Ma ci sono strade, e che strade.

Il sole picchia sul deserto di Tabernas tutto l’anno. Le notti sono fredde in qualsiasi stagione - pali della neve a strisce fiancheggiano come bastoncini di zucchero le strade più alte - ma ancora a fine ottobre, durante il giorno la temperatura raggiunge i 30 gradi. Questo caldo secco e duraturo, unito alla quasi totale mancanza di traffico automobilistico, fa sì che l’asfalto tenda a rimanere in ottimo stato, srotolandosi come linoleum nero sulla sabbia del deserto.

E tra queste strade non ce n’è una così dolorosamente bella per un ciclista come l’Alto de Velefique.

Chiedete a qualsiasi ciclista locale e la parola “Velefique” sarà accompagnata dal commento reverenziale “Ah, l’Alpe d’Huez del deserto”, e non gli si può dare torto. Entrambe le salite raggiungono un’altezza simile, su una distanza simile, e la Velefique ha 20 tornanti perfetti, solo uno in meno della famigerata Alpe. Le due salite si assomigliano anche sulla mappa, scorrendo da sud a nord come una pellicola che esce da una bobina.

Ma in termini di sensazioni le due salite non potrebbero essere più diverse, anche perché i ciclisti che frequentano l’Alpe d’Huez sono probabilmente mille volte di più di quelli che s’incontrano sulla Velefique. E se dovessi salvarne una...

Alto de Velefique (foto Juan Trujillo Andrades).

Il termine tecnico per definire il clima di questa zona è “semi-arido”, che significa che ci sono un po’ più precipitazioni che in un vero e proprio deserto “arido”, ma non molto. È più piacevole rimanere sulla costa orientale, dove a un’ora di macchina le città vivaci abbondano. Vi consiglio Mojácar, una spiaggia non troppo turistica in estate e un grazioso villaggio in collina pieno di gente del posto tutto l’anno.

Ma torniamo all’Alto de Velefique. La salita vera e propria inizia alla periferia di una vecchia città mineraria chiamata Velefique, 247 abitanti nel 2017, cinque persone in meno perché trasferitesi dal censimento del 2019.

È quel tipo di posto, pittoresco, minuscolo, dal ritmo lento e sempre meno abitato.

La strada si chiama AL-3102 ma non ci si può sbagliare, qui è praticamente l’unica strada che corre verso nord e in prossimità della salita ci sono molti cartelli. Il primo è quello per i ciclisti, un profilo completo del percorso più le statistiche. È in marrone, il colore dei cartelli comunali fatti da persone che hanno fatto studi umanistici e quindi,
si potrebbe pensare, c’è da fidarsi, eppure dichiara numeri con cui non sarete d’accordo una volta in cima.

Secondo gli autori del cartello, la Velefique sale a 1.860 metri, con una pendenza media del 7,95% e una pendenza massima dell’11%. Ma al terzo tornante vedrete il computer della bici schizzare oltre l’11%, e in cima sarete seduti sul vostro tubo orizzontale a poco meno di 1.800 metri. È lo stesso fenomeno che ha portato il Colle della Bonette, in Francia, a dichiararsi a “2.802 metri sul livello del mare, la strada più alta d’Europa”, quando in realtà quel trofeo appartiene con 3.398 metri a un’altra regina spagnola, il Pico del Veleta, nella Sierra Nevada.

Il cartello, tuttavia, è utile perché descrive bene il carattere della salita: lunga e costante, con i tratti più ripidi in prossimità della base. A chi può interessare, l’inizio “ufficiale” (Strava) della salita è in realtà un cartello 400 metri più avanti che recita “Bienvenidos a Velefique”.

Messaggio ricevuto: un gruppo di case bianche spunta alla vista e con esso il primo tornante, che ti allontana dai fichi d’india che costeggiano la strada e ti proietta in una tavolozza di colori. C’è un’enorme curva ripida, poi un’altra, e alla quarta la città è solo un ricordo alle tue spalle.

Alto de Velefique (foto Juan Trujillo Andrades).

Il ritmo è facile da trovare, così come le prove che non sei il primo ciclista ad aver capito che questa è una magnifica salita. Albertos, Valverdes e Javis sbiaditi ricoprono la strada, reliquie che risalgono ad un passato di Vuelta, anche se in termini di Grand Tour la Alto de Velefique è molto lontana dall’essere “l’Alpe d’Huez” della Vuelta spagnola. La corsa l’ha visitata solo in due occasioni.

La carovana è arrivata da queste parti per la prima volta nel 2009 per la dodicesima tappa, un estenuante percorso di 191 km da Almería, nel sud, con 3.550 metri di dislivello. Quella tappa vide la prima vittoria nel Grand Tour per l’ex mountain biker canadese Ryder Hesjedal e la prima vittoria di tappa nella Vuelta per il Canada stesso.

Insieme a Hesjedal, la Velefique fu annunciata come la nuova stella della corsa, scalata a metà tappa e poi di nuovo nel finale per un arrivo in vetta. Tuttavia, chiaramente non ha impressionato abbastanza (o forse
la regione non poteva permettersi le tariffe dell’organizzazione), perché la Vuelta non vi è tornata fino al 2017. Nell’occasione l’Alto de Velefique è stata solo la prima asperità della tappa, antipasto dell’ascesa finale che portava all’Osservatorio Astronomico di Calar Alto a 2.168 m.

La salita all’osservatorio è una degna aggiunta al nostro giro, ed è facilmente raggiungibile attraverso una discesa sinuosa fino alla città di Bacares. Ma senza dimenticare il piccolo problema di raggiungere prima la cima del Velefique.

In una giornata limpida, la vista spazia sul deserto che per sua natura offre un paesaggio privo di tratti distintivi. A media distanza predominano i colori giallo e grigio. La terra sabbiosa e la vegetazione bruciata dal sole si mischiano alla roccia. L’orizzonte ha invece l’aspetto di una tela rossastra e rugosa. È tutto molto desolato ed è la ragione per cui il deserto di Tabernas è diventato uno dei set preferiti del cinema. Più recentemente da queste parti sono state girate saghe fantasy come il Trono di Spade, ma già negli anni ‘60 e ‘70 le case di produzione europee costruivano qui vasti set - intere città complete di tribunali, bar e bordelli - in cui girare gli “Spaghetti Western”, così chiamati perché erano tipicamente diretti da italiani, il più famoso dei quali è stato Sergio Leone.

Almeno tre dei set cinematografici più importanti sopravvivono e sono stati trasformati in attrazioni turistiche, quindi è ancora possibile camminare dove Clint Eastwood impugnava le sue pistole nella Trilogia del dollaro di Leone.

Alto de Velefique (foto Juan Trujillo Andrades).

Il paesaggio si modifica man mano che passano i tornanti. All’inizio della salita non l’avresti mai detto, ma avvicinandoti alla cima sei accolto da ampie distese di conifere e forti raffiche di aria fredda. Avanzando solo con una maglia leggera si rabbrividirebbe su questi pendii, se non fosse per i tratti più ripidi dei tornanti, sufficienti a far apparire nuove macchie di sudore sulla maglia.
Nelle parti più pianeggianti, discretamente lunghe, i boschetti sono inframezzati da spazi aperti, perfetti per godersi la vista della strada sottostante. È uno spettacolo davvero magnifico, ma niente al confronto di quello che ti aspetta in cima.

All’inizio ti chiederai dove sia finita la grandiosità – in cima la strada sembra diluirsi piattamente nel cielo - ma cerca un altro cartello marrone, quello che dichiara spudoratamente che sei a 1.860 m, poi gira a destra lungo una pista sterrata. Presto dovrai scendere dalla bici e ti chiederai quanto buono sia il grip delle tue tacchette, ma abbi fede e segui questa pista ben battuta fino a uno sperone di roccia. Ora guarda oltre - attenzione - e goditi lo spettacolo della salita appena conclusa in tutta la sua gloria. Poi prenditi un momento per essere grato che questa incredibile Alto de Velefique rimanga nascosta nel deserto.

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