di Mark Bailey - 02 maggio 2019

Annemiek van Vleuten: coraggio olandese

Dopo la bruttissima caduta di Rio 2016 ha superato dolore e paure per arrivare a vincere due Mondiali. Abbiamo sbirciato nel quotidiano di Annemiek van Vleuten, per scoprire cosa si nasconde dietro quella meravigliosa grinta...

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Foto Chris Blott

Avvolta in un lungo cardigan nero, Annemiek van Vleuten è in cucina e sta tagliando delle verdure, mentre parla di giochi da tavolo, della sua squadra di calcio del cuore – l’FC Twente – delle sue immersioni alla Grande barriera corallina e del suo master in epidemiologia. Solo un poster appeso al muro, che la ritrae durante una prova a cronometro, ci ricorda che questa rilassata ragazza che sta cucinando una zucca è anche l’attuale ciclista numero uno al mondo.

Questa scena di piacevole beatitudine sembra strana dato che la Van Vleuten, 36 anni, ha conquistato tantissimi fan grazie a una grinta indomita. Ha ottenuto grandissime vittorie, dal Giro delle Fiandre nel 2011 all’ultimo Giro Rosa, passando per due edizioni de La Course, due titoli mondiali a crono, la Coppa del mondo Donne 2018 e le Strade Bianche 2019. La ciclista olandese è anche famosa per il suo eroismo: a Rio 2016, si è ripresa da una sanguinosa caduta che l’ha lasciata contorta lungo un cordolo ai lati della strada ed è andata a vincere il Tour del Belgio un mese dopo.
A La Course del 2017, il suo attacco sul Col d’Izoard ha segnato un leggendario record parziale su Strava, migliorato solo da due ciclisti (uomini) impegnati al Tour de France qualche ora più tardi. Più di recente, è miracolosamente riuscita a giungere settima al Campionato del mondo su strada 2018 pur con un ginocchio rotto.
Eppure Van Vleuten insiste nel dire che non è la guerriera dell’immaginario collettivo. “No, la verità è che odio soffrire, ma sono brava a farlo. Questo è forse anche il motivo per cui odio soffrire: so che posso spingermi oltre il limite e quindi la cosa fa ancora più male. Non mi piacciono particolarmente nemmeno le crono. Sono così difficili. Però io sono abbastanza brava”.

Ciclista della Mitchelton-Scott, è spietata in corsa ma è altrettanto decisa ad avere una propria vita al di fuori del ciclismo: oltre a godersi le vacanze come sub e guardare il calcio, studia spagnolo e italiano, legge biografie e romanzi storici, strimpella la chitarra (“È come lo yoga, un allenamento di consapevolezza”) e gioca con gli amici a I Coloni di Catan (gioco da tavola che simula la colonizzazione di un'isola).
“Sono orgogliosa di essere una ciclista equilibrata”, dice. “Fare una pausa è un bene per la mia salute mentale. È come una ricarica. Marianne Vos è una buona amica, ma ho più amici fuori dal ciclismo. A volte è bello tornare all’università, bere un po’ di alcol e rilassarsi”.

Avendo lavorato in un ufficio, finita l’università, Annemiek apprezza la differenza tra la vita normale e il ciclismo professionistico meglio della maggior parte dei corridori. “A volte ripenso all’ufficio – che odio – e dico tra me e me: Ah, non lamentarti della pioggia perché il tuo lavoro è molto più bello ora”.
“Sono realista su quanto sia bella la vita di una ciclista. A volte sento alcune mie colleghe lamentarsi e penso che a loro un’esperienza di vita normale sarebbe servita”. Continua...
L'intervista completa è stata pubblicata su Cyclist - Aprile 2019
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