Il gusto dell'impresa

La “bellezza della fatica” condivisa da oltre settemila eroici a Gaiole in Chianti. Cyclist ha timbrato i 209 chilometri del percorso lungo
Mentre percorriamo in macchina la notte tortuosa delle strade toscane so cosa sta per succedere: posteggeremo a un chilometro dalla partenza e arriveremo nella piazza di Gaiole in Chianti verso le 5 del mattino, trovandola gremita.
Vi saranno risate, bisbigli, richiami. Vi saranno foto reciproche, telefonini sollevati sulle teste della piccola folla e il sentore di caffè dai bar a lato. Poi il rito del primo timbro e la foto in partenza, prima di incanalarsi lungo la lieve discesa; una sequenza di luci e voci nel buio, e il magnifico ronzio delle ruote, perfetto e antico.
So che ci sarà tutto questo perché affronto l’Eroica per la nona volta. Potrei considerarmi un veterano e ho anche qualche cicatrice: la prima volta, incantato dall’alba su Siena, ho tirato dritto in curva grattuggiandomi per bene.
Ma L’Eroica appartiene alle cose sospese nel tempo, è presente e passato: l’ho attesa quest’anno come in precedenza e ancora mi ci accosto con emozione, rispetto e il timore di non farcela. Questa manifestazione straordinaria pretende una passione fedele e acritica, un amore senza compromessi.
La celebrazione del suo rito inizia sabato, col ritiro del numero e l’immersione fra le bancarelle che, negli anni, sono cresciute a dismisura. Al pomeriggio una fiumana brulica per le strade in un miracoloso fluido di corpi e di mani che toccano mozzi, deragliatori, pedivelle e telai, in una mistura internazionale di voci che si incrociano. E il tempo passa fulminante fra l’odore del salame e il profumo dei tubolari, due insaccati abbinati al ciclismo. In buona sintesi: un fantastico casino.
Parto dal mercatino perché, prezzi impazziti a parte, il contesto è quello dei telai in acciaio, dei cambi non indicizzati, della tramontata supremazia della meccanica. La bici da corsa “eroica” è concettualmente semplice ma strutturalmente complicata: facile capirne il funzionamento, ma assemblarne una senza conoscere le diverse specifiche (paese che vai, filettatura che trovi) può diventare un incubo finanziario.
Il mercatino di Gaiole è un labirinto di tentazioni: dalla bici al telaio, dal mozzo allo stemma. Ma, soprattutto, è una sintesi del grande artigianato italiano in materia.

L'articolo completo è su Cyclist numero 18 con le immagini di Guido Rubino, Penni Martelli

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