di Alfredo Colella - 20 March 2020

Coronavirus: cosa succede in Francia e Spagna

Se l’Italia della bici piange, di certo gli amici ciclisti di Spagna e Francia non ridono. Anche per loro, purtroppo, sono scattate in questi giorni limitazioni ferree. Talvolta peggiori delle nostre

Misure più stringenti?

Come ormai ben saprete, il Governo ha recentemente dato un ulteriore giro di vite stabilendo che è possibile usare la bicicletta solo all’interno del proprio comune. Come espressamente scritto: “non è giustificato l’utilizzo per diletto o per allenamento oltre i confini del proprio territorio di domicilio, abitazione o residenza”. Resta uno spiraglio sull’uso oltre confine territoriale a scopo lavorativo (non sportivo), ma a riguardo si segnalano numerose differenti interpretazioni da parte delle forze dell’ordine.

E non è finita qui. Probabilmente, a brevissimo la direzione sarà quella di proibire del tutto le uscite a scopo ricreativo e di allenamento, salvando solo quelle per questioni urgenti e di lavoro – diverse province si stanno muovendo a proposito.

Prima però che il mondo dei ciclisti sollevi una nube nera di proteste, vediamo come stanno i nostri colleghi francesi e spagnoli, anch’essi alle prese con restrizioni tutt’altro che lievi.

Francia: vicini al proprio domicilio

La bicicletta per il tempo libero e l'esercizio fisico è diventata fortemente problematica in Francia, poiché è consentita solo vicino al proprio domicilio e deve essere sempre accompagnata dalla certificazione che dimostra lo scopo del viaggio. La Francia ha emesso una guida ufficiale su ogni trasferimento consentito, che ora richiede la certificazione (attestation de déplacement dérogatoire) a dimostrazione del motivo del viaggio.
Per quanto riguarda il ciclismo per il tempo libero, questa certificazione prevede che tutti gli “sportivi” devono specificare la necessità di brevità e vicinanza al proprio domicilio, che esclude quasi automaticamente la maggior parte dei ciclisti da normali allenamenti o uscite di piacere (pochissimi hanno infatti la fortuna di riuscire a “disegnare” un circuito valido restando all’interno del proprio distretto).

Spagna: le giustificazioni al viaggio

Parimenti, in Spagna le restrizioni lasciano intendere come tutto il ciclismo dovrebbe essere stato proibito. Sebbene siano emerse interpretazioni contrastanti del decreto governativo – che lasciava spazio a un utilizzo per lavoro o con adeguata distanza sociale (come inizialmente anche qui in Italia) – numerose testimonianze affermano che le Forze dell’Ordine stanno fermando tutti i ciclisti per chiedere giustificazioni al viaggio, rimandando spesso a casa anche chi si sta recando al lavoro.
Salata la multa in caso di dichiarazione mendace: tra i 600 e i 3000 euro (il quotidiano madrileno El País parla di soli 100 euro, ma con il rischio di denuncia penale se non si obbedisce alle indicazioni fornite dagli accertatori).

Sia in Francia sia in Spagna – ma anche nel nostro Paese – le restrizioni sembrano essere in atto non principalmente per la paura dell'infezione durante la pratica del ciclismo (eventualità minima, se si pedala in solitaria all’aperto), ma piuttosto per il potenziale costo dei servizi di emergenza in caso di incidente.

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