di Trevor Ward - 19 February 2021

Si fa presto a dire borraccia

Altri sport hanno le bottiglie, il ciclismo ha le borracce. Quante discipline possono vantare un “recipiente” come parte della loro mitologia e dei loro regolamenti?

Ode alle borracce

Nel 1986, io e la mia ragazza ci siamo imbattuti nella carovana del Tour mentre facevamo cicloturismo in giro per la Francia con le nostre bici cariche di borse. La tappa si era appena conclusa a Nantes ed era facile scorgere le auto delle squadre parcheggiate in centro - non c'erano i bus dei team o i cordoni di sicurezza a quei tempi –, e a un certo punto ci siamo imbattuti nel viso rigato di sudore e negli occhi scavati di Robert Millar, seduto a torso nudo sotto al portellone di una berlina coi colori della Panasonic. Due cose ci hanno colpito: quanto apparisse scheletrico e quanto erano belle e ambite le sue borracce rosse marchiate Coca-Cola. Millar (che da allora ha fatto il cambio di sesso e ora si chiama Philippa York) è stato così gentile da parlare con noi.

Quella era un'altra epoca, le bandiere del Team Ineos non sventolavano ancora a bordo strada. Dopo avergli augurato buona fortuna per la tappa del giorno successivo, lui ci ha offerto un paio di borracce. Abbiamo accettato con gratitudine, e - dopo averle risciacquate nel campeggio dove dormivamo quella notte - hanno sostituito le nostre borracce, che improvvisamente hanno cessato di esserci utili. Sì, erano marchiate Coca-Cola – che aveva preso il posto di Perrier come sponsor ufficiale delle bevande al Tour de France quell'anno.

Quando rientrammo a casa, le borracce erano logore e il logo era appena leggibile, ma nulla poteva sminuire il fatto che in precedenza erano state di un ciclista professionista: un ex re delle montagne, in una competizione altisonante come il Tour de France. Le borracce non sono semplicemente contenitori pratici per abbeverarsi, hanno pure un grande valore sentimentale. La mia collezione di borracce preziose include una Gatorade verde della granfondo Ride With Brad del 2012 - che sono riuscito a farmi firmare dallo stesso vincitore del Tour de France Bradley Wiggins - e una nera decorata con teschio e ossa incrociate acquistata nel negozio della squadra di calcio di St Pauli ad Amburgo (il team aveva il suo club di ciclismo). Naturalmente, il problema con le borracce è tutta quella plastica.

Che trasformazione!

In passato, le borracce non erano realizzate in modo da durare. Quella più comune per i ciclisti professionisti negli anni '40 e '50 era un contenitore in alluminio, prodotto in Gran Bretagna - nello stabilimento di Coloral a Birmingham. A metà degli anni '50, tuttavia, furono sostituite da quelle in plastica, che erano significativamente più leggere e più funzionali (ironia della sorte, questa radicale trasformazione è avvenuta in un momento in cui la maggior parte dei corridori doveva ancora essere convinto dei vantaggi di reidratarsi in sella).

Il marchio Coloral è stato recentemente resuscitato da Tom Cartmale, che afferma di essere stato ispirato da una fotografia storica, quella del passaggio fra i rivali Fausto Coppi e Gino Bartali durante una tappa del Tour de France del 1952. Il dibattito è ancora acceso su questa immagine controversa e ci si chiede se si tratta di una borraccia passata tra i due avversari. Ci fu chi sosteneva che il fotografo avesse dato loro una bottiglia di Perrier, chiedendo di passarsela in modo da avere qualcosa di diverso dal solito da fotografare.

Ma due accaniti rivali, impegnati in una tappa di montagna al Tour, avrebbero davvero ottemperato a una tale richiesta? L’incertezza ha dato lustro alla foto e ha reso l'umile borraccia -- in questo scatto immortalato nella storia, perlomeno - il centro dell'universo ciclistico.

La dinamica dei fluidi

La mitologia abbonda di storie su questo umile recipiente. Nel libro The Rider di Tim Krabbé, ormai un classico nella letteratura ciclistica, si racconta che Jacques Anquetil mettesse sempre la borraccia nella tasca posteriore della maglia durante le salite per rendere la sua bici più leggera. L’autore guarda le immagini che ritraggono Anquetil e vede che la sua borraccia è sempre nell’apposita gabbietta, ma rifiuta l’evidenza delle prove: "La storia colpisce l'anima del ciclista ed è quindi vera. Quelle foto sono imprecise”. Un'altra leggenda narra che il mingherlino Jean Robic - che vinse il Tour de France del 1947 in sella a una bici di misura 48 cm - riempì la borraccia con dieci chili di piombo per andare più veloce nella discesa dal Tourmalet durante la Grande Boucle del 1953.

A René Vietto, da molti considerato come il più grande ciclista a non avere mai vinto il Tour, viene attribuita l'idea di avere cambiato la posizione del porta borraccia, dal manubrio al tubo obliquo. Oltre a essere più aerodinamico, questo accorgimento ha permesso di migliorare la maneggevolezza della bici. Il termine “guadagni marginali” non era ancora stato inventato all’epoca – le incursioni nei bar erano la scelta preferita dai corridori per reidratarsi - ma Vietto aveva già messo a punto nuove strategie per migliorare le prestazioni. In una giornata di riposo durante il Tour del 1947, disse al medico della sua squadra di amputargli un dito del piede che era in putrefazione (per via di una vecchia ferita). “Mi renderà più leggero in montagna”, commentò.

Anche un oggetto di uso quotidiano come una borraccia può diventare un’arma, e i guastafeste dell'UCI sono stati pronti a bollare qualsiasi dettaglio del design può diventare un asso nella manica. Nel 2011 l'organo di governo del ciclismo ha introdotto norme che regolano le dimensioni, la forma e il posizionamento delle borracce, affermando: “Le borracce si sono sempre più allontanate dalla loro funzione originale di consentire ai ciclisti di reidratarsi verso un uso alternativo come elementi aerodinamici integrati nella progettazione dei telai delle bici per migliorare le prestazioni dei corridori. È diventato essenziale regolare il posizionamento e le dimensioni delle borracce per evitare eventuali deviazioni future e riportarle alla loro funzione principale”. Tutto ciò serve a ricordarci che, nonostante la storia, le leggende e i miti che circondano questo accessorio basilare, la borraccia è semplicemente qualcosa da cui bere.

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