di Henry Catchpole - 29 September 2022

Verso il Passo della Moistrocca e del Mangart

Con due campioni sloveni come Tadej Pogačar Primož Roglič ormai ascritti al rango di fuoriclasse, siamo andati in Slovenia, nazione ricca di montagne e di strade che sicuramente invogliano a inforcare la bici, per affrontare due salite che insieme formano un’ascesa epica.

Ricchezza di montagne

Senza voler sminuire i risultati di Jani Brajkovič, Simon Špilak e Borut Božič, è solo di recente che la Slovenia è diventata protagonista nel settore professionistico. E ora, con fuoriclasse come Tadej Pogačar e Primož Roglič che se la giocano coi migliori nelle grandi corse, la Repubblica di Slovenia (come è ufficialmente conosciuta) ha gli occhi del mondo del ciclismo puntati addosso. Incastonata fra Italia, Austria, Ungheria e Croazia, con dimensioni pari a circa la metà della Svizzera e con una popolazione di poco più di due milioni, è giusto dire che questo stato dell'ex Jugoslavia non è grande. Tuttavia, per quanto minuscolo possa essere, è ricco di montagne e ha il tipo di strade che sicuramente invogliano a inforcare la bici. Non c'è pertanto da meravigliarsi che Rog e Pog non siano gli unici sloveni ad abbellire i ranghi Pro, ci sono anche artisti del pedale del calibro di Matej Mohorič, Jan Polanc e Luka Mezgec.

Doppio gioco

Le salite più spettacolari si trovano fra le montagne collocate nell'angolo nord-ovest del Paese. Il plurale è d'obbligo in questo caso. Di norma infatti affrontiamo solo una salita alla volta nella nostra sezione dedicata alle salite classiche, ma queste due vanno tenute insieme come una sella e un reggisella. Quindi speriamo che la cosa non vi dispiaccia, avrete un “due per uno” con l'abbinamento del Passo della Moistrocca e del Mangart. Dalla località sciistica di Kranjska Gora, il Passo della Moistrocca (strada 206) inizia in modo dolce. Si attraversa il fiume Pišnica un paio di volte, con vista intrigante in alcuni punti su vette di calcare chiaro che si scorgono in lontananza. La pendenza è gentile coi muscoli ancora freddi. In questa prima parte della salita si sente l'odore dei pini che contribuisce a rendere il tutto piuttosto gradevole. Il che rende ancora più sorprendente l'arrivo del primo tornante dopo 2,5 chilometri. Non solo la pendenza aumenta in modo piuttosto allarmante man mano che ci si avvicina ai tornanti, ma fa anche scattare sull'attenti per la presenza di tratti in pavé. Ma non appena si supera la curva, le vibrazioni scompaiono. Tornano di nuovo quando ci si avvicina al secondo tornante neppure 100 metri dopo, ma il ruvido lascia sempre spazio al liscio non appena la strada si raddrizza. Ognuno dei 24 tornanti ha i ciottoli.

Pavé "svizzero"

Il pavé è quasi identico a quello (bellissimo) del Passo del San Gottardo in Svizzera che ho fatto di recente, con lo stesso motivo a ventaglio delle pietre. Non è proprio l'esperienza brutale che vedi nelle Fiandre o a Roubaix. Certamente obbliga a concentrarsi un po' di più e rimuove un po' del rilassamento che i tornanti possono fornire in salita, ma è interessante piuttosto che irritante. Dopo il primo paio di tornanti ci sono un paio di chilometri per prepararsi al gruppetto successivo. Ogni tornante è numerato, e la storia racconta che da qui è nata l'idea di numerare i tornanti sull'Alpe d'Huez. Se state cercando un motivo per concedere alle gambe un momento di riposo, la scusa perfetta arriva un po' oltre la metà della salita: al tornante numero otto. Nascosta fra gli alberi, c'è una piccola e bellissima cappella della chiesa ortodossa russa costruita in legno nel 1916, un anno dopo la costruzione della strada. Il passo divenne strategicamente importante durante la Prima guerra mondiale in quanto portava al fronte dell'Isonzo e, per migliorarne l'accesso, fu costruita una strada utilizzando come mano d'opera i prigionieri di guerra russi. Il passo doveva essere mantenuto aperto tutto l'anno così i russi furono costretti anche a sgombrare la strada dalla neve in inverno, cosa che portò alla morte di oltre 100 prigionieri e diverse guardie durante una valanga nel 1916. La cappella fu costruita in memoria di tutti coloro che morirono durante la valanga e la costruzione della strada. Nel 2006 questo lato del passo è stato ribattezzato “la strada russa”.

Sul tetto della Slovenia

Da qui alla vetta, posta a 1.611 metri, la pendenza si fa progressivamente più dura e culmina in un ultimo chilometro con una media del 12%. La ripidità che si fa sentire nelle gambe è in sintonia col paesaggio che ha un profilo selvaggio che ricorda i denti di una sega visibile mentre lo si scorge dalla valle. Queste sono le Alpi Giulie - che prendono il nome da Giulio Cesare - e hanno una bellezza che è probabilmente all'altezza delle vicine Dolomiti. Per vedere ancora meglio le montagne, è necessario proseguire verso la cima del Passo della Moistrocca e scendere verso la seconda delle nostre due salite. Il Mangart non è un valico, ma semplicemente una strada a pedaggio (gratuita per i ciclisti) per raggiungere una vetta, ed è un vicolo cieco che vale la pena esplorare. Fu costruito nel 1938 dalle truppe italiane, il che non è così strano come potrebbe sembrare perché questa regione della Slovenia faceva parte dell'Italia all'epoca, come ufficialmente sancito dal Trattato di Rapallo dopo la Prima guerra mondiale (prima che diventasse parte dell'Impero austro-ungarico). Ora si percorre una strada molto stretta, e a volte sembra di essere a malapena aggrappati al fianco della montagna. Mentre gira su se stessa attraverso I suoi 13 tornanti e cinque tunnel, mette alla prova anche più del Passo della Moistrocca, con una pendenza media oltre il 9 % e punti a ratti superiori al 20%. Come per la prima salita, il Mangart inizia fra gli alberi e quando raggiunge l'altitudine della vetta del Moistrocca i pini iniziano a diradarsi così che gli ultimi 3 km sembrano incredibilmente e meravigliosamente esposti.

Cupola straordinaria

La straordinaria cupola del Mangart è la quarta vetta più alta della Slovenia, con i suoi 2.679 m, ma il suo isolamento lo fa sembrare molto più impressionante di quanto suggerisca la cifra. L'ultima parte della salita si snoda sotto enormi pareti rocciose e ci sono molte tracce di rocce cadute dall'alto, il che è snervante ma sicuramente sprona ad arrivare in vetta. Quando si pedala sotto le rocce ci si trova all'incrocio dell'anello che porta in cima. Questa è la strada più alta della Slovenia e dalla sua vetta a 2.055 metri sembra proprio così. Vale la pena fermarsi per assaporare il panorama che si gode da qui prima di dirigersi nuovamente a valle. Prima di parlarvi della discesa, sento che dovrei menzionare cosa c'è solo a una manciata di chilometri a ovest della vetta del Mangart. Sembra impossibile per i commentatori Tv parlare di Primož Roglič senza divagare sul fatto che prima di diventare un ciclista era un saltatore con gli sci. Cullata tra queste montagne, c'è Planic: la patria del salto con gli sci sloveno e il centro di salto con gli sci più alto del mondo. È stato qui che Roglič ha stabilito il suo miglior salto personale di 185 metri, ed è stato qui sulla collina Letalnica bratov Gorišek (la più grande del mondo) che ha avuto un terribile incidente nel 2007. Malgrado abbia continuato a saltare con gli sci per altri quattro anni, si dice che non è più stato lo stesso e ha rivolto la sua attenzione a un altro sport. Con strade come quelle che portano al Passo della Moistrocca e sul Mangart così vicine al centro sciistico, non c'è da meravigliarsi che lo sport scelto sia stato il ciclismo.

Mappa e statistiche

La mappa

Partenza Kranjska Gora

Strada 206/203

Montagne Api Giulie

Regione Alta Carniola

Paese Slovenia

Passo della Moistrocca

Altezza 1.611 m

Dislivello 761 m

Lunghezza 9,3 km

Pendenza media 8,2%

Pendenza massima 12,5%

Miglior tempo Strava

KoM Matej Lovše (Slo) 28:38

QoM Laura Šimenc (Slo) 36:24

Mangart

Altezza 2.055 m

Dislivello 1.604 m

Lunghezza 24,5 km

Pendenza media 6,6%

Pendenza massima 20%

Miglior tempo Strava

KoM Matej Lovše (Slo) 1:23:11

QoM Elisa Scalambra (Ita) 1:54:14

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