di James Witts - 25 April 2021

Caccia ai dati: il monitoraggio continuo dei ciclisti professionisti

In un’epoca in cui ogni dilettante può misurare potenza e frequenza cardiaca, i professionisti stanno facendo ulteriori passi avanti nella ricerca di vantaggi competitivi. Benvenuti nel mondo del monitoraggio della temperatura interna, del tracciamento del glucosio, dell’analisi dei muscoli e della sudorazione.

Monitoraggio

Per una squadra più adatta alle classiche di un giorno, la Deceuninck-QuickStep ha avuto un grosso successo al Giro d’Italia. João Almeida, corridore portoghese ventiduenne della squadra belga, ha indossato la maglia rosa per 15 giorni consecutivi dopo averla conquistata la prima volta nella terza tappa dell’Etna. Alla fine del Tour, la Deceuninck-QuickStep era l’unica squadra ad avere piazzato tre corridori nei primi 15, tra cui Almeida al quarto posto, l’italiano Fausto Masnada al nono e il britannico James Knox al 14esimo.

Alcune indicazioni sul tipo di performance richiesta per avere successo in una gara importante sono arrivate dopo la tappa sull’Etna, quando Masnada e Knox hanno pubblicato alcune delle loro statistiche affinché il pubblico potesse esaminarle. Sui 18,6 km di salita finale con pendenza media del 6,7%, Masnada ha chiuso in 48 minuti e 28 secondi con una frequenza cardiaca media di 172 bpm, sprigionando una potenza media di 348 watt. Knox ha migliorato di 15 secondi il tempo del suo compagno di squadra, e i suoi 184 bpm si sono tradotti in una media di 333 watt. È una lettura interessante, ma sono comunque dati a disposizione di qualsiasi ciclista con un account Strava.

Quello che le statistiche non ci dicono è quanto si sono surriscaldati i ciclisti mentre salivano sulle pendici dell’Etna. Ed è qui che entra in gioco la prossima ondata di misurazioni, con i team professionistici che cercano di monitorare tutti gli aspetti della fisiologia dei ciclisti al fine di adattare i programmi di allenamento e l’alimentazione in funzione di piccoli ma importantissimi guadagni.

In Italia un corridore della Deceuninck-QuickStep rimasto anonimo, ha percorso ogni tappa del Giro indossando un dispositivo che monitorava la sua temperatura corporea, collegato a una fascia cardio. In quella tappa sull’Etna, lo sconosciuto ciclista aveva una temperatura interna di 37°C alla partenza da Enna, per poi raggiungere i 39°C in cima al vulcano 150 km più tardi.

In modo analogo, la società francese BodyCap ha sviluppato una “pillola” elettronica che monitora la temperatura corporea dall’interno dopo che è stata ingerita. Contiene un sensore di temperatura, un’antenna radio, quattro batterie e un processore, avvolti in un guscio di PVC. Una volta nel tratto gastrointestinale, la pillola elettronica può trasmettere i dati ogni 30 secondi a un computer. Ma è utile? "Sì - dice Sebastian Moussay di BodyCap -, misuracla temperatura interna e permette di registrare la correlazione tra temperatura e prestazioni. Questo è particolarmente importante in ambienti estremi e può guidare la strategia di idratazione e di abbigliamento".

È anche utile per valutare quanto un ciclista si stia adattando al caldo, così da individuare la giusta intensità di allenamento e aiutare un direttore sportivo a prendersi cura dei propri corridori durante la gara. "Una volta, un atleta della FDJ aveva una temperatura interna superiore ai 39°C ancora prima del riscaldamento – racconta Moussay –. Durante la tappa ha superato i 40° C. Ha dovuto abbandonare la gara".

L’e-pill di BodyCap non è in grado di offrire un feedback istantaneo - non può interfacciarsi con un cellulare o un computer da bicicletta - anche se l’azienda francese sta affrontando il problema con aziende che si occupano di tecnologie per lo sport. Ma Moussay afferma che lo sviluppo di rilevatori deglutibili potrebbe fornire una serie di ulteriori dati agli allenatori. "Ad esempio, stiamo esaminando il riscontro del pH. L’acidità è un altro elemento che influisce sulla prestazione e la sua misurazione potrebbe fornire informazioni utili sui carichi di allenamento specifici e sulla potenza sostenibile in gara".

La bacchetta magica

Ora, possiamo solo supporre che alla Ineos-Grenadiers siano andati avanti con l’utilizzo della curva del glucosio. Ciò che è certo è che Supersapiens si è basata sul lavoro del dottor Inigo San Millán, capo degli allenatori dell’UAE Team Emirates e che è stata una componente fondamentale della straordinaria vittoria di Tadej Pogačar al Tour de France lo scorso settembre.

Da un paio di stagioni, l’UAE Team Emirates utilizza la tecnologia MuscleSound creata proprio da San Millán. Ogni giorno, al Tour, San Millán faceva scorrere una “bacchetta magica” sulle cosce di Pogačar, che emetteva onde sonore a frequenze variabili a seconda del contenuto d’acqua (i carboidrati assorbono l’acqua, quindi più acqua significa più glicogeno). "Sullo schermo si vede nero se il muscolo è ricco di glicogeno, oppure bianco se ne ha poco – spiega San Millán –. Un algoritmo fornisce quindi un punteggio per lo 'stato dell’energia muscolare'. Se è troppo basso, potremmo dover ricaricare il ciclista di carboidrati oppure ridurre il suo allenamento".

Per anni queste misurazioni si sono potute effettuare solo nei laboratori. Oggi, grazie ad apparecchiature più leggere e funzionali, possono essere eseguite durante gli allenamenti e le gare. Il che, dice San Millán, può dare i suoi frutti.

"Si discute molto sul fatto che i ciclisti debbano assumere più o meno carboidrati, con alcuni che addirittura li demonizzano. Con questo strumento puoi mostrare chiaramente al ciclista se i suoi depositi sono pieni o vuoti. A volte i corridori pensano di aver bisogno di mangiare molto, mentre i risultati suggeriscono che hanno già il serbatoio pieno. E questo è fondamentale perché il glicogeno extra viene convertito in grasso, il che significa più peso da trasportare in salita".

L’idratazione è importante

Le valutazioni basate su questi dati hanno dato sicuramente buoni frutti al Tour di quest’anno, dove Pogačar ha disputato una cronometro battendo il collega sloveno Primož Roglič. Mentre uno versava lacrime, l’altro beveva champagne - un raro intermezzo alcolico per il gruppo monastico dell’età moderna. Non è stato sempre così.

Nella metà del XX secolo, l’epica Bordeaux-Parigi di 580 km ha visto molte squadre prescrivere porto, vino bianco, brandy e champagne. Una pessima scelta. Perdi il 2% del tuo peso corporeo a causa della disidratazione e la tua potenza diminuisce, le tue capacità decisionali si sbriciolano e la forza scompare. Se la disidratazione aumenta, aumentano anche i rischi. Un Tom Simpson gravemente disidratato morì sulle pendici del Ventoux, come riportato dal Daily Mail, “lentamente soffocato dall’intensità dello sforzo in un’ondata di caldo dopo aver assunto anfetamine e alcol”.

I ciclisti di oggi sono istruiti su tutto ciò che riguarda l’idratazione, con le analisi delle urine che sono norma quotidiana sui campi di allenamento e gara. Nelle corse a tappe afose come il Tour, dove le temperature lungo la strada possono raggiungere i 50°C, il monitoraggio è ancora più importante. Così come la personalizzazione, afferma il Team Sunweb.

La squadra tedesca, il cui ciclista svizzero ventiduenne Marc Hirschi ha illuminato il Tour, ha collaborato nella passata stagione con la Precision Hydration, un’azienda con sede nel Dorset che prescrive soluzioni di idratazione personalizzate basate su di un suo avanzato test del sudore. "Il sudore contiene sali, tra i quali il sodio, quindi più sudi più sodio perdi - afferma il fondatore Andy Blow -. Ma la quantità di sodio per litro di fluido può variare molto da ciclista a ciclista, da circa 200 mg fino a 2.000 mg, anche se la media è di 987 milligrammi".

Il motivo di tali differenze non è stato completamente compreso. Il fatto che un sudore a basso contenuto di sodio aiuterebbe presumibilmente a pedalare più velocemente e più a lungo con il caldo, suggerisce che i ciclisti, diciamo, di stirpe africana, richiederebbero meno sodio. Ma le ricerche di Blow non supportano ancora questa teoria. "C’è una componente genetica, ma non sappiamo quanto realmente incida. Sappiamo però che il livello di sodio nel sangue è per tutti di circa 3.600 mg per litro ed è strettamente regolato, quindi se consumiamo un pasto ad alto contenuto di sodio elimineremo con la pipì un sacco di sale. Dove assistiamo a un cambiamento dei livelli di sodio è nelle ghiandole sudoripare. Qui i canali per il riassorbimento degli ioni catturano alcuni degli elettroliti perché il corpo non vuole perdere tutto il suo sale. Sembra sia qui la chiave di tutto. Alcuni, come me, o non hanno la capacità di assorbimento o semplicemente non sono così efficienti in questo meccanismo".

Tale intuizione ha spinto la Sunweb a effettuare il test del sudore sui propri corridori. Il test consiste nel legare due elettrodi a un braccio, uno dei quali con un disco di gel di pilocarpina, un farmaco che stimola le ghiandole sudoripare a produrre sudore. Questo test è stato utilizzato per la prima volta su pazienti affetti da fibrosi cistica, che spesso hanno una sudorazione eccessiva e un sudore contenente alti livelli di cloruro.
"Per ogni ciclista, il test del sudore ha dato risultati differenti nelle diverse tappe del Tour - afferma Blow -, in base a fattori esterni come la lunghezza e il profilo della tappa, le condizioni meteo e il ruolo del ciclista durante la giornata. In tutta la squadra, la più bassa assunzione media di liquidi per ora è stata di 250 ml durante la tappa 1 (anello pianeggiante di 156 km, pioggia); la più elevata è stata di 1.176 ml durante la tappa 16 (164 km, 5 gran premi della montagna, clima caldo). La più bassa perdita media di sodio all’ora è stata di 128 mg (tappa 1); la più alta di 956 mg (durante la sesta tappa di 191 km che si è conclusa in salita)".

Variazioni così ampie hanno portato Blow a prescrivere prodotti d’idratazione specifici, che andavano da un contenuto basso di sodio di 250 mg, fino a un massimo di 1.500 mg.

L’ideale sarebbe che un ciclista potesse consumare il proprio prodotto specifico durante tutta la tappa, ma di fatto è impossibile rifornire ripetutamente di borracce personalizzate ogni membro della squadra. Ecco perché il profilo di idratazione effettivo per un ciclista che suda molto come Tiesj Benoot potrebbe assomigliare a una borraccia da 500 ml con 1.500 mg prima della gara,

una borraccia con 1.500 mg in gara, più nove capsule di elettroliti e sette bottiglie da 500 ml di isotonico generico.

Il test del sudore ha fatto la differenza? La prova non è definitiva, ma il Tour dello scorso anno è stato una rivelazione per il Team Sunweb che ha collezionato tre vittorie di tappa, due secondi posti, tre terzi posti, nove top 10 e il premio di supercombattivo per Marc Hirschi.

Perdersi nei numeri

Il monitoraggio di un ciclista professionista è un grande business, il che non sorprende se consideriamo che lo stipendio di certi preziosi corridori può arrivare ai 5 milioni di euro all’anno. Oltre a tutto ciò, i team tecnologici misurano l’efficienza aerodinamica, i livelli di emoglobina (in modo non invasivo, ovviamente), il sonno, lo stress e i livelli di cortisolo e molto altro ancora ai loro atleti. Il pericolo è che per degli umani controllati ad ogni loro boccone, ad ogni loro pedalata, questo approccio da Grande Fratello diventi troppo opprimente.

E qui entra in gioco il fattore umano. Nonostante una crescente dipendenza dai numeri, ci sarà sempre posto per un DS esperto, che conosce il giusto equilibrio tra dati e intuizione. E se sei bravo in questo, come ha dimostrato Pogačar in Francia, il successo ti attende.

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