di Joseph Robinson - 30 July 2021

Essere professionista: i segreti di Brian Holm

Il direttore sportivo della Deceuninck-QuickStep racconta a Cyclist i pericoli del professionismo, la mancanza di personaggi e il rapporto speciale con Mark Cavendish.

Cyclist: Eri lì il giorno della terribile caduta di Fabio Jakobsen (lo sprinter della QuickStep) al Giro di Polonia dello scorso anno. Cosa hai provato?

Brian Holm: Quando ho visto Fabio cadere, ho pensato che non l’avremmo più rivisto. Ero nella macchina della squadra ed è stata come l’esplosione di una bomba. Per tutta la sera non abbiamo potuto dire nulla ai corridori perché non sapevamo quale fosse la situazione. Poi a mezzanotte, dall’ospedale ci hanno comunicato che sarebbe sopravvissuto, ma non conoscevamo la gravità delle ferite. In seguito i medici hanno appurato che non c’erano danni cerebrali. Dopo l’incidente ho parlato un po’ con lui, ma non troppo. Ha bisogno di tempo per riprendersi. Vederlo di nuovo in sella a una bici, con la voglia di correre, è straordinario.

Cyclist: L’UCI si è assunto le giuste responsabilità per l’incidente?

Brian Holm: Non mi è mai piaciuto quello sprint a Katowice. È un arrivo di gruppo, in discesa, a 90 km/h. Avevo precedentemente inviato una e-mail all’UCI su quell’arrivo di tappa e sul perché non andasse bene. Ho detto che avrebbe dovuto essere nell’altra direzione, in salita. Continuavo a dire che un giorno ci sarebbe stato un grande incidente, ma per l’UCI andava bene così. A volte mi chiedo cosa stiano facendo. Hanno squalificato Dylan Groenewegen per nove mesi dopo quanto accaduto. Sì, ha fatto un errore, ma ora dobbiamo prenderci cura di lui. È stato punito abbastanza visto quello che era successo.

Cyclist: E anche la Ineos Grenadiers, una squadra che è stata spesso accusata di gare noiose, è diventata divertente da guardare.

Brian Holm: Basta guardare Tao Geoghegan Hart al Giro d’Italia. La Ineos perde Geraint Thomas, si reinventa e poi corre il Grand Tour di maggior successo di sempre. Se Thomas non fosse caduto, non avremmo visto Tao fare quello che ha fatto, o Pippo Ganna brillare, avrebbero semplicemente corso come hanno sempre fatto. E chissà, Thomas avrebbe anche potuto non vincere. Ho visto Dave Brailsford alla Vuelta. Mi ha parlato di cambiamenti per rendere la squadra più appassionante in futuro. Vuole che i suoi corridori diventino come delle star del cinema - attaccando, essendo di ispirazione. Credo faccia sul serio, ma con Brailsford non si sa mai veramente.

Cyclist: Al ciclismo professionistico mancano oggi le “star” di cui parlava Brailsford?

Brian Holm: I giorni dei grandi personaggi nel ciclismo, come Lance o Bernard Hinault, sono finiti. Tutti sembrano uguali ora. Non puoi essere un personaggio. Non puoi avere un’opinione. Guarda una volta: Laurent Fignon aveva la coda di cavallo! Ha vinto il Tour de France con un paio di occhiali da lettura Cartier. Che lo si ami o lo si odi, uno come Armstrong era un personaggio. Aveva il carisma di un divo di Hollywood; non potevi accusarlo di essere noioso. L’ultima superstar del ciclismo è stata Bradley Wiggins.

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