di Giacomo Medici - 08 August 2021

Bici e musica

In viaggio col baritono Giacomo Medici. Dalle Marche alla Germania per dimostrare che, da Rossini a Piazzolla, da Puccini a Modugno, si può pedalare attraverso generi musicali diversi raggiungendo luoghi fissati su un pentagramma immaginario. Ecco il suo racconto...

Musica, avventura, sogni, sudore, voglia di correre verso luoghi mai visitati per tornare, un giorno, con occhi diversi, il tutto fermandosi, ad ogni tappa, per cantare al mondo la voglia di libertà e di fusione con realtà differenti.

A questo pensavo, anni fa, mentre attraversavo la Patagonia per arrivare ad Ushuaia, conosciuta come la città “più a sud del mondo” poiché prossima al circolo polare antartico. Nel mezzo di un tour latino-americano che si sarebbe concluso proprio nella Terra del Fuoco, capii che era giunto il momento di unire la mia professione di cantante all’amore profondo per la bicicletta: in quel momento in cui idea ed ispirazione si abbracciano per dar vita ad un sogno, nacque il format Il Pentagramma a Pedali, ovvero un nuovo modo di vivere la musica ed il cicloturismo nella loro essenza più profonda e creativa.

“Un viaggio di 1000 miglia comincia sempre con il primo passo”, sosteneva LaoTzu, e quello fu senza dubbio il primo. Sentendo infatti una improvvisa voglia di pedalare su quelle distese sterminate che stavo conoscendo come artista e che avevo sempre sperato di vedere con i miei occhi, mi ripromisi che, quando possibile, avrei raggiunto il luogo delle prossime esibizioni in bicicletta, proponendo anche ad altri colleghi di seguirmi e di dar vita a performance estemporanee lungo quelle strade che sarebbero arrivate direttamente sul palcoscenico.

Ugola e catena

Al mio ritorno in Italia questa goccia, da semplice intuizione, si trasformò presto in un fiume di entusiasmo, prossimo a travolgere altri artisti ed operatori culturali. Prese così forma, scaldata l’ugola e lubrificata la catena, quel progetto culturale raccontato nel video documentario intitolato Sui pedali del mantice.

Il secondo passo era quindi fatto, ora non bastava che procedere con il terzo appoggiando il piede, come seguendo una formula magica, su di un pedale.

Il nostro obiettivo? Raggiungere la Germania in bicicletta partendo dalle Marche, coinvolgendo artisti e personaggi noti del mondo della musica che, di volta in volta, avrebbero dato vita ad un’esibizione differente, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, toccando generi quali world music, opera lirica, jazz, tango, folk, e, soprattutto, trasformando ogni pedalata in una nota mai ascoltata. Altro fine era quello di dimostrare che da Gioacchino Rossini ad Astor Piazzolla, come da Giacomo Puccini a Domenico Modugno, si può andare anche pedalando, attraverso generi musicali diversi e percorrendo simultaneamente le strade di mezza Italia su di un pentagramma immaginario.

Partiti da Castelfidardo, città simbolo del mantice (il dispositivo che genera il soffio d’aria nella fisarmonica, strumento musicale per il quale la cittadina in provincia di Ancona è conosciuta in tutto il mondo, ndr), decidemmo innanzi tutto di raggiungere in bicicletta alcuni gioielli delle Marche, tra cui la Filottrano di Michele Scarponi, onorati di essere stati, in tale avventura, ambasciatori della sua Fondazione; questo aspetto rappresentò per me una gioia profonda, perché nel mio passato agonistico ebbi la fortuna proprio di correre con, o meglio contro, il grande Michele. Un giorno, nella fretta di inseguire la musica, abbandonai questo meraviglioso ma faticoso sport; al contrario l’Aquila di Filottrano si alzò sui pedali e andò a scrivere la storia del ciclismo.

Dalla casa natale di questo campione mai dimenticato, pedalammo fino a quella di Rossini, oggi divenuta museo, per cantare affacciandoci dalla finestra della sua abitazione storica di Pesaro; emozionati, ci ritrovammo nella residenza estiva di Luciano Pavarotti, avvicinandoci in punta di piedi al suo pianoforte. Arrivò anche il momento della Rimini di Fellini, come trasportati in uno dei suoi film dal suono di una fisarmonica sognante, per poi omaggiare Marco Pantani e quella Cesenatico che lo vide divenire leggenda. A quel punto fu impossibile fermarsi: Ravenna, Cento, Castelvetro di Modena, Padova, Gorizia, Povoletto, Udine, la Slovenia, fino alla Germania, per la precisione Klingenthal, città gemellata con Castelfidardo; va a tal proposito ricordato che questo progetto nasce dalla collaborazione con il Premio Internazionale della Fisarmonica, il Pentagramma a Pedali e il PIF Around, di cui è rappresentante l’assessore alla cultura Ruben Cittadini, coraggioso compagno di viaggio con il quale, fin dagli inizi, abbiamo lavorato per rendere possibile questa scommessa.

La poesia della fatica

Fausto Coppi diceva che “per un corridore il momento più esaltante non è quando si taglia il traguardo da vincitori, ma quando si decide di andare avanti e continuare anche se l’arrivo è lontano”; ricordo ancora il momento in cui ci rendemmo conto che il nostro incominciava ad essere vicino e che stavamo per raggiungere la meta. Prima di accorgercene, infatti, cantando e pedalando arrivammo in Germania.

Accarezzata dolcemente la bicicletta, come a ringraziarla per averci portati a destinazione e per non aver mai dato seri problemi meccanici, decidemmo di rilassarci con un buon boccale di birra, analgesico per la stanchezza e le fatiche, sia delle gambe che della gola. Ad ogni sorso era inoltre possibile pregustare l’ultimo concerto, quello che avrebbe chiuso il tour, prima del ritorno a casa. In quel momento pensai a mio nonno Marino, ex mezzadro, colui che mi insegnò a riconoscere la poesia della fatica e l’arte del sapersi abbandonare alla malinconica bellezza delle nostre colline. Le sue più grandi passioni erano due: la bicicletta e la fisarmonica. Coincidenze? Destino? Forse solo energie che confluiscono in un canto ancestrale e profumato di tubolari.

Impresso nella mia mente è ancora il ricordo dei suoi occhi lucidi ed orgogliosi il giorno in cui tagliai il traguardo della mia prima gara ciclistica, realizzando così due sogni contemporaneamente, ovvero il mio e, cosa ancor più importante, il suo. La notte scese presto sulla Bassa Sassonia, troppo presto, ed un ultimo brindisi alla fine dell’esibizione, questa volta con del vino italiano appositamente portato da noi, sugellò un’amicizia tra due realtà lontane, ma mai così vicine.

Le gambe che pedalano, prima o poi, sentono il bisogno di riposarsi, la voce di abbandonarsi ad un appagante silenzio. Il cuore, invece, sembra non stancarsi mai; anche in quel momento, infatti, aveva posto per altre avventure che potessero emozionarmi nuovamente, per vivere come un cantante errante fino all’ultimo dei miei giorni. Il mantice con il quale respirare all’unisono stava per riaprirsi, preannunciando il viaggio più bello, quello che non è stato ancora fatto, perché “non smetteremo di esplorare e, alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta”.

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