di Giles Belbin - 23 August 2021

Storia e mito della Maglia Gialla

Il Tour de France assegnala maglia di leader più famosa, ambita e contesa nella storia del ciclismo professionistico.

Avrai la maglia gialla

Tra le acclamazioni, i fiori

Puoi farcela, come un ciclone

Sorpassi i corridori

Quindi avrai la maglia gialla

È la maglia del vincitore.

È un estratto della canzone del 1936 "Le Maillot Jaune". La canzone, esaltata dalla fisarmonica che l’accompagna, enfatizza ciò che a metà degli anni '30 stava diventando il simbolo dello sport francese: la maglia gialla del Tour. Ben 83 anni dopo, nella 19esima tappa del Tour 2019, St. Jean de Maurienne – Tignes, il colombiano Egan Bernal stava scalando il versante meridionale del Col de l'Iseran con il gruppo dei favoriti. A poco più di 5 km dalla vetta, Bernal allunga e crea scompiglio fra i corridori, come il "ciclone" della canzone. Raggiunge i primi e si arrampica da solo sulla cima, dove diventa virtualmente maglia gialla. Più tardi, quando la tappa viene ridotta a causa di alcune frane, gli organizzatori annunciano che i tempi verranno presi in cima all'Iseran. La maglia gialla passa dalle spalle di Julian Alaphilippe a quelle di Bernal, infrangendo i sogni della Francia che sperava di vedere un corridore di casa portare il simbolo del primato più importante nella capitale per la prima volta in 34 anni.

Due giorni dopo fu Bernal ad arrivare in giallo a Parigi, diventando il corridore più giovane a riuscirci negli ultimi 100 anni (corridori più giovani avevano vinto il Tour de France, ma prima dell’introduzione della gialla).

Risorto dalle macerie

Nel 1919 il giornale francese La Vie au Grand Air pubblicava in copertina illustrazioni a colori di imprese sportive. Il rugby, il tennis e l'atletica leggera erano stati presenti nei primi otto mesi dell'anno, ma fu la copertina del 15 agosto, che riproponeva il Tour del 1919, a passare alla storia. Per quell'edizione il giornale scelse l'illustrazione di un ciclista in corsa: berretto bianco e occhiali in testa, tubolari incrociati sulle spalle, seguito da un'auto che trasportava tre funzionari e portava la bandiera tricolore. Alcune persone guardano, con i polli che scappano dalla strada mentre passa il ciclista, ma ciò che rende degna di nota questa illustrazione è la maglia color senape che il corridore indossa. Si ritiene che questa sia la prima immagine a colori della maglia gialla.

Quando Christian Prudhomme annunciò il percorso del Tour 2019 e la celebrazione del centenario della maglia della corsa a tappe, lo fece senza giri di parole: "Uscito direttamente dalle trincee, il Tour è nato dalle macerie di una Francia ferita", disse il direttore generale della Grande Boucle. “Era necessaria più luce, un colore che può essere visto meglio di ogni altro, nella polvere, nella notte. Era necessario un faro per guidare la Francia verso la rinascita".

Fortuna e grandi imprese

Purtroppo per Christophe, non estraneo alla sfortuna, non andò proprio così. Nella penultima tappa, quando aveva quasi 30 minuti di vantaggio in classifica generale, la forcella della sua bicicletta si piegò sui ciottoli della Francia settentrionale. Perse più di un'ora e la maglia passò sulle spalle di Firmin Lambot, che la mantenne fino a Parigi. All’inizio, Christophe non era poi così contento di indossare la maglia. Gli altri corridori lo prendevano in giro, chiamandolo "bel canarino", ma poi fu soprattutto il tempo perduto nell’incidente che faceva fatica ad accettare.

Riflettendo sulla sua carriera in Le Miroir des Sports nel 1923, Christophe ricordò l’episodio con grande tristezza: "Ho pensato, per un momento, di perdere la ragione, tanto il fatto mi aveva colpito moralmente. Era la maglia gialla e il primo posto che mi stava sfuggendo”. Più avanti nell’articolo, Christophe definisce l'incidente "uno degli episodi più dolorosi della mia carriera sportiva". Secondo il sito procyclingstats.com, sono stati più di 300 i ciclisti in testa al Tour sin dalla sua nascita nel 1903. È persino capitato più volte che diverse maglie gialle fossero indossate nella stessa tappa, quando gli organizzatori non erano stati in grado di separare i tempi dei singoli ciclisti. In altri casi, nessun corridore ha indossato il giallo, per rispetto a sfortunati episodi accaduti. Come il drammatico incidente in montagna di Luis Ocaña nel 1971.

La leggenda di questa maglia è stata forgiata da veri e propri exploit intrapresi per conquistare o difendere il tanto ambito primato in giallo. Gino Bartali trasformò un ritardo di ventuno minuti in un vantaggio di otto minuti durante due sorprendenti giornate alpine di grande sport nel 1948. Bernard Hinault nel 1985 attraversò i Pirenei col naso rotto; Thomas Voeckler difese due volte, a distanza di sette anni, la maglia per 10 giorni consecutivi contro ogni previsione. E sono solo alcuni esempi.

La maglia gialla è il più alto simbolo dell'eccellenza ciclistica. Prendendo in prestito le parole di Eddy Merckx, che detiene il record di giorni trascorsi in giallo (96 o 111 se si includono le mezze tappe), è semplicemente "la maglia più importante che puoi indossare".

© RIPRODUZIONE RISERVATA