di James Spender - 07 September 2021

Una Bianchi crono per Gianni Bugno

Negli anni Novanta Bianchi si è divertita molto a creare biciclette non convenzionali. I risultati non sempre hanno avuto successo, ma sono stati certamente sorprendenti.

Quando si tratta di campioni che hanno reso gloriose le sue bici, Bianchi ha l'imbarazzo della scelta. Ciò dipende in parte dalla lunga storia del marchio, stiamo parlando di un'azienda così antica da precedere la nascita dei pneumatici (brevettati nel 1888, tre anni dopo l'inizio di Bianchi).

“L'azienda è stata fondata nel 1885 da Edoardo Bianchi, che è poi riuscito a trasformare un piccolo negozio aperto a Milano in una grande fabbrica", afferma Fabio Belotti, ora in pensione ma un tempo direttore creativo di Bianchi.
“A un certo punto producevamo motori per barche, motociclette, automobili e molte altre cose. E poi è arrivata la guerra e ci siamo convertiti a produrre per l'esercito. Ciò ovviamente ha reso l'edificio della fabbrica un obiettivo militare. E così è stata completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Ma l'abbiamo ricostruita interamente”.

Dal 1962 la fabbrica è a Treviglio, alle porte di Bergamo. Appese alle pareti ci sono vecchie bici in acciaio insieme a parti di automobili e di ciclomotori con la scritta Bianchi. C'è persino un motore fuoribordo - del tipo usato nelle gare di sci nautico negli anni '50. Uno sport molto pericoloso, con i motoscafi che trascinavano contemporaneamente gli sciatori nello spazio adibito alla gara.

Non siamo però qui per guardare i pezzi di motore vintage né le famose bici usate ai Grandi Giri da campioni illustri come Fausto Coppi e Felice Gimondi. Questa volta, abbiamo l'occasione di sbirciare in un'ala quasi dimenticata della fabbrica, dove sono conservati modelli dal design meraviglioso quanto originale. E possiamo vedere una delle bici da corsa forse meno usate mai realizzate da Bianchi, appartenuta a uno dei campioni più amati.

Il giorno della lucertola

"Questa era la bici di Gianni Bugno", afferma Belotti. "L'ha usata solo per una gara, penso una cronometro, ma non ricordo quale”.

Sfortunatamente, nessuna ricerca diligente è stata in grado di fornire informazioni su quando e dove sia stata utilizzata questa bici. E, francamente, se non lo sa Belotti forse nessuno lo può sapere. Quest'uomo vanta oltre 40 anni passati in azienda. Durante la sua carriera ha supervisionato vari progetti come questo. Sicuramente, su Gianni Bugno ne sa molto più di altri. Talento prodigioso, senza alcun dubbio, Bugno divenne professionista col team Atala nel 1985 e conquistò la sua prima tappa al Tour de France nel 1988. Vinse la Milano-Sanremo e il Giro d'Italia nel 1990 alla tenera età di 26 anni. In quell'edizione della Corsa Rosa, la sua supremazia fu tale che prese la Maglia Rosa nel prologo senza mai toglierla fino all'arrivo della ventesima e conclusiva tappa a Milano, precedendo Charly Mottet per 6 minuti e 33 secondi in classifica generale.

Per alcuni Bugno si è guadagnato il soprannome di “lucertola” per i modi camaleontici di interpretare corse in
bici - un vero tuttofare. Oggi riveste il ruolo di presidente dell’Associazione dei corridori ciclisti professionisti, l'ACCPI, e occasionalmente pilota l'elicottero durante il Giro d'Italia. Ma in che momento della sua storia ciclistica si inserisce questa bici?

Molto probabilmente è stata usata nel 1992, in quanto ci sono le strisce arcobaleno che Bugno si era guadagnato con l'incoronazione a campione del mondo l'anno precedente. C'è da dire che poi mantenne quelle strisce prestigiose nel settembre 1992, battendo un Miguel Indurain in grande forma, ma sembra improbabile che Bianchi possa avere sperimentato una bici del genere a fine stagione. A parte i tentativi che stiamo facendo di indovinare, c'è una cosa di cui Belotti è molto sicuro, ed è il motivo per cui questa bici ha avuto un solo utilizzo: "Bugno non era contento, per niente!".

"Era incredibilmente pesante", aggiunge sorridendo mentre picchietta il telaio con le nocche. “È realizzata in fogli di alluminio, poi laminato e saldato a mano (lungo la sua lunghezza). È stato molto difficile realizzarla, ma non c'era altro modo per creare un telaio con questa forma. Tutto ciò è accaduto prima che l'UCI bandisse queste forme, mentre noi produttori diventavamo matti a sperimentare".

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