di Henry Catchpole - 18 August 2021

Muro di Huy, una sfida impossibile

Potrà essere solo un breve tratto lungo poco più di un chilometro, ma il Muro di Huy, in Belgio, riesce a scoraggiare molti ciclisti - professionisti e amatori.

Se state scrivendo un manuale su come vincere sul Muro di Huy alla fine della Freccia Vallone, allora potreste abbozzare tre regole generali. Per prima cosa, quando affrontate la famosa curva a S della salita, assicuratevi di essere tra i primi 10 migliori corridori. Secondo, non attaccate mai per primi, siate pazienti, trattenete il fuoco più a lungo che potete. Terzo, siate Alejandro Valverde o Anna van der Breggen.

Mi rendo conto che questo non sarà di grande aiuto per i non professionisti che sperano un giorno di affrontare una delle salite più ardue del Belgio (temo che il sondaggio non avrà alcun effetto sui vostri watt). Per i comuni mortali è sicuramente difficile sin dall'inizio, poi diventa ancora più complicato. E, infine, vi ritroverete ad affrontare il punto in cui anche il tratto più pianeggiante pare ridersela di voi.

È una salita così ripida che non esiste un modo per affrontarla facilmente. Una lunga salita alpina, spesso, può essere percorsa con un rapporto che vi permette di pedalare agilmente e prendervi il vostro tempo. Il Muro di Huy è chiaramente troppo ripido per qualsiasi rapporto e non può essere scalato con facilità.

Per l’amor di Dio

Malgrado i professionisti comincino la scalata dal centro di Huy, la vera prova inizia quando ci si allontana da Place St Denis e ci si immette sulla Chemin des Chapelles.

Il nome della strada si traduce come "via delle cappelle" e in effetti ce ne sono sei. L’ultima è la chiesa di Notre-Dame. Dal VII secolo si tiene una ricorrenza - ogni sette anni - durante la quale una statua della Vergine Maria viene condotta dalla chiesa fino alla città, passando per le cappelle, dove viene venerata per nove giorni.

A ogni modo, all’inizio di questo pellegrinaggio di 900 metri la pendenza sembra in realtà relativamente mite, il che fa sentire le gambe più dure almeno del 10%. Ai lati della strada si possono ammirare della case piuttosto carine e che inizialmente danno una sensazione quasi claustrofobica, come se foste al punto di iniziare uno sforzo da cui non c'è alcuno scampo.

I campioni dell’Huy

La terza cappella si trova in prossimità della curva successiva - a destra - e segna l'inizio del tratto più verde della salita. La pendenza si attenua per pochi metri, ma ciò serve solo a inasprire il tratto successivo che curva a sinistra, oltre la cappella numero quattro. Questo è il punto in cui qualcuno è sempre tentato di attaccare e ambire alla gloria, mentre il vincitore attende ancora per dare fuoco alle polveri. Tra il 2014 e il 2017 la gara maschile è sempre stata vinta dal medesimo spagnolo, mentre un’eccezionale olandese ha conquistato le ultime cinque edizioni femminili della corsa.

Questo tipo di dominio ha portato alcuni a etichettare questa classica troppo prevedibile, e a considerarla la meno dura all’interno della settimana delle Ardenne che inizia con l'Amstel Gold Race e termina con la Liegi-Bastogne-Liegi.

Senza ombra di dubbio la gara femminile ha visto diversi successi consecutivi, da Fabiana Luperini che vinse tre volte dal 1998 (la prima edizione aperta alle donne) al 2002, a Nicole Cooke, tre successi dal 2003 al 2006, senza dimenticare Marianne Vos, che dominò cinque edizioni (2007- 2013). In seguito, Anna Van der Breggen ha preso il testimone nel 2015.

Il 2006 fu l’anno della prima vittoria di Alejandro Valverde, otto anni prima della sua seconda. Ma la sua è stata una carriera insolitamente lunga (inclusa un'assenza di due anni di cui non parleremo). Un altro spagnolo dalla lunga carriera che vinse l'unica tappa del Tour de France con l’arrivo sul Mur de Huy è Joaquim Rodríguez. Con Chris Froome tenacemente alle costole, andò contro le convenzioni e attaccò a 300 metri dall’arrivo.

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