di Peter Stuart - 22 September 2022

L'isola di Eubea, una perla inesplorata per i ciclisti

L'isola di Eubea, in Grecia, offre tutto quello che propone Maiorca. Strade tortuose, panorami incredibili e sole glorioso, ma senza la folla.

La leggenda narra che il dio greco Poseidone definì casa l'isola di Eubea. Nell'Iliade, Omero descrive il dio del mare che attraversa la terraferma con quattro giganteschi passi, schiacciando il paesaggio sotto i suoi piedi. Guardando il panorama frastagliato dell'isola, posso facilmente immaginarlo scolpito dai titani che calpestano pietre e rocce sotto i loro giganteschi piedi di sabbia.

Ci aspetta una giornata di ciclismo epico, con 4.100 metri di salita su 173 km. Questo include quattro cime che sfiorano i 1.000 metri, con l’attacco che inizia a livello del mare. Non proprio il rotolio lungo le spiagge di sabbia bianca che mi sarei aspettato da una pedalata in Grecia.

Si dà il caso, però, che l'isola di Eubea (chiamata anche Evia) sia un una perla inesplorata per i ciclisti.

La seconda isola più grande della Grecia, a circa un'ora a Nord di Atene, vanta quasi la stessa superficie di Maiorca, ma con una popolazione più ridotta, una temperatura leggermente più calda e cime montuose più alte.

Questo la rende un parco giochi per chi ama pedalare, e quando il team di Greek Cycle Holidays ci ha suggerito l'isola, non siamo riusciti a capire come mai non l'avessimo mai notata prima.

Ora che siamo qui, il sole fa breccia all'orizzonte ed è il momento di iniziare la nostra odissea verso il monte Dirfi e la costa orientale dell'isola.

Pedalando verso un anfiteatro vuoto

Il parco giochi degli dei

Il Dirfi domina il centro di Eubea. La montagna è affettuosamente chiamata "piccolo Fuji" per la sua forma trapezoidale affilata. La cima si chiama Delfi, da non confondere con la più famosa Delfi accanto al Monte Parnaso. Entrambe, tuttavia, si traducono letteralmente come “ombelico”, il centro dell'isola.

Mentre ci avviciniamo alla salita ci fermiamo solo per riempire le bottiglie da una fontana d'acqua zampillante. Il cuore della salita è un tratto di 8,5 km con una pendenza del 9%, e una volta usciti dalla foresta ci si concede un susseguirsi di tornanti con ampie vedute sull'ovest dell'Eubea.

A ogni angolo il panorama migliora, anche se per gran parte del tempo riesco a vedere solo i polpacci di Andreas e Nico, mentre cerco di tenere il loro passo. Per compensare, Andreas mi insegna caritatevolmente la parola greca più preziosa del giorno: argós. Significa lento.

Dopo 50 minuti raggiungiamo la cima, dalla quale possiamo vedere la costa opposta. È avvolta nella nebbia, il che è sconcertante visto il sole perfetto che ci circonda.

Ci prendiamo un momento per andare fino al rifugio di montagna appena fuori dal percorso per godere di uno dei migliori panorami dell'isola.

Sarebbe lo scenario perfetto per un caffè. Ma essendo un luogo così appartato, il rifugio è poco più di un insieme di travi di legno e un tetto. Steven tira fuori un thermos e delle torte salate greche ripiene di spinaci, che mi convinco subito potrebbero essere il cibo del futuro.

La cima della montagna è stata il luogo di nascita della dea Era, così dicono le leggende. Nell'antichità il fianco della montagna era il luogo di un santuario dedicato alla regina degli dei, ed è qui che si sposò con Zeus.

Mi colpisce il fatto che siamo a soli 50 chilometri, ma con così tante salite davanti a noi non possiamo perdere tempo a dare la caccia a qualche intrigante cimelio archeologico, per quanto mi piacerebbe. Affrontiamo la discesa, che inizia in prossimità di un tratto roccioso che mi ricorda il Passo dello Stelvio. La strada è larga e possiamo disegnare la traiettoria migliore a ogni curva, sfiorando velocità di 80 km/h.

Quando torniamo a livello del mare il mio cuore batte all'impazzata, ma siamo tutti raggianti mentre iniziamo il tratto di strada che si snoda lungo un percorso ondulato a fianco delle scogliere.

Le parole chiave

Bellezza naturale

Pranziamo in una piccola cittadina situata discretamente tra le cime. Dall'altra parte della cresta della montagna, a sud, si trova Steni Dirfis, una delle più belle strada a tornanti della Grecia. Anche se potremmo provarlo oggi, ciò vorrebbe dire o allungare di 50 km un’uscita già lunga oppure accorciarla di altrettanti chilometri. Optare per la seconda ipotesi sarebbe da criminali, visti i paesaggi che ci attendono lungo la costa; ma scegliere la prima scatenerebbe le proteste di muscoli e polmoni.

Al Kivotos cafè di Stropones ci abbuffiamo con un delizioso pranzo a base di pasta e una selezione di carne e olive, il tutto a meno del prezzo di un panino in un caffè di una grande città, prima di rimetterci in viaggio. Pedaliamo direttamente lungo una ripida ascesa al 10% che ci porta a salire per circa 500 metri, prima che la strada faccia il giro su se stessa e ci ritroviamo a scendere verso la costa attraverso una fitta foresta.

Con una lunga serie di curve strette da affrontare, sono nervoso per il timore di automobilisti disattenti che procedono nella direzione opposta. Mi preparo a maledirli come malakas, ma incontriamo a malapena una macchina lungo i 15 km della discesa.

Scendiamo nella città di Koutourla prima di salire su un frammento di montagna costiera che si affaccia sulla spiaggia di Chiliadou. È la spiaggia più famosa dell'Eubea, qui un masso gigante separa la parte per bagnanti in costume da quella per nudisti. A quanto pare è una delle spiagge per nudisti più popolari di tutta la Grecia, e sono sollevato dal fatto che siamo abbastanza in alto da non riuscire a scorgere le parti intime.

Mito e realtà

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