di Alberto Rosa - 20 September 2021

Top Ganna: Filippo si racconta a Cyclist

Capace di concentrarsi come solo i campioni sanno fare, Filippo sta dimostrando tutto il suo enorme talento, in pista e su strada. L'intervista esclusiva di Cyclist, prima che salisse in cima all'Olimpo e (di nuovo) al Mondo.

Filippo Ganna ha un potere. Glielo trovi nello sguardo. Percorre il corpo fino ai polpacci, passa negli scarpini, fino ad esplodere in quella mischia di watt che imprime ai pedali. È il potere della concentrazione, una pedalata alla volta, anche quando la bicicletta riposa.

La prima maglia da campione del mondo, Ganna l’ha vestita nel 2016, in pista, inseguimento individuale, specialità che pretende disciplina, tempismo, e che forgia la concentrazione, appunto. Poi nel 2018, 2019, 2020. Dopo l’ovale chiuso della pista, Filippo ha messo tutto se stesso anche sull’asfalto, dove è professionista dal 2017, quattro anni fa, il tempo tra due Olimpiadi. In strada, l’orizzonte ti mette in faccia lunghissime pianure soleggiate il giorno prima, salite scivolose di pioggia gelata la tappa dopo. In strada, Ganna si scopre fortissimo a cronometro, il più forte, e Imola l’ha raccontato nel settembre del 2020, nemmeno tanti mesi fa a pensarli fuori dalla piallatura che il Covid ha fatto di persone, mesi e stagioni.

31,7 km, percorsi ad una media di 53 km/h: un’altra maglia iridata addosso, questa sembra vestita con più tenerezza, in punta di piedi. Perché la concentrazione, che ti fa sentire quasi un predestinato, ti fa fare i conti con la passione ed il rispetto per lo sport che hai imparato a Vignone, in Piemonte, in famiglia, dove sanno bene cosa sia lo sport di fatica (sarà questo?).

In questo 2020 più uno, c’è Tokyo, ci sono davvero le Olimpiadi e, quando Filippo dice Olimpiadi, un poco la voce gli vibra dentro la mascherina. A 25 anni, essere il favorito per prendersi il sogno di tutti gli atleti, professionisti o amatori, da generazioni, da sempre, fa tremare la voce. I robot non vibrano, gli essere umani sì.“A Tokyo mi sarebbe piaciuto andare a vedere il ciliegio in fiore e mangiare il sushi, ma per via dei protocolli non sarà così – dice Filippo, scherzando, prima di tornare subito concentrato –. Di certo se affrontassi le Olimpiadi solo per mettermi addosso un numero, non partirei. Ho i miei obiettivi chiari in testa, speriamo si possano realizzare”.

Dove nascono le sue scarpe

Uno degli appuntamenti della vigilia prima di radunarsi con la nazionale azzurra, è stato incontrare le persone che lavorano per Northwave, da 30 anni riferimento internazionale per scarpe e vestiario da ciclismo e snowboard. Nei laboratori dall’azienda di Pederobba, piena zona Unesco ad una ventina di chilometri da Treviso, nascono, letteralmente, le scarpe di tanti campioni del ciclismo, tutte le specialità. Filippo osserva la perizia con cui Michele e gli altri artigiani assemblano mastice, carbonio, tessuto, li amalgamano con il calore delle macchine e tanta esperienza. Gli scarpini di Ganna sono rigidi in punta, qualche accorgimento all’arco plantare, per ottimizzare la potenza espressa dal corridore del team Ineos Grenadiers, che ai piedi porta il 47.

Ganna ha vinto le ultime 5 prove a cronometro del Giro d’Italia, tra 2020 e 2021, migliorando la scia di Francesco Moser. “Non ci penso. Significa che ho fatto bene il mio lavoro, devo andare avanti così”, dice.

Indossa una maglietta con il disegno di un barbiere e la scritta Timeless love, è casuale, ma chiedere cosa sia la velocità per il ciclista più veloce al mondo è lecito.

“Più che andare veloce per inseguire il tempo – riflette – mi piace pensare a quello che faccio come il momento in cui cerco di superare il mio limite, di andare più forte degli altri, di batterli. La cronometro non è una prova con molte variabili. C’è la condizione ed il fattore c..., diciamo fortuna, perché puoi buttare via la gara per una foratura. È una questione di testa più che di velocità. A volte poi, certo, capitano cronometro, come la prima tappa del Giro quest’anno a Torino, in cui la differenza la fa la velocità, intesa come sapere dove frenare e dove no. Fortunatamente, ho una buona memoria fotografica”.

Un po’ come la corsa a piedi, anche la bicicletta addestra ad un eterno presente, una pedalata alla volta, per mantenere l’equilibrio. Anche durante i momenti di stallo obbligato dello scorso anno. “Durante il primo lockdown ho rivissuto la famiglia. In quel periodo normalmente ci sono le Classiche del nord. Invece, in un anno strano, siamo riusciti a ritrovarci, a vivere insieme, è stato bello. Mi sono allenato facendo molti esercizi di core stability, forse troppo (ride, ndr): sono arrivato a 200 addominali al giorno, ero forte, però ho accumulato troppo peso da portare in salita e non ha senso. Poi sono ricominciati gli appuntamenti, ho ripreso a stare lontano, con tanti bei risultati. Non provo nostalgia quando sono lontano, ho la consapevolezza che questo è il mio lavoro e ci sono persone che per lavoro o altro stanno via di casa molto più a lungo e molto più lontano di me”.

Pista o strada?

Quando riflette sulla sua carriera, che sta procedendo velocissima, l’azzurro sembra osservare un paesaggio. Senza filtri. “Pensavo ad una carriera in pista, ma non avrei mai pensato di migliorare così tanto in strada, specie in prove contro il tempo. Ho trovato di certo una struttura, un’organizzazione che mi sta aiutando a farlo”. E visto che correre contro se stessi ed il tempo è una questione di testa, bisogna anche confrontarsi con i rischi ed il campione concentrato torna ragazzo ed ammette: “La mia più grande paura sono le cadute, è il rischio numero uno che hai durante una carriera. Sai che puoi perdere tutto, non intendo solo una tappa. Ogni tanto è meglio tirare il freno: certa gente non l’ha ancora capito, e forse tanti incidenti avvengono anche per questo. A volte una frenata fa la differenza, vale più la vita che una vittoria. Io la vedo così, magari c’è chi mi dice che sono stupido, però una vittoria la puoi sempre riprendere, la vita no. Bisogna riconoscere il limite del momento che affronti”. Riflessioni che diventano un consiglio di sicurezza stradale, per chi corre per divertimento: “Bisogna avere rispetto per gli automobilisti in strada, perché se non glielo diamo noi ciclisti per primi, loro non ce lo danno. Se cominciamo a fare... diciamo i fenomeni in mezzo alla strada, è ovvio che rischiamo che ci investano”.

C’è qualcosa che gli azzurri porteranno in Giappone e nasce dal passatempo preferito di Ganna. A Natale, sua sorella Carlotta contatta @arti.amo, un artista di Reggio Emilia che realizza mini figure Lego partendo da una fotografia. Carlotta vuole far realizzare un portachiavi con i lineamenti di Filippo e la maglia iridata. Così, Ganna si inventa di riprodurre tutta la nazionale in formato Lego, allenatore, meccanico e massaggiatori compresi. “Il Lego è la mia passione. Purtroppo, è po’ di tempo che non ne costruisco: a casa ho scatole da aprire o da concludere. Non ho un tema preferito. Quando vado a comprarli, vedo quello che mi piace a momento”.Gioca, così da poter essere considerato concentrato, dicevano dove i Giochi Olimpici sono nati. Sembra sia ancora così, mentre i ciliegi a Tokyo si preparano a sbocciare.

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