di James Witts - 06 December 2021

La teoria ciclistica del tutto: le dinamiche del gruppo

Sapevate che il segreto della vita stessa potrebbe nascondersi in un gruppo di ciclisti professionisti? Dobbiamo solo capirne la scienza...

Può il ciclismo spiegare la biologia evolutiva? I modelli trovati nei gruppi di corridori si riflettono negli stormi degli uccelli e nei banchi di pesci? E davvero possiamo comprendere i fattori che determinano la forma e l’andamento di un gruppo mentre si muove lungo il percorso di una gara ciclistica?

Queste sono le domande sollevate da un articolo accademico apparso recentemente nella nostra casella di posta, intitolato 'Flusso di informazioni e distinzione tra dinamiche oggettive e soggettive all’interno dei gruppi ciclistici'. Ora, qui a Cyclist non siamo scienziati, perciò non possiamo affermare di aver compreso completamente ogni sfumatura dei concetti emersi nel documento. Ma siamo dei nerd di ciclismo e non vediamo l’ora di saperne di più sulle teorie scientifiche alla base del nostro sport: abbiamo solo bisogno di qualcuno che ce le spieghi. Quindi abbiamo deciso di chiamare l'autore dell’articolo.

Dinamica oggettiva o soggettiva?

Hugh Trenchard è un canadese che vive nella Columbia Britannica, dove lavora come rappresentante per le industrie di liquori e cannabis. Adora il ciclismo – lo ama davvero. Ha gareggiato a livello agonistico per 20 anni, dalla metà degli anni '80, e si è dedicato alla scrittura di diversi articoli sportivi, tra cui quello che ha attirato la nostra attenzione.

“Durante le gare ho maturato un'intima conoscenza del gruppo, ed è lì che ho sviluppato il mio modello di comportamento dinamica oggettiva dei gruppi”, dice Trenchard. “Questo documento è stato scritto per chiarire il modo in cui vengono trasmesse le informazioni di gara fra i corridori, e quindi quanto quel risultato è considerato ‘naturale’ e quanto ‘guidato dall'uomo’”.
Secondo Trenchard, il modo in cui è strutturato un gruppo - chi si trova nelle prime posizioni, chi nelle ultime, chi sta salendo, chi si sta staccando e così via - è in parte determinato da fattori che sono immutabili nel corso della giornata, come la massima potenza prodotta dai singoli atleti, e in parte da componenti che possono mutare durante la gara, come le tattiche di squadra o le spinte motivazionali.
Trenchard descrive come oggettiva quella dinamica del gruppo che deriva da fattori esterni al controllo dei corridori (la propria forma fisica, le condizioni climatiche, ecc.). Definisce invece soggettiva la dinamica di un gruppo che nasce dalla volontà del corridore (decisioni prese durante la giornata dagli atleti o dai manager). Ciò che lo incuriosisce di più è quale di questi è effettivamente responsabile del funzionamento di un gruppo. Ipotizza che l'informazione scorra all’interno del gruppo in due modi: fra ciclisti - come quelli che sono stremati e quelli che sembrano pronti ad attaccare, e da fonti esterne al gruppo, per esempio istruzioni via radio o urla dei tifosi.

Gran parte delle dinamiche soggettive del gruppo sono fondate sull’osservazione - controllare gli altri corridori e il loro comportamento, valutare le condizioni della strada – differente il discorso per le dinamiche oggettive. Per quanto riguarda il primo modello, forse non esiste definizione migliore di quella descritta da Bernard Hinault nel suo libro del 1988: 'Ciclismo su strada: tecnica, tattica, allenamento'.

“Il percorso e le condizioni meteo non sono le uniche cose da tenere in considerazione", afferma Hinault. “Ci sono anche gli altri corridori. Per prima cosa individuo quelli ‘facili’ osservando il modo in cui pedalano e come reagiscono. Poi mi concentro su quelli che stanno correndo in un certo modo o che hanno un compagno di squadra che è un avversario. Se vedete cinque o sei corridori della stessa squadra che iniziano ad avanzare in gruppo, significa che stanno escogitando qualcosa. Dovete avanzare con loro per essere sicuri di venire coinvolti in qualsiasi cosa dovesse accadere. Se notate un corridore che entra in tutte le fughe, significa che sta correndo per vincere... È raro che non sappia esattamente chi è andato in fuga. Dato che conosco bene i ciclisti, so quanto possono avvantaggiarsi senza perdere alcuna opportunità... Se notate che un avversario pericoloso sembra stanco e il percorso è favorevole, potrebbe valere la pena attaccare”.
Trenchard precisa: “Il gruppo è un sistema che deve la sua esistenza alle motivazioni agonistiche dei vari corridori, che agiscono su calcoli razionali in base alle informazioni disponibili. Quindi, le azioni che derivano da ciò sono di natura soggettiva.

Gioco di coppia

Il punto di partenza per la creazione di un gruppo è un concetto chiamato gioco di coppia, cioè l'interazione tra due corpi che si influenzano l’uno con l’altro.

Da una prospettiva ciclistica, si parla di gioco di coppia quando due ciclisti tirano per aiutare un compagno di squadra. Prendiamo in considerazione l’undicesima tappa del Tour de France del 1985. Bernard Hinault staccò il gruppo insieme allo scalatore colombiano Luis Herrera. Hinault riparava dal vento il piccolo Herrera sul tratto pianeggiante, il sudamericano proteggeva il francese nei tratti di montagna. Il risultato? Hinault consolidò la sua posizione in classifica generale ed Herrera si tenne stretta la maglia di Re della montagna. Questo gioco di coppia è tattico, ed è il frutto della volontà di un corridore. Ma funziona solo se entrambi sono fisicamente all'altezza, come è stato nel loro caso.
Questo gioco di coppia si moltiplica fino a dare forma al gruppo e ciò spinge Trenchard a consolidare l'idea che la dinamica oggettiva sia quella fondamentale. E ciò dipende, principalmente, da fattori naturali.
“In pratica, possiamo eliminare tutti gli aspetti umani del ciclismo - spinta motivazionale, strategia, istruzioni da bordo strada - e riassumere il tutto in base a tre principi fondamentali che spiegano e, in certi versi, prevedono il comportamento del gruppo: il vantaggio del risparmio energetico dato dallo stare a ruota, le doti atletiche personali e l’effettiva potenza o velocità”.
Trenchard afferma: "Per le dinamiche oggettive è fondamentale pensare al gruppo in termini di macrostrutture o comportamento collettivo". La macrostruttura è determinata da due fasi principali: il gruppo compatto che si muove a velocità ridotte, e il gruppo allungato che procede in fila indiana pedalando a velocità più elevate”.
E aggiunge: "Ciascuna di queste fasi è determinata dai tre principi di andatura, risparmio energetico e potenza massima. Quindi, se tutti i corridori stanno andando fra il 30-65% della loro potenza massima, possiamo prevedere un gruppo compatto come durante una volata al Tour. Se tutti gli atleti viaggiano invece fra il 65-95% del loro potenziale massimo, ci aspettiamo un gruppo allungato come nelle tappe dell’UAE Tour che si tiene a febbraio”.
Trenchard precisa che "il gruppo si muove anche in modo convenzionale, stando su un lato della strada con i primi a tirare che ciclicamente scalano indietro, riunendosi alla coda del gruppo stesso”.
“Se potessi estrarre alcuni dei comportamenti strategici soggettivi– come le istruzioni dall’ammiraglia su dove posizionarsi in gruppo - e analizzare i principi biologici basilari, potrei osservare queste macrostrutture al fine di migliorare la nostra comprensione dell’evoluzione?”. 
Potrebbe sembrare una conclusione azzardata, ma Trenchard crede che lui, o almeno qualcuno, potrebbe riuscirci.

L’evoluzione

Il fattore chiave nel ciclismo – e, si dà il caso, nella biologia evolutiva - è l’elemento di risparmio energetico. In linea di massima, i valori del 30-40% sono limitati in base alla quantità di energia che un corridore può immagazzinare stando a ruota. Il professor Bert Blocken dell'Università di Eindhoven, nei Paesi Bassi, ha messo in dubbio questa cifra, specialmente in un gruppo in cui il numero di ciclisti che si riparano l’uno con l’altro potrebbe superare i 100.

Per studiare tale fenomeno, Blocken fece costruire 121 corridori in scala 1:4 e li posizionò in gruppo prima di soffiare aria contro di loro. I risultati furono sbalorditivi: per molti dei ciclisti posizionati al centro del gruppo e abbastanza indietro si è vista una riduzione della resistenza fino al 95% a una velocità di 54 km/h. Trenchard mitiga tale risultato sostenendo che la presunzione di Blocken di tenere i corridori a una vicinanza costante pedalando a 54 km/h è irrealistica, ma ritiene anche che un risparmio energetico ben oltre il 50% possa essere altamente probabile.
"Una delle previsioni chiave al di fuori del mio quadro teorico è quella che chiamo ‘ipotesi dell’intervallo di variazione’. Supponiamo di avere ogni giorno una differenza del 30% tra i corridori più forti e quelli più deboli del gruppo. Appena ci accorgiamo di avere un ciclista più debole, per esempio, del 60%, il vantaggio dello stare a ruota non è sufficiente ed è costretto a staccarsi non facendo più parte del sistema del gruppo”, afferma Trenchard.
"Potete immaginare come, in natura, si verifichino processi simili, in particolare nelle migrazioni di uccelli, pesci o trilobiti (il gruppo ormai estinto di antropodi marini). Ripetuti scatti e frenate si traducono in una sorta di sopravvivenza del più forte. Questo è il processo evolutivo essenziale che dipende da tre parametri fisici primari: determinazione del ritmo, produzione individuale massima sostenibile e quantità di tempo a riparo in scia. Ecco perché alcuni trilobiti misuravano solo pochi millimetri, mentre altri raggiungevano i 30 cm di lunghezza. Ottenete una corsa agli armamenti di gruppi sempre più grandi che si separano formando le loro sottospecie”.
Nel libro di successo di Yuval Noah Harari, 'Sapiens: breve storia dell'umanità', lo storico israeliano si riferisce al lavoro del biologo di Harvard, Richard Wrangham, il quale credeva che il fuoco guidasse l'evoluzione umana. La teoria afferma che il fuoco fu dominato dall'homo erectus oltre un milione di anni fa. Prima di allora, prevaleva una dieta cruda, il che significava lungo tempo e molte calorie spese alla ricerca di cibo e masticazione dello stesso. Una volta conquistati il fuoco e di conseguenza la cottura, diminuì il tempo dedicato alla caccia e all’assunzione del cibo, perciò più calorie potevano essere reindirizzate al cervello per consentire l’evoluzione. Il risparmio energetico ha influenzato l'evoluzione e ha dettato la forma di una specie. Proprio come accade in un gruppo.

Au revoir, Monsieur Lefevere

In conclusione sembrerebbe essere che il gruppo dei professionisti sia governato perlopiù da variabili oggettive non modificabili, e purtroppo anche manager del calibro di Patrick Lefevere e Dave Brailsford dovrebbero prendere coscienza del fatto che le loro decisioni hanno un impatto lieve sui risultati dei loro team e sull’evoluzione del movimento.

In conflitto con questo concetto, abbiamo proposto a Trenchard diversi scenari ciclistici specifici nel tentativo di comprendere ulteriormente le dinamiche soggettive di cui parla, di certo varia a seconda del tipo di tappa o gara. Gli abbiamo chiesto in che modo un team come la Deuceuninck-QuickStep possa dominare le Classiche di primavera, spesso con un certo numero di leader coesi che lavorano insieme, fino a importanti dinamiche esterne come le tattiche.

“Dovete ricordare la macrostruttura del gruppo”, risponde Trenchard. “Nel mio modello, è importante sapere se i primi sei corridori in fila appartengono alla QuickStep o se sono mescolati con altre squadre. Importa solo perché qualcuno di un altro team ha preso una decisione tattica per aumentare il ritmo. Questa è la fase soggettiva della gara. Ma la decisione di aumentare il ritmo non fa alcuna differenza semplicemente per il fatto che il gruppo è costretto a un cambio determinato da questi tre fattori: il ritmo dell’atleta in testa, le capacità massime del ciclista e l’energia risparmiata restando coperti. Naturalmente ci sono fattori secondari che sono presenti a prescindere dalla dinamica del gruppo, per esempio evitare le cadute".
In sostanza, l'importanza della dinamica soggettiva si riduce al ritmo dei cambiamenti di velocità. Il resto – la potenza, lo stare in scia e mantenere una certa velocità - dipende da dinamiche oggettive. E mentre il cambio di velocità è senza alcun dubbio essenziale nel ciclismo professionistico (per esempio l’attacco di Matthieu Van Der Poel per vincere l'Amstel Gold del 2019), questo diventa secondario in altri ambiti.
“Basti pensare a cosa succede quando si ha un insieme di molecole organiche, come il cosiddetto brodo primordiale che si pensa abbia dato origine alla vita sulla Terra. Un simile smistamento di molecole prebiotiche potrebbe darci un'idea dell'origine della vita? È il genere di cose che ci permettono di fantasticare sulle dinamiche del gruppo?”, domanda Trenchard.

La visione corretta

Il modello di Trenchard può essere attendibile? Nel luglio 2019, la Royal Society ha pubblicato un articolo intitolato 'Come la vista governa il comportamento di un gruppo compatto di ciclisti'. L'indagine triennale, condotta dall’equipe dell'Università dello Utah ha analizzato ore di riprese del Tour de France del 2016, giungendo alla conclusione che il gruppo principalmente naviga a vista.
Il ricercatore Tadd Truscott ha spiegato: "Gli atleti del Tour de France spesso si trovano a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri. La nostra analisi delle immagini ha rivelato che i corridori si allineano secondo degli schemi e all'interno di un valore che si aggira attorno ai 30° che corrisponde circa al campo visivo periferico umano. Questo li aiuta a reagire con prudenza ai cambiamenti improvvisi o ai movimenti degli avversari”.

I ricercatori hanno anche aggiunto che il campo visivo di un corridore può ridursi a causa dello sforzo durante il finale di gara, il che può portare a spaccature nel gruppo, ciò spiega il comportamento di gruppo in una varietà di animali, inclusi i banchi di pesci.
Trenchard non è convinto: "Non propongono un reale meccanismo evolutivo come il nostro. Inoltre, ignorano gli effetti della forma fisica dei ciclisti e e l’effetto scia del gruppo, demandando gli spostamenti del gruppo stesso solo a semplici segnali visivi”.
Trenchard. sta progettando ulteriori studi per estendere il suo modello, in particolare per vedere se può essere applicato quando le decisioni razionali o irrazionali si mescolano con le variabili fisiche. Il gruppo dei professionisti resta un ottimo insieme di studio, viste le caratteristiche simili che accomunano i suoi componenti.

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