di Giles Belbin - 09 January 2022

Charly Gaul doma il colle di Galibier

Una brutale tappa di montagna del Tour de France 1955 è dove il giovane Charly Gaul mostra il suo straordinario talento al mondo del ciclismo.

Il Tour de France 1955 ha una settimana di vita e la carovana si trova a Thonon-les-Bains, sulla riva meridionale del lago di Ginevra, per prepararsi alla tappa annunciata come la ‘prima battaglia degli scalatori’. L’ottava tappa porterà la corsa sui passi Aravis, Télégraphe e Galibier, prima della lunga discesa attraverso il Lauteret fino a Briançon.

Quando i 108 corridori rimasti in gara lasciano la città per affrontare i 253 km della corsa, tutti gli occhi sono puntati sulla forte squadra francese, in particolare su Louison Bobet. Bobet è il due volte campione in carica e si è già aggiudicato la vittoria sul traguardo di Briançon nel 1954 e nel 1953. Oggi il veterano del Tour si trova al nono posto, quasi 14 minuti dietro al leader della corsa Wim Van Est, ma è il simbolo della città alpina e, sebbene il tracciato odierno non lo porterà sul suo amato Col d’Izoard, ci si aspetta che prenderà l’iniziativa.
Da Thonon-les-Bains è partito anche il lussemburghese Charly Gaul. Il ventitreenne è solo al suo terzo Tour essendo diventato professionista nel 1953, e non è ancora arrivato a Parigi. Ha abbandonato alla sesta tappa nel suo anno di debutto e non è andato oltre alla prima giornata nel 1954, dicendo semplicemente “Sono troppo giovane” mentre lasciava la corsa. 
Nel suo paese d’origine, Gaul è ritenuto un possibile futuro protagonista del Tour ed è già salito sul podio ai Mondiali e nel Giro del Delfinato, nonostante la relativa giovane età. Tuttavia, non ha il supporto di una squadra forte e deve ancora entrare nella top 10 di una tappa del Tour o dare vita a qualcosa di memorabile. Questo è il giorno in cui succederà.

L’angelo delle montagne

Gaul è al comando della gara quando i corridori si avvicinano alla prima salita categorizzata della giornata, e sulle pendici dell’Aravis solo l’olandese Jan Nolten riesce a tenere il ritmo del lussemburghese. Gaul conduce per una lunghezza, ma quando i due raggiungono il Télégraphe, anche l’olandese non riesce più a reggere il ritmo e si stacca bruscamente.

Gaul è solo. Tutto è pronto perché possa divenire un vero protagonista del Tour. Quando supera la cima del Télégraphe e inizia la breve discesa verso Valloire, il suo vantaggio è di oltre cinque minuti, ma la sfida principale della giornata deve ancora arrivare. Il Galibier è in attesa.
Ogni colpo di pedale di Gaul è ora seguito dai giornalisti e dai fotografi appollaiati sulle moto. Si rendono conto che un altro dei grandi spettacoli del Tour si sta svolgendo davanti ai loro occhi.
Gaul pedala verso il cielo, scalando il Galibier con lo sguardo fisso in avanti, i capelli ancora perfettamente pettinati indietro. Quando passa attraverso il tunnel in cima alla salita, il suo vantaggio è di quasi 16 minuti. Gaul scende rapidamente e ferma l’orologio a Briançon su 7 ore, 42 minuti e 55 secondi. Il suo margine di vittoria è di quasi 14 minuti su Ferdi Kübler ed ora il lussemburghese è terzo in classifica generale.
È stato uno spettacolo davvero stupefacente, memorabile. “Un colpo straordinario e audace sulle Alpi”, lo definirà L’Équipe il giorno seguente descrivendo “l’incredibile impresa” di Gaul. 
In seguito, Gaul collezionerà una seconda vittoria di tappa, conducendo sull’Aspin e sul Peyresourde, per poi pedalare insieme a Bobet sul tratto verso Saint-Gaudens e quindi lanciarsi verso la vittoria quando il francese buca una gomma.
Finisce il Tour incoronato come miglior scalatore e al terzo posto in classifica generale. “Il Tour ha avuto molti Re della Montagna e ora ha un Angelo”, scrive il giornalista britannico Jock Wadley. 


L’impresa nella tormenta sul Bondone

Le performance di Gaul lo lanciano sul grande palcoscenico del ciclismo. Nella stagione 1956 il lussemburghese si trasferisce alla squadra Faema e all’inizio dell’estate vince il Giro d’Italia, con il primo posto nella classifica degli scalatori e con tre successi di tappa, tra cui un’epica vittoria conquistata nel gelo e nella tormenta sul Monte Bondone.

Gaul quel giorno taglia il traguardo con gli occhi spenti e semi assiderato, ma anche in cima alla classifica generale. Viene fotografato mentre lo tirano giù dalla bici e due poliziotti lo conducono sorreggendolo in albergo, attorniato dai dirigenti della squadra preoccupati che porgono bevande calde.
Dopo quella vittoria al Giro, Gaul vince il Tour nel 1958, trasformando un ritardo di 16 minuti a sole quattro tappe dalla fine, in un vantaggio di tre minuti a Parigi, grazie a una corsa d’assalto sui monti della Chartreuse e una vittoria a cronometro. Una seconda vittoria al Giro arriverà l’anno successivo.

Da quel giorno del 1955 sul Galibier fu chiaro che Gaul sarebbe diventato uno dei migliori scalatori nella storia di questo sport.

Raphaël Géminiani, l’uomo che indossava la maglia gialla il giorno della fuga di Gaul sulla Chartreuse nel 1958, descrisse il lussemburghese come “uno scalatore assassino... che sale girando le gambe a una velocità che ti spezza il cuore, tic toc, tic toc, tic toc”.
“La facilità d’azione di Gaul ti fa pensare che non ci stia davvero provando”, scrisse una volta il reporter Rene De Latour. “Quando alla fine gli passi accanto in macchina, ti fa un occhiolino scherzoso. E a volte i suoi fans si sorprendono nel sentirlo fischiettare una melodia”.


Gaul si ritirerà nel 1965, vivendo come un eremita in un bosco fino a quando emergerà circa 20 anni dopo. Tornerà al Tour nel 2002, con la barba e la pancetta, a malapena riconoscibile come l’angelo delle montagne di un tempo. Morirà tre anni dopo per un’embolia polmonare.

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