Balades Gravel sul Mont Ventoux

“Passeggiata” in bikepacking nella Vaucluse, in Provenza, provando la prima edizione del Ventoux Gravel Classic. L’occasione perfetta per pedalare in luoghi ben attrezzati per l’offroad. Tanto da far nascere un centro per lo sviluppo del turismo gravel.

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Balades Gravel sul Mont Ventoux.

Non si sa esattamente da dove arrivi il nome “Ventoux” del Gigante della Provenza, ma entrambe le interpretazioni più gettonate sulla sua origine si toccano con mano affrontandolo proprio in bici, sui percorsi meno battuti: il Mont Ventoux potrebbe essere stato battezzato come “ventoso” alla luce del Maestrale che spesso soffia con raffiche sopra i 100 km/h, ma il suo nome potrebbe anche avere origini occitane e provenire dall’antica parola gallica “ventur”, che significa “colui che si vede da lontano”.

Questo è l’anno in cui, per la prima volta nella storia del ciclismo mondiale, il Tour de France prevede due salite sulla sua mitica cima. Nell’undicesima tappa Sorgues-Malaucène di 199 km sono infatti presenti due ascese consecutive, una al 122 km e una al 177 km, con salita iniziale da Sault, discesa fino a Bedoin e risalita per arrivare poi a Malaucene. Un doppio anello che vuole celebrare una delle ascese ciclistiche più belle e dure del pianeta.

Ebbene, oltre ai tre versanti canonici amati dagli stradisti, esiste un modo diverso di vivere questa montagna quasi sacra, il Monte Olimpo francese di tanti grandi miti come Eros Poli, Marco Pantani e Chris Froome. Da comuni mortali, invece, per entrare nel leggendario Club des Cinglés bisogna salire in un solo giorno i tre versanti, un giro mozzafiato da 4.400 metri di dislivello... e non pensiate sia poco!

Ma oltre al celebre nastro di asfalto che porta al candido paesaggio lunare della vetta, cosa esiste? Eccoci, finalmente, al sodo: proprio qui intorno sorge un paradiso gravel o, meglio, un girone dantesco per lussuriosi del ciclismo selvaggio, avventuroso e alternativo.

Il 24 e 25 ottobre 2020 abbiamo provato la prima edizione del Ventoux Gravel Classic scegliendo la formula più strong chiamata “bikepacking”, distribuita su due giorni per un totale di 170 km e 4.200 metri di dislivello. Eravamo in periodo di piena pandemia anche in Francia, tant’è che fino all’ultimo la partenza è stata in forse e che molti iscritti non sono riusciti ad arrivare. Ma la voglia di esserci era tanta, e così alle 8 di sabato sono salita in sella alla mia Kona Sutra LTD con cambio 1x11 e gomme da 50 mm, bagaglio minimal, pettorale in vista, transponder pronto per i checkpoint e via: una delle più meravigliose fatiche sui pedali ha avuto così inizio.

Descrivere il percorso è difficile, perché l’elenco delle location memorabili e, quindi, anche dei miei infiniti stop fotografici, riempirebbe l’intero numero della rivista, e non vogliamo certo rovinarvi del tutto la sorpresa nel caso riusciste a partecipare alla nuova edizione 2021, già pronta e disponibile per le iscrizioni. Il mese di ottobre potrebbe sembrare un azzardo, ma non qui, dove l’autunno regala colori incredibili, il clima è ancora clemente con l’aria che sa di mare, il Maestrale è un incontro quasi doveroso (e se non c’è, è una rarità imprevedibile) e la vita scorre su ritmi rilassati dopo la baraonda estiva.

E se in francese “balade” significa passeggiata o giro in bici, allora è ora di salire in sella e danzare su nuove strade.

Filosofie gravel

Si sa, la disciplina del gravel (se così si può chiamare) in questi anni è decollata diventando un curioso mix di cultura, moda e agonismo. Si tratta certamente di una strada (sterrata) molto interessante, soprattutto per le sue enormi potenzialità in qualsiasi territorio. Abbiamo scelto di raccontare questo angolo di Francia perché, tra eventi agonistici, tour organizzati e nuove proposte, è un laboratorio a cielo aperto molto interessante, dove trovare la propria definizione della parola “gravel”.

Tutta la zona del “Monte Ventoso” racchiusa tra le località di Sault, Bedoin e Malaucene è una mecca del turismo su due ruote (e non solo), che nei periodi di alta stagione può diventare da shock, costringendoti a sgomitare tra ciclisti, motociclisti, camper e auto da corsa su ogni strada e in ogni paesino. Sarà la stagione o l’itinerario ben pensato fuori dalle location più gettonate, ma questa esperienza provenzale è assolutamente tutt’altra cosa, e lascia solo sensazioni di libertà e respiro, come il gravel solitamente vuole. Mettendo in connessione un labirinto di sentieri, single track, sterrate antincendio, strade secondarie e mulattiere, l’evento Mont Ventoux Gravel permette un’immersione totale nell’essenza più selvaggia della regione. Alle pendici si attraversano fitti boschi variopinti e una profumatissima macchia mediterranea, per poi salire quasi ai 1.911 metri della vetta, con il paesaggio che diventa brullo, candido e sassoso. L’ultimo tratto è famoso proprio per il suo aspetto surreale che lo fa assomigliare a un set di Guerre Stellari. Il bello di tutte le tracce di questo Gravel Classic (disponibile sempre in tre formule su uno o due giorni, con chilometri e dislivelli diversi) è la varietà di terreni, l’assoluta lontananza dal traffico, la sensazione di avventura, una buona dose di difficoltà tecnica in certi tratti, i sorprendenti affacci sul panorama dell’entroterra provenzale e la tavolozza di colori che solo l’autunno può dare.

Ogni edizione dell’evento nasce da un enorme lavoro di esplorazione, tracciamento e manutenzione della sentieristica da parte di Olivier Brunaud e di tutto il team di Egobike, organizzatore dell’evento. A loro si devono le gustose soste ristoro lungo il percorso, i punti di controllo, il sentirsi sempre al sicuro grazie a una rete di postazioni di persone pronte a intervenire per recuperare eventuali partecipanti con problemi. Conoscere un territorio ed essere coraggiosi nel proporre un percorso al giusto limite tra divertimento e difficoltà è la formula magica per rendere felice ogni partecipante, senza annoiare e senza mettere eccessivamente in crisi.

La fatica, poi, è parte della “religione” ciclistica, quindi inutile dire che a fine giornata ogni energia è esaurita, e si è mossi quasi solo dalla voglia di una buona birretta fresca (quella della Brasserie Artisanale du Mont Ventoux, ovviamente), di una quiche fatta in casa e di qualche ora di buon sonno.

La partenza del secondo giorno è magica: prima dell’alba, con luci e frontali accese, e appena le gambe iniziano a girare sul breve tratto di asfalto che esce da Vaison-la-Romaine ci si infila immediatamente in un single-track simile a una montagna russa immersa nella giungla, e da qui fino a sera non esiste tratto che non stampi sorrisoni sul volto, nonostante la fatica.

Roule ma poule!

Il percorso che vi racconto ha come punto fisso di partenza e arrivo per tutte le versioni Vaison-la-Romaine, piccolo borgo di pietra arroccato su una collina. Il primo giorno la traccia si dirige a sud salendo di quota sui sentieri della catena delle Dentelles de Monmiral (incrociando il tracciato del Tour des Denteilles, bellissimo anello per MTB ed e-bikes), sfiora il paese di Gigondas per poi proseguire rimanendo sui 500 metri di altitudine in mezzo a boschi di conifere e scendere di quota lungo il Chemin de Durban tra ettari di vigneti, fino a Beaumes-de.Venise. Da qui si risale un poco sulle pendici delle Denteilles, tornando in mezzo alle foreste e incrociando per la prima volta il percorso fuoristradistico del Grand Tour del Mont Ventoux e scendendo fino al paesino di Barroux, dominato dall’Abazzia Benedettina di Santa Maddalena. Qui si vira verso nord per rientrare al campo base pedalando tra boschi e vigneti su poderali, stradine secondarie e single track di varia difficoltà. Così, con 70 km di percorrenza e 1.250 metri di dislivello nelle gambe, si fa rientro a Vaison, dove ci si può godere un po’ di relax e preparare bici e bagaglio per il giorno successivo.

Il secondo giorno è ancora più impegnativo, ma la motivazione è alle stelle, soprattutto sapendo che si metteranno finalmente le gomme sul mitico Mont Ventoux, percorrendone per ore le pendici in salita, in discesa, su diversi versanti. Ci si sposta inizialmente verso est attraverso le dolci colline della bellissima campagna provenzale per poi attaccare la montagna dal versante nord, non prima però di aver fatto un tostissimo anello che scende verso Brantes per poi riprendere quota in modo a dir poco violento da Saint-Leger-Du-Ventoux. Qui, con già 37 km sulle gambe, inizia la vera salita: 1.140 metri in 13 km con vista mozzafiato sul versante nord per conquistare la quota massima della traccia a 1.540 metri, dove inizia la radura e il Maestrale non perdona. In questa mattinata di ottobre era impossibile stare in sella, se non a favore di vento, altrimenti si era per terra in un soffio... letteralmente.

Da questo punto inizia una discesa epica lungo la mitica sterrata del versante sud, sfinendo braccia e spalle per le vibrazioni date dalle gomme sui grandi sassi smossi. Il panorama è mozzafiato e, pur lasciando scorrere la bici con grinta, si gusta tutta la bellezza della Riserva della Biosfera del Mont Ventoux. 1.200 metri di dislivello persi in 20 km, per poi girare il manubrio nuovamente verso nord e iniziare dei dolci saliscendi collinari in un mix di piante e panorami da capogiro. Ritornare al punto di partenza dopo questi 110 km è una bella conquista, tutta palpabile guardando lo strato di polvere che ci si ritrova addosso, i muscoli esausti, i vestiti fradici di sudore e le borracce vuote.

Qualsiasi sia stato il tempo cronometrato o qualsiasi taglio si sia dovuto fare, in ogni caso questa due giorni vale la pena di essere tentata e vissuta al massimo, anche in solitaria. L’edizione 2021 del Ventoux Gravel Classic, terza e ultima tappa del France Gravel Challenge, è programmata per il weekend del 23 e 24 ottobre su un percorso simile a quello del 2020 qui raccontato, ma con l’introduzione di una news riguardante la formula Ultra: una classifica sulla base di prove speciali cronometrate su alcuni tratti appositamente scelti dalla direzione gara. Ancora più brividi per tutti, dunque.

Allenate corpo e testa, iscrivetevi per non perdere il posto e caricate il vostro gps, perché ottobre si avvicina. Come si dice scherzosamente in francese: “Roule ma poule!”, cioè “Andiamo!”.

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