Varonha, cuore d’acciaio

Winston Vaz di Varonha Frameworks racconta la sua lunga storia d’amore con i classici telai in acciaio e di come forse sia uno dei più esperti costruttori del settore.

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Varonha Frameworks (foto Mike Massaro).

Secondo Malcolm Gladwell, nel suo libro Outliers (fuoriclasse, ndr), il percorso per raggiungere un’esperienza di livello mondiale è di 10 mila ore di pratica. La realizzazione dei Beatles – racconta – durò due anni e mezzo, attraverso innumerevoli esibizioni nei club di Amburgo tra il 1960 e il 1962. In quel periodo, si esibirono circa 1.200 volte – più di quanto facciano la maggior parte delle band lungo tutta una vita – e quando tornarono a casa erano diventati una “realtà nuova e diversa”, e realizzarono la prima hit Please Please Me, nel 1963.

È giusto dire che Winston Vaz conosce di più l’acciaio Reynolds che le chitarre Rickenbacker, e ha lavorato alla costruzione di biciclette per oltre 50 mila ore. Non sorprende dunque che la sua One Inch 953 abbia ottenuto il premio Cyclist Best Road Bike al Salone delle biciclette fatte a mano che si tiene a Bristol.

“Il mio è un lavoro personalizzato su commissione. Saldature, incisioni, tutto seguendo un puro stile vintage. A me va bene così perché, in fondo, anche io appartengo al vecchio corso”, dice Vaz. “Ho iniziato negli anni ’70, a 16 anni, lasciando la scuola per iniziare a costruire telai. Mi sarebbe piaciuto lavorare il legno, ma a 16 anni un lavoro è pur sempre un lavoro – e io avevo un fratello che lavorava nell’azienda di bici Holdsworth come caposquadra incaricato alle verniciature, così mi sono unito a lui”.

Catena di montaggio

Varonha Frameworks (foto Mike Massaro).

Vaz spiega che mentre oggi i modelli inglesi in acciaio sono opera di singoli artigiani – ognuno dei quali realizza poche decine di telai l’anno, nel 1977 la Holdsworth ne produceva a migliaia, insieme ad artisti del calibro di Raleigh, Claud Butler, Dawes e Townsend.

“Era una vera e propria catena di montaggio, in cui ognuno aveva un compito preciso: per esempio, montare il ponte dei freni. Ogni bici ti passava davanti e tu eri addetto solo al ponte dei freni. Ne potevi fare oltre 40 al giorno. Il giorno dopo potevi essere destinato a un altro punto della catena di montaggio. Così facendo, ho davvero imparato a fare tutto al meglio, dato che Holdsworth all’epoca produceva telai di alta qualità”.

In effetti, l’azienda nata nel Kent (Contea a sud-est dell’Inghilterra) era molto rinomata e forniva i migliori team inglesi con telai molto leggeri montati Campagnolo (il principale artefice del Made in Italy dell’epoca).

Vaz lamenta il fatto che, per sopravvivere, Holdsworth ha trasferito tutta la produzione in estremo oriente, seguendo l’esempio di molte altre aziende. “Dopo nove anni in cui ho imparato a realizzare telai, mi sono trasferito da Chas Roberts, un prestigioso costruttore londinese di bici di alta qualità. Mi dedicavo ai suoi modelli di mountain bike, tra cui la famosa Dogs Bolx. Sono stato l’unico a costruire quel telaio. Dopo 28 anni, però, ho pensato che era ora di compiere un passo ulteriore”.

“Ho creato Varonha e per un po’ ho realizzato ancora bici per conto di Chas, ma lui dopo un anno cessò l’attività. Non riusciva a trovare un altro bravo costruttore che prendesse il mio posto”.

Alla ricerca della perfezione

Da un lato, la storia di Vaz è triste, intrisa di nostalgia per un’epoca rimasta stritolata dal progresso. D’altra parte, la progressiva scomparsa di produttori di bici in acciaio con tubi sottili saldati ha giocato a suo favore. Anche se non realizza più migliaia di telai, Vaz ha i clienti e soprattutto il tempo per creare biciclette davvero straordinarie.

“A volte mi ci vuole un mese per finirne una. Taglio le giunture a mano e ci aggiungo quegli ornamenti che i vecchi maestri telaisti usavano per abbellire le loro bici. Il mio tratto distintivo è il motivo saldato sotto il reggisella”.

Mentre la giuntura del reggisella sembra un unico pezzo fuso, le estremità appuntite dei due foderi verticali sono tagliate da un altro tubo, incurvate e brasate nella loro parte superiore, creando un effetto come se i foderi abbracciassero tutta la parte superiore del tubo orizzontale.

“I due foderi devono allinearsi perfettamente, altrimenti il risultato sembrerà orribile. Mi ci può volere anche un giorno, per realizzare questo effetto. Se faccio un errore, devo tagliare tutto e ricominciare da capo, riutilizzando i foderi rovinati per fare una bici più piccola. Mi va bene se sto lavorando a una bici di misura 61 cm, ma se sbaglio quando ne sto facendo una da 48 cm devo buttarli via. In realtà, è raro che commetta degli errori”.

Inoltre, le iniziali dei clienti vengono incise sulla testa della forcella e la scritta “Varonha” sul movimento centrale (il nome deriva dal cognome del padre di Vaz e da quello della madre – Noronha).

Lo stemma è tagliato a mano, una stella è posta in alto al centro di un tubo verticale volutamente snello, come del resto tutti gli altri tubi Reynolds 953.

“Non mi piace doverlo dire, ma sento che molti moderni telai in acciaio vogliono copiare i modelli in carbonio e utilizzano grandi tubi rigidi. Con l’acciaio, però, più un tubo è grande e più è pesante. Si deve ridurre lo spessore delle pareti del tubo. I modelli che invece usano tubi dal diametro piccolo e quindi con pareti più spesse, durano anche 50, 60 anni. Inoltre, un telaio in acciaio e uno in carbonio sono totalmente diversi – o almeno così dovrebbe essere. È per ciò che la gente viene da me. Vogliono una bici che non sia solo diversa, ma anche vivace e piacevole da guidare".

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