di James Spender - 09 gennaio 2019

L'omaggio di Don Walker alla vecchia URSS

Don Walker è il fondatore del North American Handmade Bicycle Show, dove esibisce alcune delle sue più belle creazioni
1/6 I telai realizzati da Don Walker partono da un prezzo di 2.400 dollari. Per maggiori dettagli visitate il sito<br /><strong><a href="https://www.donwalkercycles.com/" target="_blank">donwalkercycles.com</a></strong>

Ispirato dall'URSS

Foto Danny Bird

Don Walker
ironizza sulle scritte in russo che campeggiano in bella evidenza sul fodero destro del carro della sua bicicletta e sorridendo dice: “in cirillico vuol dire ‘realizzato a mano a Louisville, Kentucky, da uno sporco capitalista americano’”. Anche per gli standard esoterici delle biciclette artigianali, questa macchina rosso fuoco è un capolavoro. È stata realizzata da Walker, un veterano del ciclismo artigianale da ben 27 anni, ed è in parte un oggetto da collezione e un omaggio alle gare su pista in un’epoca in cui vi era un grande fermento politico. “L’ispirazione me la diede la bici da pista Masi utilizzata nell’Inseguimento alle Olimpiadi di Seoul del 1988 da Viatcheslav Ekimov”, precisa Walker. “Ekimov era russo, e ci trovavamo nel periodo in cui si contrapponevano Reagan e Gorbachev, sul finire della Guerra Fredda. Il mondo era in forte agitazione con numerose contestazioni da parte di molti Paesi intenti a boicottare Seoul. Difatti, quell’edizione fu l’ultima Olimpiade a cui prese parte l’Unione Sovietica. L’URSS si dissolse nel 1991”.

Le bici "lo-pro"

L’ Unione Sovietica non fu l’unica cosa che si dissolse negli anni 90. A quel tempo biciclette come la creazione di Walker erano piuttosto comuni. Conosciute affettuosamente come “lo-pro”, queste bici abbinavano una ruota anteriore 650b abbinata a una posteriore 700c. Ciò obbligava i telai ad avere uno sloping marcato poiché un carro lungo doveva congiungersi con una forcella compatta. L’idea aveva in realtà due scopi. Non solo permetteva all’atleta di posizionarsi più in basso di quanto permettesse una ruota anteriore da 700c, ma la ruota più piccola consentiva di assumere una posizione ancora più raccolta così da favorire la penetrazione aerodinamica, fondamentale nelle gare a Inseguimento. La soluzione funzionò alla perfezione con Ekimov e il suo team, portandoli alla conquista dell’oro olimpico nel 1988, ma a partire dal 1997 tale design venne bandito dall’ UCI che introdusse nuove regole tra cui quella che voleva entrambe le ruote dello stesso diametro. Fortunatamente, nel mondo delle biciclette artigianali le regole UCI non sono applicate. Pertanto quando Matt Haldeman - amico di vecchia data nonché pistard amatoriale - si rivolse a Walker per una nuova bici, il costruttore del Kentucky fu ben felice di aiutarlo. “Non costruivo una bici ‘lo-pro’ dal 1990, e di certo non ho mai realizzato questo tipo di forcella e attacco prima d’ora”, dice Walker. “È anche la prima volta che faccio una costruzione a doppia laminazione. Avevo tutto da imparare e andando avanti per prove ed errori, manipolando il metallo, avrò speso non meno di 60 ore su questo progetto”.

La costruzione del telaio

La maggior parte delle persone riconosce la costruzione a bi-laminazione quando vede un telaio con due materiali diversi accoppiati: un tubo sterzo in metallo unito a due pezzi di tubo obliquo e orizzontale - anch’essi in metallo e scolpiti per sembrare giunture tradizionali - su cui vengono inseriti tubi in carbonio. Questa bicicletta si differenzia perché è tutta in acciaio, con le giunzioni saldobrasate a darle un aspetto uniforme, quando invece quasi tutte le biciclette bi-laminate usano saldature a TIG. La cosa più curiosa che cattura l’occhio è il frontale. La bici assume un look fortemente aggressivo, ma guardando attentamente si scopre che l’attacco e la testa della forcella sono realizzati in un unico pezzo. Il cannotto forcella è tagliato superiormente in linea con il tubo sterzo e chiuso con un tappo, lasciando la curva manubrio di tipo bullhorn quasi a sfiorare la copertura. “I tubi sono dei vecchi Columbus KL e la forcella ha i Columbus Air. Ho dovuto realizzare la corona della forcella dal nulla. È stato un lavoro portato avanti per prove ed errori arrivando a un tubo in acciaio da 1,75 pollici partendo da uno di 0,75 pollici passato al tornio, mentre dall’altra parte la macchina consentiva di realizzare la parte deputata a fungere da attacco. Il tutto è stato disegnato dalle foto della Masi di Ekimov”. Un lavoro faticoso che trasuda amore, e se per molti artigiani quello raggiunto è un risultato soddisfacente, non lo era per Walker che si mostrava non pienamente soddisfatto. C’era ancora da abbinare i componenti giusti e creare la giusta combinazione di colori. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - febbraio 2018

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