di Trevor Ward - 14 gennaio 2019

Lode alle bici invernali

Quando le bici “belle” vengono messe via per l’inverno, è tempo per le cugine “brutte” di uscire allo scoperto. Ma questo razzismo è giustificato?

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Foto Tapestry

Come una vecchia maglietta scolorita con la scritta della band preferita oppure un vecchio Nokia dalle dimensioni di un mattone messo a prendere polvere dietro a una tazza. La bici invernale non è di certo la più bella della collezione, ha appendici voluminose, goffi componenti e pneumatici pesanti. Ma, a volte, l’affidabilità e la robustezza vengono prima di stile e raffinatezza. La bici invernale è una metafora della vita: vecchio, pesante e lento non significa necessariamente obsoleto. Vestire in modo sensato piuttosto che con stile non vi rende noiosi. La tecnologica trasmissione elettronica può dare un’impressione di esclusività ma vediamo come resiste a un inverno britannico. Quella esile lama in fibra di carbonio potrebbe sembrare una fragile cialda di parmigiano senza alcun parafango o un adeguato spazio ruota. Come è doveroso rispettare gli anziani, altrettanto dovremmo fare nei confronti della nostra bici invernale.

Vivendo in Scozia, sono solito utilizzarla almeno sei mesi l’anno, trovandomi alla fine a percorrere con essa più chilometri di quanti ne faccia con la migliore. Sembrerebbe non amata, persino maltrattata. Non viene pulita tanto spesso come la mia migliore bici, ed è equipaggiata coi componenti più economici che vanno dalle ruote pesanti ai parafanghi traballanti, fino ai pedali di fascia economica e alle coperture vetuste. Non vado sicuramente alla ricerca di una nota di stile, voglio un mezzo che mi accompagni anche nelle peggiori condizioni climatiche senza dovermi preoccupare dei costosi componenti montati e di ruote abrase da sale, sabbia o altri detriti. In altri tempi, una bici invernale sarebbe stata cannibalizzata dagli avanzi dei precedenti modelli estivi, assicurando uscite senza intoppi. Oggigiorno, le bici in acciaio o alluminio con componentistica di bassa gamma possono venire acquistate allo stesso prezzo di un paio di scarpe eleganti, o se proprio lo si desidera, le si può declinare a utilizzi che vanno tanto di moda, ovvero ciclocross, gravel o avventura.
Amo la bici invernale più di qualsiasi altra in mio possesso. Se dovessi scegliere, finirei ogni volta per optare per il mio modellino da 500 sterline. Ne abbiamo passate di tutti i colori. Siamo scivolati sul ghiaccio (entrambi solo con pochi graffi) e siamo stati colpiti da violente grandinate. Abbiamo pedalato sotto la pioggia, al vento, con la neve e a temperature anche sotto i 10°. I componenti continuano a funzionare nonostante siano ormai logorati, graffiati e sbiaditi, e nelle rare occasioni in cui si rompono, i rispettivi ricambi hanno un valore ormai esiguo essendo stati scartati come indegni per i modelli ad alte prestazioni.
Come disse una volta il preparatore del team Sky Rod Ellingworth: “Non spenderei mai 5.000 sterline su una bici nuova di zecca per portarla poi su strade dove sale e detriti finirebbero per rovinarla. Piuttosto opterei al 100% per una bici invernale, più pesante e con pneumatici più spessi. Tutte cose che alla fine possono portare solo benefici, aumentando la resistenza”. Guidare la mia bici invernale mi fa sentire di aver portato a termine una pedalata che definirei giusta e onesta. Niente concessioni all’aerodinamica o al peso. Tutto in stile vecchia scuola del ciclismo, come i pionieri del Tour de France che affrontavano la corsa a bordo di pesanti telai in acciaio. Senza dimenticare le camere d’aria di scorta avvolte attorno al torace. Dentro alla tasca posteriore ho una chiave da 15 mm, che utilizzo per serrare i dadi delle ruote visto che non sono dotate di moderni quick-release.
È facile per noi essere ossessionati dai telai sempre più leggeri e dalla componentistica avanzata, ma l’inverno si fa beffa di tutto ciò. Se volete guadagni marginali, non vi rimane che mangiare qualche biscotto o fetta di pane in meno dopo l’uscita, invece di spendere 50 sterline per un portaborraccia in carbonio. In tale contesto, il peso della mia bicicletta invernale è un conforto. Sopravviveremo a questi mesi invernali insieme - entrambi pochi chili più pesanti di quanto dovremmo essere - e posso consolarmi sapendo che il maggior dispendio energetico per pedalare attraverso un’aria più densa è il perfetto allenamento di resistenza. Quando finalmente tornerò alla mia bici estiva, solitamente a metà maggio, è come se passassi da una Lada a una Lamborghini. L’autore e filosofo Paul Fournel dice: “La bici parte sempre con un miracolo”. Si riferisce a quel momento in cui, da bambini, improvvisamente ci rendiamo conto che stiamo in equilibrio senza l’aiuto della mano di sostegno di un genitore. Continua...

L'articolo è stato pubblicato su Cyclist - febbraio 2018
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