Essere bikepacker

Libertà, avventura, scoperta rappresentano l’essenza di questa moderna filosofia applicata al mondo delle due ruote che raccoglie un numero sempre crescente di praticanti. E l’Italia offre infiniti itinerari a misura di bikepacking.

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Bikepacking.

Pace soprattutto per il suo richiamo quasi primordiale all’essenzialità. Less is more. Applicato alla bicicletta, ma non in senso stretto in quanto mezzo di trasporto. Perché bikepacking non è semplicemente un modo di viaggiare: è uno stile di stare sui pedali, una delle tante filosofie moderne applicate al mondo delle due ruote. Bikepacking profuma di libertà, di avventura, di scoperta. È un richiamo che ci toglie alla nostra pigrizia e ci chiede di scappare, forse di tornare un po’ bambini. Di viaggiare con poco, per essere veloci, agili, ma anche per riscoprire noi stessi e le nostre abilità. Questo elogio del bikepacking non è una strizzata d’occhio a una moda passeggera, ma realmente un’ode a un modo di viaggiare in bicicletta che sta facendo adepti in tutto il mondo. Per tanti e diversi motivi, che qui proveremo a mettere in ordine.

Essenza

Premessa d’obbligo. Parlare di bikepacking significa parlare di chi viaggia in bicicletta senza le classiche borse laterali che si agganciano ai portapacchi, anteriore o posteriore, ma che invece si innestano direttamente al telaio, dando nuova forma e quindi nuova vita al nostro mezzo.

Lo spazio, per forza di cose, è decisamente minore rispetto all’assetto da cicloturismo tradizionale. Per questo il bikepacking chiede essenzialità. E per questo piace.

Non vediamo l’ora di fuggire, di iniziare una nuova avventura. Di scappare da quella routine in cui non manca mai nulla. Il bikepacking è un continuo e costante richiamo primario a quello che è strettamente necessario, nulla di più. È sobrietà. In quelle poche borse, che si tratti di una uscita di un solo giorno o di settimane, ci sta solo l’indispensabile. Per tutto il resto ci siamo noi, solo noi, con le nostre gambe, il nostro fiato, la nostra voglia di avventura, di scoperta.

Bikepacking.

Libertà

Bikepacking e libertà suonano quasi allo stesso modo. Hanno lunghezze d’onda molto simili, molto più del classico cicloturismo. La libertà che sogniamo per tutta la settimana e sudiamo nel weekend, quando saliamo in sella. O quella che ambiamo per un anno intero e poi divoriamo durante le vacanze estive. Libertà anche nella scelta della bicicletta come del percorso. Non ci sono preconcetti. Si può fare bikepacking tanto con una bici da corsa quanto con una mountain bike. E quindi con tutte le diverse gradazioni di colore che separano, almeno sulla carta, questi due estremi. E si può fare bikepacking su una strada asfaltata, su una strada bianca, su un sentiero di montagna. Ovunque. L’importante è pedalare, sentire il vento in faccia, il cuore che batte; sentirsi un tutt’uno con il proprio mezzo e anche con l’ambiente che ci circonda. Liberi di pedalare, liberi di essere.

Tempo

Non ci sono regole, si può scegliere un assetto in stile bikepacking anche per fare il giro del mondo in bicicletta. Ma uno dei motivi del suo successo è senza dubbio legato al fatto che è lo stile di viaggio di chi ha pochi giorni. Fosse anche uno solo. Oppure due, tre, un weekend o una settimana intera. Nella quale vogliamo persino sentirci un po’ scomodi, con quel poco che abbiamo deciso di portare con noi stessi. Non abbiamo molto tempo ma lo vogliamo gustare fino all’ultima goccia. Vogliamo fare indigestione di sensazioni positive, il pieno di adrenalina. Corriamo contro il tempo ma in realtà ne siamo fuori, non ce ne preoccupiamo.

Non importa quando arriviamo a destinazione, il bikepacking ci chiede anche questo: è un viaggio breve ma intenso, non un mordi e fuggi ma piuttosto uno stacco dalla routine che ci annoia. E pedalare qualche ora in più del previsto, in realtà, è proprio quello che volevamo. Poi torniamo a casa, alla vita “normale”, e già sogniamo la prossima avventura.

Bikepacking.

Stile

È alla moda? Sì. Bikepacking oggi è uno status symbol. Un’icona. Uno stile che ha le sue regole. Ma in fondo, ben vengano mode come questa. Che ci chiedono di metterci in sella, di uscire da una sorta di comfort zone, che esaltano la bicicletta e la rendono ancora più alla portata di tutti.

Come la moda della bici gravel, della ghiaia e delle strade bianche. Non crediamo che siano effimere. Certo, gli scatti che postiamo sui social non sono fatti a caso. Devono stare dentro una certa retorica e una certa grammatica. Ma non è affatto vero che pedaliamo solo per condividere, la nostra non è una gara. Il Bikepacking, alla fin dei conti, chiede un’adesione quasi spirituale. E chi non ci crede davvero si perde per strada, resta indietro. E noi andiamo avanti.

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