di Stu Bowers - 21 ottobre 2019

Canyon Grail

Nella gravel di Canyon c’è molto di più che il manubrio a doppia barra.

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Ricordate la Fiat Multipla? E' stata senza dubbio una della auto più pratiche mai realizzate, ma nessuno andava oltre il suo aspetto, come fosse una navicella da atterraggio lunare con un muso simile a una tartaruga ninja. Quando è la funzionalità a dettare le regole il risultato non è da subito l’aspetto più evidente.

Mi riferisco naturalmente allo strano manubrio disposto su due piani e soprannominato “Hover Bar”. Parlando di innovazioni, non sono certo uno che vuole criticare un marchio – senza nuove idee saremmo abbandonati a una noiosa prospettiva per il futuro del nostro sport – ma non ho potuto fare a meno di notare che, ogni volta che uscivo con la Grail, gli altri ciclisti del gruppo la fissavano digrignando i denti e facendo col viso la tipica espressione di chi si è appena spruzzato in faccia del succo di pompelmo.

Ovviamente gli sguardi sono un fatto personale, quindi non mi soffermerò sulla questione estetica. In ogni caso, la Grail va oltre il semplice manubrio.

Per cominciare, il telaio è straordinariamente leggero per essere una gravel. Canyon afferma che pesa 830 grammi, e un sacco di telai di veri e propri modelli road non sono così leggeri. Non ho motivo di non credere a Canyon, dato che la nostra bici di taglia M pesa 8,13 kg – un pelo meno dei dichiarati 8,2 kg.

La Grail mi ha trasmesso una buona impressione quando la strada o il sentiero puntavano verso l’alto e, a differenza di alcune gravel che ho provato e che avevano la tendenza a essere un po’ macchinose, è risultata agile e scattante nello sfrecciare attraverso i sentieri boschivi.

La sua maneggevolezza può ricondursi al fatto che gli angoli chiave del telaio sono simili al modello Inflite da ciclocross di Canyon, con un posteriore reattivo. Il passo sulla Grail è leggermente più lungo (soprattutto nella parte anteriore, per ottenere spazio per pneumatici più grandi senza che la punta della scarpa possa andare a toccarli) per favorire la stabilità in discesa, e non solo in ambito off-road.

Uno dei miei test con la Grail è stato un’uscita di 120 km sulle colline nel Nord della California, in cui ho usato un paio di ruote DT Swiss in carbonio con pneumatici Continental da 28 mm. Durante le lunghe discese, era uno spettacolo lanciare la Grail tra i vari tornanti e, anche quando mi accorgevo di aver esagerato nel dare gas o nello stringere la traiettoria, ero rassicurato dal fatto che i freni a disco e la stabilità della bici mi avrebbero sostenuto.

Ciò che è stato sempre evidente, su strada e in fuoristrada, era l’efficacia del reggisella molleggiato VCLS di Canyon. Sia il tubo sia il punto di fissaggio nascosto all’interno del tubo verticale si combinano per dare una tangibile flessibilità (spesso visibile) che smorza i sobbalzi provenienti dalla parte posteriore. Naturalmente, anche le gomme e la pressione di gonfiaggio hanno assunto un ruolo importante, e le Schwalbe G-One Bite da 40 mm a 2,3-2,7 atmosfere hanno offerto un buon bilanciamento tra aderenza, comfort e velocità di rotazione su una gran varietà di terreni.

L’Ultegra Di2 di Shimano in dotazione ha offerto prestazioni impeccabili. Il range più ampio di pignoni, grazie alla configurazione compatta (50/34 t), è stato particolarmente utile nelle uscite su strada, ma potrebbe essere argomento di discussione per alcuni visto che la tendenza del mercato per il segmento gravel propende per una guarnitura 1X.

Ora, torniamo al manubrio. L’esclusivo modello monoscocca in carbonio ha mantenuto la promessa di avere un’innata elasticità e mi ha convinto del fatto che gli altri non dovrebbero guardarlo dubbiosi? Non del tutto. La teoria è questa: di solito, le parti più flessibili di un manubrio sono le impugnature basse, perché sono più lontane dal punto di ancoraggio del corpo del manubrio stesso. Quello che Canyon suggerisce è che c’è bisogno di impugnature basse più rigide, per gli sprint e in discesa, mentre per avere più comfort (su terreni impervi) si impugnano le parti più alte. Continua...

La prova completa è stata pubblicata su Cyclist - Ottobre 2018

Modello Canyon Grail CF SLX 8.0 Di2

Gruppo Shimano Ultegra Di2

Ruote Reynolds Assault ATR Disc Carbon

Dotazione Canyon CP01 cockpit, reggisella Canyon S15 VCLS 2.0 CF, sella fi’zi:k Aliante R3, pneumatici Schwalbe G-One Bite 40 mm tubeless

Peso 8,13 kg (M)

Prezzo 4.599 euro
Contatti canyon.com

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