di Trevor Ward - 23 maggio 2019

Ode al carro scopa

È il carro che nessuno vorrebbe mai incrociare, quello che chiude la corsa raccogliendo i ritirati e gli infortunati. Cyclist parla con l’uomo al volante

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Immagine Danny Bird

Ray Brewster è l’ultima persona che un ciclista professionista vorrebbe incontrare. Nel corso degli anni gli atleti lo hanno ignorato, sgridato e persino insultato. “Non sapevo che i ciclisti stranieri conoscessero tante parolacce in inglese”, ci racconta. Brewster è la versione ciclistica dei “Grim Reaper”, celebre band heavy metal. È alla guida del carro scopa nelle più importanti corse britanniche di ciclismo sin dai tempi del Kellogg’s Tour of Britain del 1991.
In quegli anni guidava un Ford Transit da 13 posti, oggi utilizza un più moderno Volkswagen Transporter con abbastanza spazio per sei atleti e le loro biciclette. L’equipaggiamento che non deve mai mancare sono le coperte. “Molti atleti preferiscono riposare una volta saliti a bordo. Devi possedere grande empatia”, dice Brewster. “E ciò ti porta ad apprezzare fino in fondo ciò che questi atleti hanno passato. Li ho visti soffrire fino alla fine. Puoi certamente parlargli, ma mai assumere toni paternalistici, mai dire ‘ben fatto’. Sono professionisti”.

Il carro scopa fa la sua apparizione durante il Tour de France del 1910, l’anno in cui erano stati introdotti per la prima volta in corsa i Pirenei. L’organizzatore Henri Desgrange temeva il peggio, e aveva ragione: solamente 41 atleti dei 110 partenti arrivarono a Parigi. Nomi famosi che vanno da Federico Bahamontes a Magnus Backstedt hanno occupato i sedili nel corso degli anni, anche se ai giorni nostri le grandi star salgono a bordo delle loro ammiraglie una volta abbandonata la corsa.
Il carro scopa è l’ultima umiliazione nel ciclismo, un’ammissione pubblica che il tuo corpo e la tua mente non sono forti abbastanza. Il cinque volte partecipante al Tour Graham Jones lo descrive come “un’esperienza che non dimenticherete mai”. Su un blog per la BBC scrisse: “Ci sono stato, sfido ogni corridore a dire che non ha versato una lacrima una volta salitovi a bordo al Tour. Forse non immediatamente, ma a un certo momento durante il trasferimento dietro al plotone verso il traguardo. Vorresti essere in qualsiasi altro posto nel mondo ma non dentro quel veicolo”.

Brewster, che conduce il carro scopa alla Prudential RideLondon-Surrey Classic così come all’OVO Energy Tour of Britain oltre che al Women’s Tour, afferma di nutrire profonda ammirazione per gli atleti che carica a bordo: “Li ho visti affrontare salite come la Rosedale Chimney, pendenza al 30%, a velocità talmente basse che le macchine al seguito consumavano la frizione. Pertanto capirai che c’è voluto un bel po’ perché arrivassero al punto di cedere”. E aggiunge:“Mi piazzo di fianco all’ultimo atleta. Ho un GPS grazie al quale so quanto siamo indietro rispetto al gruppo e so se sono fuori tempo massimo o meno. Se sono ancora dentro al limite di tempo li incoraggio a proseguire, ma se sono fuori tempo massimo chiedo loro se desiderano fermarsi e salire a bordo. La maggior parte dice di no, altri preferiscono ignorarmi. Puoi avvertire il senso di frustrazione che li pervade.
Se la gara si allunga troppo e ci troviamo in difficoltà con la copertura garantita dalle forze dell’ordine, è la Polizia stessa a dirmi di caricare l’atleta. Nel Women’s Tour, una nota ciclista belga fu coinvolta in un incidente con un’atleta più giovane e inesperta. Avreste dovuto sentirla per i primi cinque minuti. Una volta calmatasi, è rimasta con me per i successivi 90 minuti senza proferire alcuna parola”.

Brewster racconta anche una storia in cui un’atleta alla Ride London-Surrey Classic si rifiutò di salire a bordo. “Eravamo molto distanti dal gruppo e gli dissi che dovevo ritirare i suoi numeri di gara. Mi rispose ok e che avrebbe continuato fuori gara seguendo la segnaletica della corsa per tornare a Londra. Ho poi saputo che si è perso”. Quando un’atleta monta a bordo del carro scopa, conversare è l’ultima cosa che ha in mente. “Sono sfiniti, vogliono solo dormire”, dice Brewster. “Puoi provare a fare conversazione, ma non sono interessati”. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Maggio 2018
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