Cervino: ai piedi del mito

L’iconica vetta del Cervino è la grande protagonista di questo strepitoso itinerario gravel nelle Alpi svizzere.

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Cervino: ai piedi del mito.

Nel momento in cui suona la sveglia, salto giù dal letto e tiro indietro le tende. Ahimè, nonostante il cielo limpido e stellato della sera precedente, non vengo accolto dal panorama che speravo. Il Cervino non è ancora pronto a rivelarsi.

L'alba di oggi mi riserva una coltre di nuvole che cela l'imponente cima della montagna, 4.478 metri, nascondendo alla mia vista la sua forma piramidale affilata. Ma, si sa, il tempo in montagna è imprevedibile e può cambiare in un batter d’occhio; quindi, potrei ancora godere della vista della mitica vetta più tardi, durante il giro che mi attende. Con questa prospettiva ottimistica scendo ad incontrare gli altri per la colazione.

La piramide sul confine

A cavallo del confine tra Svizzera e Italia, il Cervino (o Matterhorn per gli svizzeri) è una delle 38 cime di questa regione che superano i 4.000 metri, ma è l’unica a evocare un tale senso di meraviglia e godere di tanto fascino. Come nel disegno di una montagna fatto da un bambino, il Cervino è una piramide quasi simmetrica che si erge maestosa e imponente da tutto quanto la circonda. È diventato un simbolo delle Alpi, oltre ad essere stato d’ispirazione per il logo e la forma del cioccolato Toblerone.

La città di Zermatt, dove inizia e finisce il nostro giro, sorge circa 10 km a nord-est. È una località incantevole e la sua vicinanza al Cervino la rende una calamita per sciatori e alpinisti. È normale assistere ad un andirivieni di visitatori con sci, corde, ramponi e piccozze, soprattutto in inverno, ma per coloro che vivono qui le biciclette sono uno stile di vita.

Zermatt è una località felicemente priva di automobili. Gli unici veicoli consentiti sono dei taxi elettrici appositamente costruiti, che nella forma ricordano vagamente i furgoni del latte di una volta. Gli e-taxi sciamano per la città come tuk-tuk hi-tech, spostando sia merci che ospiti tra gli hotel e le attività locali. Per gli abitanti di Zermatt, tuttavia, la bicicletta è il mezzo di trasporto preferito, e non è una sorpresa che nella zona si sia investito molto nella promozione e nello sviluppo della pratica del ciclismo estivo. Ci sono più di 200 km di percorsi appositamente realizzati per le mountain bike, sentieri escursionistici condivisi e strade di accesso agli impianti da sci, e la maggior parte sono perfettamente adatti per l'esplorazione in bici gravel.

L'Eggerhorn

Cervino: ai piedi del mito.

“Accidenti, hai fatto un Eggerhorn”, ride Dan, il nostro fotografo, mentre torno dal buffet della colazione con un mucchio considerevole di uova strapazzate impilate sul pane tostato. Mi aspetto che il percorso di oggi sia impegnativo, quindi mi sto proteggendo da qualsiasi rischio di deficit calorico. Con me oggi c'è Chris, un britannico che ora vive in Svizzera ed è una sorta di esperto di ciclismo d'avventura e di endurance, avendo portato a termine due volte la Transcontinental Race, oltre alla Transatlantic Way Race. Chris ha un sito di consulenza per gli appassionati di ciclismo sulle lunghe distanze (ridefar.info) e oggi ci farà da guida. Mi assicura che questa sarà una giornata in bici davvero speciale.

È presto quando usciamo dall'Hotel Alex nel centro di Zermatt. Gran parte della città è ancora addormentata mentre la percorriamo su strade secondarie - le tende sono tirate, i negozi chiusi. Quando attraversiamo il fiume, il rombo delle sue gelide acque è l'unico suono che rompe il silenzio. Cominciamo subito ad avvertire il cambio di pendenza: Zermatt è circondata su tre lati da ripidi passi di montagna, il che significa che quasi tutte le uscite dalla città puntano verso il cielo.

C'è un silenzio inquietante mentre procediamo sulla prima salita, una leggera nebbia si aggrappa agli alti abeti. Il suono ritmico degli pneumatici da gravel sull'asfalto è presto sostituito da quello dei battistrada che mordono lo sterrato. Questa prima salita è un brusco risveglio e il mio ‘Eggerhorn' è pesantemente appoggiato sul mio stomaco. Chris, nel frattempo, sta chiacchierando a ruota libera e sembra completamente a suo agio.

Mentre giriamo una curva, alzo lo sguardo dal manubrio e vengo ripagato da una vista incredibile. Il Cervino è ora completamente libero. I raggi del sole sfiorano la parte superiore della sua cima facendola brillare intensamente, e la luce scende lungo i suoi fianchi e nella valle, trasformando tutto in oro.

Siamo sul versante nord, ombreggiato, dove l'aria è solo di un grado o due sopra lo zero anche in tarda estate; quindi, sto ancora indossando i miei guanti spessi e gli strati extra. La vista del Cervino, tuttavia, fa sembrare il freddo meno intenso, e so che lo spettacolo migliorerà ancor più una volta che saremo saliti oltre la linea degli alberi.

La salita continua seguendo una traiettoria ripida. È dura per le gambe e i polmoni, ma stiamo guadagnando rapidamente quota. Per fortuna alcuni tornanti interrompono l'implacabile pendenza dell'11%, e quando raggiungiamo il villaggio alpino di Tufteren siamo già 600 metri più in alto rispetto a 6 km prima.

Il piccolo villaggio, con le case tutte vicine e i tetti in pietra, sembra pronto ad affrontare qualsiasi cosa l'inverno possa riservargli. La nostra rapida ascesa a oltre 2.200 metri comincia a farsi sentire nel mio respiro affannoso e sono grato per l'opportunità che mi viene offerta di fermarmi per scattare qualche foto al Cervino innanzi a noi.

Possiamo riprendere fiato quando la pendenza si riduce a circa il 3% per alcuni chilometri, ma una volta raggiunta la stazione degli impianti di risalita di Blauherd le cose iniziano a farsi nuovamente difficili. Questo impianto porta i turisti in uno dei punti più fotografati della zona di Zermatt, il lago Stelisee, a 2.537 m di quota, la cui superficie a specchio riflette perfettamente il Cervino. A colazione Chris mi ha avvertito che il tratto in salita che raggiunge il lago sarà il più impegnativo della giornata, perché la strada corre direttamente sotto il percorso della funivia e in alcuni punti raggiunge il 30% di pendenza.

L’avanzamento è dolorosamente lento mentre Chris ed io siamo occupati a mantenere il peso del corpo sufficientemente in avanti per evitare che la ruota anteriore si sollevi e allo stesso tempo a caricare la gomma posteriore abbastanza per avere trazione sul terreno smosso. Sono scoraggiato quando premo il comando del cambio e non succede nulla. Sono già alla marcia più bassa – corona 38t e pignone 50t - e le mie gambe sono al limite. Ogni pedalata è una sfida alla gravità. Ma all'arrivo allo Stelisee tanta fatica viene immediatamente dimenticata.

È una foto che deve essere stata scattata un milione di volte, ma è un’immagine che non mi stancherei mai di vedere. Ci fermiamo un po' per riprendere fiato e goderci il panorama.

Sopra di noi il sentiero continua a salire per circa un chilometro fino a raggiungere il rifugio Fluhalp. Questo hotel/ristorante sorge isolato a 2.620 metri ed è un elemento caratteristico del paesaggio con l’impressionante ghiacciaio di Findel che si estende dietro di esso. Le sue persiane rosso vivo lo fanno sembrare un gigantesco calendario dell'avvento e decidiamo che è il posto perfetto per la prima sosta di ristoro della giornata. Continuiamo a risalire il sentiero, curiosamente incrociando un turista giapponese che scende dalla montagna con una valigia.

Ci atteniamo alla cucina locale e divoriamo porzioni di strudel accompagnate da caffè mentre ci godiamo ancora di più la vista della parete est del Cervino. Da qui sembra quasi piccolo, come i pezzi di Toblerone che ha ispirato, ma so che più tardi, quando saremo più in alto e sotto le sue austere pareti di roccia, si proporrà in un modo completamente diverso.

Una luce fantastica

Cervino: ai piedi del mito.

Mentre le nuvole si avvicinano di nuovo, la luce cambia, ammorbidendo le ombre. Dopo la nostra pausa caffè torniamo indietro per la strada da cui siamo venuti, superiamo il lago Stelisee e giriamo verso ovest attraverso la valle per seguire un'ampia strada forestale che sale e scende abbastanza dolcemente da farci notare a malapena che stiamo guadagnando di nuovo quota. Con l'arrivo dell'autunno, il colore verde della vegetazione ha lasciato il posto a una tavolozza di gialli dorati, arancioni e persino rossi. Le nuvole si disperdono con la stessa rapidità con cui sono apparse mentre ci avviciniamo al Riffelalp Resort, lasciando la cima del Cervino meravigliosamente stagliata contro il cielo blu.

È passata solo un'ora e mezza da quando ci siamo fermati al rifugio Fluhalp, ma Chris dice che il Riffelalp potrebbe essere la nostra ultima opportunità di mangiare un boccone per un po' di tempo e mi lascio convincere facilmente. Dopotutto, chi potrebbe rifiutare l'occasione di passare un po' di tempo a rilassarsi sotto quello che ora è un sole paradisiaco, ammirando questo panorama?

Il rifornimento avviene sotto forma di rösti, un piatto tradizionale svizzero che assomiglia molto ad una omelette ma che è fatto principalmente di patate. Il mio è sormontato da un po' di pancetta a strisce e da un uovo all’occhio di bue, il che provoca altri commenti stile 'Eggerhorn'. Non ho dubbi che mi assicurerà una carica di calorie sufficiente a mantenermi in forze per il resto del pomeriggio.

Di nuovo in sella, il tracciato scende subito in modo ripido. Affrontiamo un'ampia strada sterrata, ma dal fondo smosso e con rocce sporgenti, diverso da quello compatto e regolare delle strade che abbiamo percorso finora. Dobbiamo stare costantemente attenti.

“Sai che una discesa è ripida quando puoi sentire l'odore dei freni a disco del tizio davanti”, sentenzia Chris mentre mi affianca nel tratto finale. Certo, i miei dischi stanno letteralmente fumando e sono diventati di una bella tonalità di blu scuro a causa dell'accumulo di calore.

Di nuovo sull'asfalto per poco tempo, passiamo la stazione degli impianti di risalita di Furi. Le cabine che passano sopra le nostre teste sono dirette nello stesso posto in cui andiamo noi: il lago Schwarzsee, a 2.552 m. Ma mentre le cabine prendono la via più diretta, la nostra salita ci porterà lì attraverso un sentiero tortuoso lungo 6 km e con 700 metri di dislivello.

La prima parte ha una pendenza facile - per lo più intorno al 7% - ma dopo circa 5 km giriamo a sinistra sul sentiero Stafelalp, che sale rapidamente attraverso una successione di tornanti più ripidi con una pendenza media vicina al 15%.

La parete nord del Cervino domina il panorama innanzi a noi. Non essendo esposto al sole, questo versante di una montagna è spesso considerato come il più arduo (almeno nell'emisfero settentrionale), ed è chiaro che questo vale anche per il Cervino - la sua parete nord è un muro scuro e minaccioso di roccia inframezzato a neve e ghiaccio.

Il Cervino è stata una delle prime vette alpine ad essere scalata, da Edward Whymper nel 1865, ma ci sono voluti altri 66 anni prima che qualcuno conquistasse la sua parete nord nel 1931. E solo per un'ulteriore curiosità, statisticamente è una delle cime che ha fatto il maggior numero di vittime, oltre 500, particolare che torna alla mente mentre pedaliamo verso l'alto nella sua ombra.

Raggiungendo lo Schwarzsee ci troviamo direttamente sotto la cresta nord-est del Cervino. Conosciuta come la cresta dell’Hörli è stato l’itinerario seguito da Whymper per essere il primo a raggiungere la vetta.

Questa parte del giro è una delle deviazioni andata-ritorno che Chris ha incluso nel nostro giro, essenzialmente per offrirmi il maggior numero possibile di panorami straordinari, e mentre ritorniamo giù ho la sensazione che lo sforzo extra profuso per salire ad oltre 2.500 metri di quota non sia stato in alcun modo uno spreco.

Una vista glaciale

Cervino: ai piedi del mito.

La nostra ultima tappa è alla base del ghiacciaio di Zmutt. All'ombra della parete nord il paesaggio cambia, diventando ancor più spettacolare con le vaste morene attraversate dai torrenti dalle acque cristalline che scendono dal ghiacciaio che, molto più in alto, torreggia sul fianco della montagna. Sobbalziamo procedendo lungo la cima della cresta morenica, con un occhio sul sentiero roccioso e l’altro sul ghiacciaio più avanti. Le sue dimensioni lo rendono uno spettacolo che vale la pena di gustare nella sua interezza, quindi ci fermiamo spesso per apprezzare meglio la vastità della massa di ghiaccio. Tra una foto e l'altra, Chris fruga nella sua borsa da manubrio e, inaspettatamente, ne estrae un paio di dolci rotondi. “Questi sono biberli”, dice porgendomene uno. “Li mangio sempre quando vado in bici. Sono un ottimo cibo energetico e sono molto più economici delle barrette sportive”.

Non posso che essere d'accordo. Il mio ha una deliziosa consistenza, come quella di un soffice biscotto allo zenzero, e lo mando giù velocemente sperando che la dose di zucchero possa in qualche modo ricaricare le mie gambe. Finora abbiamo pedalato solamente per circa 40 km, ma mi sento come se ne avessimo fatti il doppio. D’altra parte, siamo su sterrato, e in altitudine; inoltre abbiamo già fatto oltre 2.000 metri di dislivello in salita, quindi decido di smettere di essere così duro con me stesso. In fondo, abbiamo solo una breve salita che ci aspetta prima di fare dietro front e tornare, praticamente solo in discesa, fino a Zermatt.

Sfida verticale

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Il sentiero è abbastanza tecnico e richiede concentrazione, ma quando posso guardare in alto rimango affascinato dallo spettacolo. I seracchi e le pareti di ghiaccio dello Zmutt sono in qualche modo minacciosi, ma allo stesso tempo affascinanti nella loro ampia e variegata gamma di azzurri e blu. Alla nostra destra c'è il ghiacciaio di Schönbiel, più piccolo ma non meno suggestivo. Sono davvero impressionato attorniato come sono da ghiaccio scintillante e con la cima del Cervino ora a due chilometri in verticale sopra di me. Sto iniziando a realizzare l’enormità rappresentata dalla sfida a scalarlo.
Un piccolo rifugio, lo Schönbiel, ci aspetta alla fine del sentiero. Il sole si sta abbassando e la temperatura sta scendendo rapidamente. È ora di dirigersi verso casa. Voliamo di nuovo giù per il sentiero pieno di rocce, e ancora una volta non posso fare a meno di apprezzare come la mia bici gravel affronti bene il terreno, che a volte sembra territorio da mountain bike full-suspension.

Una volta attraversata la diga di Zmutt, raggiungiamo la nostra ultima discesa, uno stretto sentiero che ci porta al piccolo villaggio di Zmutt. Da qui il paesaggio cambia di nuovo: ci lasciamo alle spalle la roccia minacciosa e il ghiaccio, ed entriamo in pascoli lussureggianti punteggiati da mucche che pascolano nella luce del tardo pomeriggio. È da qui che Zermatt prende il suo nome - letteralmente 'prato' o 'pascolo' in antico tedesco - ed è una conclusione appropriata per il nostro viaggio.

Mentre torniamo in città, Chris ed io abbiamo un'importante discussione su quale bar scegliere per festeggiare la nostra avventura di oggi. Dietro di noi le nuvole stanno avanzando di nuovo, lentamente e furtivamente, e il Cervino scompare alla nostra vista.

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