Chris Boardman, il campione che lotta per i diritti dei ciclisti

Campione olimpico, maglia gialla, detentore del record dell'ora, manager, editorialista, opinionista televisivo, uomo d'affari e attivista... Chris Boardman è un uomo che ha cambiato una moltitudine di lavori.

Ci sarebbero dei pro e dei contro a restare bloccati in ascensore con Chris Boardman. Un grande vantaggio è che probabilmente riuscirebbe a risolvere il problema usando semplicemente una graffetta e una monetina, grazie all'esperienza di lungo corso come responsabile del settore Ricerca e Sviluppo presso la Federazione ciclistica britannica. Il rovescio della medaglia sarebbe il suo appellarsi a tutte le leggi della fisica e dell'ingegneria.

Stiamo parlando dell'uomo che, a soli sette anni, orgogliosamente camminava su e giù lungo la strada verso casa indossando bombole da sub che suo padre aveva realizzato per lui in occasione del suo compleanno usando cilindri di plastica e del filo di rame. All'epoca non aveva ancora provato l'effetto di respirare sott'acqua. Per quella esperienza dovette attendere la prima lezione di immersione per il suo tredicesimo compleanno (trent'anni dopo sarebbe diventato editorialista della rivista Diver e durante una trasferta in Micronesia avrebbe effettuato una recensione della moquette dell'ascensore dell'hotel).

Avrebbe continuato a raccogliere importanti titoli nazionali, internazionali e olimpici come ciclista prima di tornare alla sua altra grande passione e diventare l'uomo al vertice della Federazione ciclistica britannica, come ci si riferisce a lui nella sua autobiografia. È lì che avrebbe condotto 10.000 test - principalmente in galleria del vento coinvolgendo ciclisti nudi o imbrattati di vernice - per realizzare biciclette, componenti, caschi e completi che sarebbero stati utilizzati dal team britannico alle Olimpiadi di Pechino nel 2008.

A un certo punto, lui e i suoi collaboratori hanno discusso persino dei possibili guadagni aerodinamici che potevano essere raggiunti rompendo la clavicola a Ed Clancy per poter riposizionare le spalle in una forma più arrotondata, ma ovviamente l'idea è stata cestinata perché non etica.

C'è una storia altrettanto suggestiva e riguarda il momento in cui la tuta olimpica fu consegnata - e immediatamente le cuciture cedettero. Cominciò subito a confrontarsi coi suoi collaboratori su cosa si potesse fare. “Non si poteva tornare indietro e neppure stabilire di chi fosse la colpa, ma capirono che quello era un loro problema e si misero immediatamente al lavoro per cercare una soluzione", scrive.

Alla fine delle Olimpiadi di Pechino, i ciclisti britannici avevano vinto 14 medaglie - di cui otto d'oro - nonché battuto ogni record olimpico e due mondiali. Eppure Boardman sottolinea che "solo due atleti si sono presi del tempo per ringraziare personalmente il team di Ricerca e Sviluppo".

Quasi 25 anni separano i miei due unici incontri con lui e il suo comportamento - educato e umile malgrado i tanti successi - è rimasto invariato. La prima volta è stato nella città dei Pirenei di Pau al termine di una tappa del Tour de France a metà degli anni '90. All'epoca ero un tifoso pieno di domande ingenue, per esempio cosa pensasse di quello scenario spettacolare. Mi ha risposto, nel suo stile impassibile, che tutto quello che aveva visto negli ultimi dieci giorni era sempre lo stesso: pochi metri quadrati di strada francese, ma "come asfalto era davvero molto bello".

Al momento del nostro secondo incontro, Boardman stava fissando più asfalto che mai, questa volta per disegnare la rete più ambiziosa di piste ciclabili e pedonali del Regno Unito. Essere diventato nel 2017 Assessore all’Urbanistica di Manchester, lo aveva costretto a rinunciare al suo ruolo di commentatore televisivo del Tour de France per il canale ITV, ma la sua nuova passione come difensore dei diritti dei ciclisti aveva contribuito ad attutire il colpo.

Sebbene possa sembrare blasfemia visto che all'interno della Grande Manchester si fanno 250 milioni di spostamenti all'anno lunghi meno di un paio di chilometri, Boardman ha a cuore l'interesse di ognuno dei suoi abitanti.

“Una grossa fetta di quei 250 milioni di spostamenti sono compiuti da persone he portano i loro bambini a scuola, non perché ne abbiano bisogno ma poiché non vedono altre opzioni", mi ha detto. “Devo fare capire loro che abbandonare l'auto è la scelta più semplice, più attraente e più sicura. Vogliamo che guardino fuori dal finestrino della macchina e osservando quelli che vanno in bicicletta possano pensare: 'Oh, mi piace molto'".

La sua apparizione sulla BBC

Qualche anno fa ha anche guadagnato una nuova fascia di pubblico, quando ha abilmente trasformato le questioni impellenti sul Servizio sanitario nazionale in un argomento convincente sul perché si dovrebbe fare di più per promuovere il ciclismo e le varie alternative all'uso dell'auto: “Se possiamo semplicemente cambiare il modo in cui ci muoviamo, possiamo ridurre l'onere a cui è sottoposto il Servizio sanitario nazionale e migliorare la vita delle persone, riducendo anche il rischio legato ai cambiamenti climatici. Molti di noi hanno il diabete di tipo 2, sono obesi e affrontano problematiche legate alla vita sedentaria. Se agiamo di comune accordo possiamo fare il necessario per innalzare gli standard qualitativi”.

Nel 2016, Boardman ha lasciato il team ITV al Tour all'improvviso, dopo avere appreso che sua madre Carol di 75 anni era stata investita e uccisa mentre andava in bicicletta. Nel 2019 l'autista che ha provocato l'incidente è stato condannato a 30 settimane di carcere, dopo aver ammesso le proprie responsabilità per guida imprudente.

Boardman ha rifiutato di far leva su questa tragedia personale per promuovere delle riforme, e alla vigilia della causa giudiziaria ha dichiarato: "Non posso essere coinvolto. So che mi consumerebbe. Devo solo concentrarmi su ciò che possiamo fare. Non voglio usare questo fatto come pretesto, ma non voglio nemmeno fingere che non sia successo".

Siamo fortunati ad avere Chris Boardman. Non è solo un campione olimpico, primatista dell'ora e vincitore di tappa al Tour de France che lotta per i diritti dei ciclisti. È anche un marito, padre e figlio che si batte per il diritto di tutti ad avere mezzi di trasporto più sicuri e condizioni ambientali più sane. In virtù di tutto ciò, dovrebbe essere considerato un tesoro per la collettività.

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