Hai mai provato il monociclo?

Il monociclo è dotato di una ruota a scatto fissa da 36 pollici, non ha cambi di rapporto e monta un sellino a cui si aggancia un piccolo manubrio. Cosa serve? Equilibrio.

Il monociclo sulla salita di Prato Nevoso (foto Dino Bonelli).

Prato Nevoso, in provincia di Cuneo, è una dinamica stazione sciistica del basso Piemonte che, come tutte le altre disseminate sull’arco alpino e sugli Appennini, arriva da una stagione invernale, pandemica, veramente difficile. Forte dei suoi tre arrivi di tappa del Giro d’Italia (1997, 2000 e 2018) e uno del Tour de France (2008), ora si appresta ad ospitare la consueta miriade di ciclo amatori che le fa visita durante le belle stagioni.

La salita, che si considera partire dal paesino di Frabosa Sottana, ha una lunghezza di 11 km e pendenze che non vanno mai in doppia cifra, e forse per questo è molto apprezzata dal grande pubblico delle due ruote.

Ultimamente poi, a ripercorrere le tracce della Maglia Rosa e di quella Gialla, si è visto anche un monociclo. Il mono, come viene comunemente abbreviato, ha una ruota a scatto fissa da 36 pollici con pneumatico da 2,25 liscio. Non ha cambi di rapporto, quindi ad ogni pedalata corrisponde un giro di ruota, e sopra monta un sellino a cui è agganciata una piccola protesi anteriore dove far presa con le mani.

Ovviamente ha un solo freno, a disco, azionato da una leva posta davanti al sellino, e l’intero attrezzo pesa circa 8 kg. Facile immaginare che alle consuete doti di forza e resistenza del ciclismo, per guidare il mono bisogna aggiungere una notevole dose di equilibrio.

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