From Zero to Ararat: il maltempo dice no a Nico Valsesia

Solo le pessime condizioni meteo fermano l’impresa dell’ultracyclist e ultrarunner Nico Valsesia nel suo tentativo di ascesa al monte Ararat, in Turchia.

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Nico Valsesia in azione (foto Dino Bonelli).

Nico Valsesia in azione (foto Dino Bonelli).

Alle 12,33 di sabato 22 maggio, dopo un abbraccio ben augurante con il figlio Felipe, Nico Valsesia, a due passi dal mare di Hopa, una cittadina adagiata sul Mar Nero della Turchia nord-orientale, inforca la sua bicicletta gravel e inizia a pedalare.

La prima parte della sua nuova impresa, come in tutte le sue avventure, è un avvicinamento di 472 km alla base del monte Ararat che poi andrà a salire a piedi. La Turchia, ancora alle prese con una pandemia dilagante, ha messo un lockdown totale nei weekend e sulle strade non c’è quasi nessuno. La strada, quasi sempre ben asfaltata, scorre prima in una valle e poi inizia una lunga e massacrante salita di oltre 100 km, quindi prosegue su e giù per altipiani prima molto verdi e poi dalle tonalità più aride dell’interno. La prima grossa ed imprevedibile problematica di Valsesia, che pedala bene e si alimenta con ricercata costanza, sono i tanti cani, talvolta randagi, che popolano queste strade. I cani attaccano più e più volte il corridore di Borgomanero costringendolo anche a scendere dalla bicicletta e ad usarla per difendersi. Poi sarà l’auto al seguito di Nico a mettersi in mezzo e a fare da deterrente. Alla notte, fredda e ventosa, si aggiungono anche con gli agguati improvvisi di branchi di randagi. Si va avanti così per oltre 300 km.

Tutto svanisce con le prime luci del sole e con il cambio di zona. Il cielo è grigio e le temperature iniziano a salire. Una foratura e alcuni posti di blocco, in un’area contesa con la vicinissima Armenia, rallentano leggermente il buon passo del ciclista, mentre in giro, bar, market e qualsiasi tipologia di negozio sono chiusi, mettendo a dura prova il pianificato reintegro alimentare di Valsesia e del suo team.

Arrivati a Dogubayazit, la piccola cittadina sulla piana ai piedi dell’Ararat, già base logistica per la prima ascensione conoscitiva e d’acclimatamento con raggiungimento della vetta, si decide per un reintegro energetico importante. Ci si ferma nell’albergo di supporto, dove il ciclista si nutre con un’abbondante porzione riso e patate bollite. In quest’occasione, dopo una dormita di un’ora e mezza, Valsesia cambia anche la bicicletta. Sapendo che gli ultimi 20 km in programma per arrivare allo spiazzo da cui partono tutte le ascensioni al monte, sono sterrati, ora utilizzerà una gravel con copertoni più larghi e tassellati. Una salita veramente impervia, resa ancor più dura dal vento e con il cielo che diventa sempre più nuvoloso e scuro. La frazione ciclistica che termina dopo 25 ore e 31 minuti.

Giù dalla bici, inizia il trekking

Nico Valsesia in azione (foto Dino Bonelli).

Un cambio d’abito discretamente veloce, con le prime gocce d’acqua ad annunciare l’inevitabile. Dopo un paio d’ore di marcia, il Valsesia, accompagnato dal figlio Felipe e da un guida locale, è costretto ad un riparo di fortuna sotto una roccia per evitare una forte grandinata e i tanti fulmini che saettano in cielo. Un altro spostamento verso l’alto in un momento di apparente calma, mentre il nero della notte si è impossessato della montagna, e un secondo stop forzato causato da un’altra grandinata spinta da un vento fortissimo.

A quota 3200 metri l’ospitalità in una tenda di un gruppo di escursionisti anche loro bloccati dalle avversità meteorologiche, un riparo fortuito che servirà per tutta la notte. La mattina di lunedì 24 maggio, vento leggermente in calo e nessuna precipitazione, un ultimo tentativo alla cima porta padre e figlio fino ai 3800 metri dove li avrebbe dovuti attendere una tenda di servizio, ora distrutta dalla forza della natura.

Le condizioni che continuano ad essere estreme e le previsioni meteo che danno ulteriore peggioramento in arrivo, costringono Nico Valsesia ad arrendersi all’evidenza. Restano comunque una vetta conquistata nei giorni prima e un tentativo di record portato nuovamente al limite da un atleta, che a 50 anni, vuole ancora raggiungere traguardi ambiziosi. Da zero a…

Chi è Nico Valsesia

Nico Valsesia (foto Dino Bonelli).

Nico Valsesia, maestro di sci, cinquantenne di Borgomanero (NO) oltre a varie ultra maratone corse in tutto il globo, un Ironman, e alcune traversate desertiche di corsa, ha all’attivo ben 5 Race Across America (la massacrante gara di bici non stop che in 4800 km fa il cost to coast statunitense) in cui è arrivato una volta secondo e una terzo.

Negli ultimi anni ha partecipato anche ad alcune Divide, gare di ciclismo off-road di lunga distanza da correre su biciclette gravel e in assoluta autosufficienza, tra cui l’Atlas Mountain Race, in Marocco, di 1200 km e 24 mila metri di dislivello e l’Italy Divide, che ha vinto nel 2018, con distanze e dislivelli simili.

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