di Trevor Ward - 14 September 2018

Cime di frontiera

Prima di attraversare il confine tra la Francia e l’Italia nel nostro giro di 160 km, noi di Cyclist dobbiamo fare i conti con il Col de la Bonette, uno dei giganti del Tour
Cime di frontiera

Mi sono studiato per bene la carta geografica della Francia meridionale, e da quel che ho visto il giro più breve che parte da Saint-Étienne-de-Tinée, Col de la Bonette compreso, è lungo 159 km. Il percorso comprende altre due salite, il Col de Larche, che ci porterà in Italia, e il Colle della Lombarda, che ci riporterà in Francia. La salita più dura verrà alla fine, il che mi dice che sarà una giornata lunga.
Alla luce di ciò, voglio raccogliere il massimo di informazioni sul percorso, così alla vigilia del giro organizzo un incontro con un dipendente dell’ufficio turistico. Purtroppo un problema congenito al ginocchio impedisce a Pascal Lequenne di andare in bicicletta.
“Il medico dice che mi farebbe bene, ma solo in pianura. Guardatevi attorno”, dice indicando le montagne che ci circondano.
Un amico di Pascal, in compenso, la scorsa estate è salito 104 volte sulla Cime de la Bonette. “Fa il fisioterapista in centro. Chiudeva alle 12 per la pausa pranzo, montava in sella e tornava giù in tempo per riaprire alle tre”.
La salita del Col de la Bonette da Saint-Étienne-de-Tinée è lunga 25 km e ha una pendenza media del 6,5%. Un rapido calcolo mi dice che se la fai durante la pausa pranzo non hai mica il tempo per il dessert.
“Come sono le previsioni meteo per domani?”, chiedo. Pascal consulta lo smartphone e si fa scuro in volto. “Non buone, mi sa”, dice senza tentare di addolcire la pillola magari aggiungendo “…ma solo il mattino” o “comunque poi cambia”. No, lui prosegue imperterrito: “Pioggia. E un temporale. Oh, mi dispiace, non ho più batteria”. Forse è meglio così.
Pascal ricorda bene l’ultima volta che il Tour de France ha fatto il Col de la Bonette, nel 2008: “Grande giorno. Abbiamo fatto festa dalla mattina alla sera”. Il suo orgoglio gallico è tale che non nomina neanche il Giro d’Italia, passato di qui nel 2016.
Il mio compagno di pedalata è Tim Myers, che fa la guida per Marmot Tours. Lui il Col de la Bonette lo fa regolarmente guidando un veicolo di supporto e provvedendo alle necessità dei clienti impegnati in uno dei Raid Alpine proposti. Quindi conosce bene la strada, anche se non l’ha mai fatta in bici. Date le previsioni meteo e il fatto che lungo le varie salite non sembrano esserci centri abitati di rilievo, decido che prima di partire è prudente fare rifornimento di pane, affettati e formaggio al supermercato.

L’articolo completo di Cyclist, con le foto di Patrik Lundin, è sul fascicolo di agosto-settembre 2018.

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