Cinelli Zydeco, dal ciclocross al gravel

La versatilità secondo Cinelli si concretizza nella Zydeco, che nasce dal ciclocross per abbracciare il gravel.

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Cinelli Zydeco.

A chi non è mai capitato, durante un’uscita in bici, di trovarsi di fronte una viuzza sterrata “stuzzicante” oppure di incappare in un errore 
di percorso con annessa deviazione, guarda caso, attraverso una strada che definire asfaltata sarebbe stato un sottile eufemismo?

Che piaccia o no, il ciclismo moderno viaggia ormai sui binari della specializzazione più estrema: per ogni tipo di terreno o percorso esiste un preciso modello adatto nelle forme e nei componenti. Quest’ottica, forse, sta però contribuendo alla perdita della vera essenza della bicicletta, di un mezzo di trasporto che semplicemente ci porti ovunque. Il vero divertimento può non finire dove termina l’asfalto.

La saggezza dei nonni insegna che la parola magica scaccia problemi non esiste... o forse sì. Ed è gravel.

Una delle novità più interessanti di questi ultimi anni sono sicuramente le gravel, bici con un’impronta da corsa pensate per affrontare sentieri sterrati, finora accessibili soltanto con una mountain bike.

Quindi non ci sorprende che un marchio storico come Cinelli, che appartiene ai pionieri del settore (con il modello Rampichino introdusse per prima la mountain bike in Italia e con il modello Passatore ideò l’antesignana della bici da viaggio odierna), voglia lasciare la propria impronta in questo segmento.

L’obiettivo di una gravel è macinare parecchi chilometri al giorno, quindi la sua geometria prevede un assetto più eretto e meno aerodinamico del ciclista, privilegiando la stabilità e il comfort in sella.

I progettisti devono studiare un telaio dalle geometrie ad hoc: un carro posteriore più lungo e un canotto della sella con un angolo più rilassato, con un conseguente aumento dell’interasse tra le ruote.

Il problema di pedalare su strade bianche è la carenza di stabilità e di grip per il fondo stradale sconnesso che crea una sorta di effetto “rimbalzo” che affatica il ciclista e rende più difficoltosa l’andatura. Il tubo verticale è più inclinato, per consentire al ciclista di stare più eretto in sella e avere un effetto di smorzante sulle vibrazioni (ricordiamo che più il tubo verticale è eretto, più gli impatti con il terreno tendono a scaricarsi direttamente sulla sella e sul bacino del ciclista).

Zydeco, sinonimo di polivalenza

La serie Zydeco di Cinelli nasce nel 2010 come bici da ciclocross, ritagliandosi fin da subito un proprio spazio e annoverando un folto gruppo di estimatori, per poi evolversi nel corso degli anni. La svolta decisiva in senso gravel riguarda la versione 2018. La scelta del nome stesso è indice di polivalenza: Zydeco, infatti, è uno stile ibrido tra blues e musica da ballo dell’inizio del XX secolo.

“Come base ideale di partenza abbiamo utilizzato la vecchia Zydeco da ciclocross e, lavorando a successivi prototipi, siamo arrivati a ottenere le giuste geometrie per una gravel - sottolinea Raffaele Galetti, ingegnere progettista di Cinelli -. Poi, pur non essendo all’inizio nostra intenzione, abbiamo capito che Zydeco poteva ottenere molti consensi – come poi in effetti è avvenuto – nel mondo urban e track. Forse per la maggiore versatilità e performance in condizioni di cattivo tempo e pessimo asfalto, senza sacrificare velocità e rigidezza”.

La geometria di Zydeco è più aggressiva rispetto a una classica gravel. Il telaio ha tubi in alluminio a triplo spessore Columbus Zonal e ricalca l’aspetto di un modello road, con un passaggio ruota più ampio per montare pneumatici fino a 40 mm di larghezza.

Cinelli Zydeco in azione.

Il movimento centrale più basso e l’angolo di sterzo più ampio servono ad aumentare la stabilità e la velocità nei fuori strada più tecnici. Il passaggio dei cavi per praticità è semi-esterno.

Il peso complessivo di 10,3 kg nella taglia M
 (1.760 grammi il solo telaio, 450 grammi la forcella in carbonio monoscocca) la colloca in buona posizione per la categoria d’appartenenza. Pur se ideata per
 la performance, non dimentica la sua vocazione multifunzione ed è predisposta per il montaggio
 di parafanghi (abbinati a pneumatici di larghezza massima 40 mm) e di un portapacchi posteriore, utili a un uso quotidiano e anche di viaggio (fino a 30 kg).


“La scelta di predisporre un portapacchi solo posteriore è dettata dalla necessità di preservare innanzitutto la forcella – che è più leggera e performante di quelle montate di solito sui modelli granturismo – e le prestazioni generali”, fa sapere Galetti.

Ci siamo sbizzarriti nel provare la Zydeco sui terreni più disparati e – nel rispetto del segmento di mercato a cui fa riferimento - siamo rimasti positivamente colpiti.

La bici è scattante sui terreni sconnessi, in salita come in discesa. Si muove agilmente sull’asfalto senza accusare rallentamenti dovuti al peso o mostrarsi macchinosa. In verità, ci saremmo aspettati un manubrio più ampio proprio per garantire una guidabilità massima anche in ambito off-road e, allo stesso tempo, avremmo preferito avere qualche dente in più nel pacco pignoni posteriore: sugli strappi più duri le vere gravel hanno una marcia in più.

A tale proposito Galetti precisa: “È vero che i rapporti sono quasi stradali ma il montaggio del deragliatore posteriore a gabbia lunga consente un’ulteriore customizzazione con un 34 dietro, per viaggi a pieno carico”.

Nulla da dire sulle ruote e sulle gomme (WTB Riddler), né sul gruppo Shimano GRX 400 (guarnitura GRX 600 46/30, pacco pignoni 11/32) diventato oggi standard del mondo gravel.

“La Zydeco, all'inizio, prevedeva una configurazione con il gruppo Shimano 105 - racconta Galetti -. La cosa, però, col tempo è stata abbandonata. Non è stata un grande successo di vendite per due ragioni: una economica, l’altra di carattere tecnico. I gruppi da corsa con disco sono a oggi meno resistenti e funzionali alle condizioni estreme che spesso la Zydeco si trova da affrontare”. I freni sono a disco, sono Shimano GRX 400.

In conclusione

Cinelli definisce la nuova Zydeco come la sua gravel da competizione. Noi la inquadreremmo più come una all-round, ottima per le strade bianche e gli sterrati, agile anche su strada e in grado di allargare i propri orizzonti verso un utilizzo urbano. Muoversi nel traffico per andare al lavoro potrebbe rivelarsi un’esperienza molto positiva: così come Zydeco è un genere musicale allegro e veloce, anche questa bici sa sorprendere, in particolare se ci si lascia trasportare dalla sua anima frizzante in una variegata tipologia di percorsi.

Non importa se si hanno già in garage un paio di bici da strada top di gamma e un paio di mountain bike. Un pensiero per un posticino dedicato alla Zydeco – a questo prezzo – merita di essere fatto.

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