di Mark Bailey - 27 agosto 2019

Col de l'Iseran, il Sacro Graal delle salite d'oltralpe

Tra tutti i passi alpini che figurano nel Tour de France, nessuno è alto come il Col de l’Iseran, quota 2.770 metri. Cyclist è salito nell’aria rarefatta della vetta
1/16 La scalata di Cyclist al Col de l'Iseran

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Forte delle sue lusinghe, il Col de l’Iseran attira i ciclisti sugli spietati zigzag di una salita che punta verso il cielo librandosi sugli impianti di risalita, tra ciuffi di nuvole e chiazze di neve cosparse come palline di gelato nei luoghi più in ombra, fino a sovrastare i parapendii e le aquile che volteggiano nella vallata. Mi sembra dunque giusto che conquistato il picco celestiale, con il fiato corto per la fame di ossigeno, io scorga il volto di Dio, celato nel sorriso mite di uno dei Suoi ambasciatori in Terra.

In cima alla colossale vetta delle Alpi francesi si erge la splendida Chapelle Notre-Dame de Toute-Prudence, e sulla sua soglia trovo ad attendermi benevolo un prete in paramenti neri. Con mia grande sorpresa, appoggiata all’ingresso noto una spada sontuosamente ornata chiusa in un fodero. La cappella fu costruita nel 1939 - due anni dopo il completamento della strada che porta in cima - grazie alle donazioni dei Cavalieri del Santo Sepolcro, antico ordine cattolico risalente alla fine della Prima Crociata, nel 1099. Probabilmente è perché da ragazzino ho visto più e più volte Indiana Jones e l’ultima crociata che mi chiedo quali epiche prove di fede e coraggio mi toccherà sostenere per dichiarare ufficialmente conclusa la salita.
Passo più alto (e seconda strada asfaltata più alta) delle Alpi, a quota 2.770 metri il Col d’Iseran è il Sacro Graal delle salite ciclistiche francesi.
Il prete suona una campanella, e il clangore metallico riecheggia irreale tra le montagne a riprova del fatto che l’acustica naturale batte qualsiasi teatro costruito dall’uomo. La campanella non ha ovviamente niente a che fare con me o con gli altri due ciclisti sopravvissuti alla prova di fede e coraggio che è l’Iseran. Ma dà comunque un tocco di solennità alla nostra impresa. Faccio un cenno di saluto al prete, mi tolgo il casco e mi addentro nella fresca oscurità della cappella con il suo altare illuminato da candele tremolanti.

Dopo il caldo e la fatica della salita è una piacevole oasi di pace. Il mio respiro affannoso – che si è fatto sempre più corto e convulso con l’aumentare della quota – suona ancora più sincopato nel silenzio della cappella. Scoprirò poi che d’estate ci sono ciclisti e motociclisti che salgono fin qui in pellegrinaggio per far benedire i loro mezzi. Ed è pur vero che a tali quote ogni aiuto è ben accetto.
L’estenuante Col de l’Iseran, situato nei pressi del confine italo-francese nelle Alpi occidentali, è stato inserito sette volte nel Tour de France. La sua prima apparizione è datata 1938, quando a conquistare la cima fu il belga Felicien Vervaecke, e l’ultima è avvenuta nel 2007, vincitore l’ucraino Yaroslav Popovich. La vetta è imponente e imprevedibile. Nell’edizione 1996 la tappa dell’Iseran fu cancellata a causa di una nevicata fuori stagione.

A causa dell’altitudine elevata, luglio e agosto sono ancora i mesi più affidabili per tentare l’impresa. Ce lo conferma Edouard Rolland, l’esperta guida locale che mi accompagna nel giro odierno. Dice Edouard che il passo è accessibile solo d’estate perché d’inverno fa parte del comprensorio sciistico Espace Killy, che prende il nome da Jean-Claude Killy, eroe locale e tre volte campione olimpico di sci. Se arrivate più tardi dovrete sostituire le ruote con un paio di sci. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Marzo 2018
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