Il Col du Tourmalet, una normale terribile salita

È la salita “fuori categoria” che il Tour ha visitato più di ogni altra. Ma questo non la rende più semplice.

"Ho superato il Tourmalet. Un percorso davvero buono. Perfettamente fattibile”. Invece di scrivere altre 993 parole, viene la tentazione di limitarsi alla definizione di Alphonse Steinès per riassumere questa salita classica.

Si racconta che Steinès descrisse così il suo passaggio sulla famosa scalata, dopo la ricognizione per l’organizzatore Henri Desgrange; si doveva capire se includere per la prima volta il Tourmalet nel Tour de France del 1910.
Steinès, penso sia giusto dirlo, era il tipo di persona a cui piaceva mettere in luce il lato positivo della vita. Lui e il Cavaliere Nero dei Monthy Phyton (il celebre gruppo comico britannico attivo fino agli anni Ottanta) sarebbero andati meravigliosamente d’accordo.
“Solo una ferita superficiale”, disse il Cavaliere Nero dopo l’amputazione di un braccio.
“Appena una collinetta”, suonava così il messaggio di Steinés.
Steinès aveva di certo superato il Tourmalet, ma con immensa fatica. Dopo aver abbandonato la macchina e l’autista con cui era partito, aveva poi corrotto (con monete d’oro) un giovane pastore per guidarlo sulla cima. Nonostante la promessa di altro denaro se avesse raggiunto la vetta, le condizioni erano così pessime che il ragazzo tornò indietro. Esausto, barcollante, praticamente in ipotermia dopo essere scivolato in un corso d’acqua, e con avvertimenti sugli orsi che gli rimbombavano nelle orecchie, Steinès alla fine venne ritrovato da un gruppo di soccorso poco prima delle tre della mattina.
Dopo solo un bagno tonificante a Barèges, Steinès spedì l’allegro telegramma a Desgrange.

L’enormità della sua fin troppo ottimistica descrizione diventò puntualmente chiara quando Octave Lapize chiamò gli organizzatori “assassini” la prima volta in cui il Tourmalet venne inserito in una tappa del Tour (la mostruosa tappa da 326 km in cui erano stati inseriti anche l’Aubisque, il Peyresourde e l’Aspin). Visto che Lapize vinse la tappa e il Tour del 1910, chissà come la pensava il resto dei corridori…

Tornato a furor di popolo

Non che tutto questo scoraggiò gli organizzatori del Tour. Nei successivi 109 anni sin dalla prima attraversata, il Tourmalet è diventata la salita più sfruttata della gara.

Cyclist ha affrontato la salita da Luz-Saint-Sauveur, a ovest del Tourmalet, viaggiando nella stessa direzione che percorrerà il gruppo. Insolito per un colle, entrambi i lati presentano quasi la stessa difficoltà. Salite lungo questo fianco viaggiando per 19 km a una pendenza media del 7,4%; mentre da Saint-Marie-De-Campan, quindi da est (la direzione percorsa da Steinés e Lapize), trovate 17,2 km di scalata anch’essi a una pendenza media del 7,4%.
È una scalata divisa in due, con la prima parte più monotona ma anche ingannevole. Sarebbe davvero abbastanza semplice saltare direttamente alla seconda metà, più piacevole sul piano estetico, visto che c’è un ideale e attraente punto di partenza nel vasto parcheggio di una stazione sciistica. Tuttavia, è necessario scaldarsi le gambe sulla più banale prima parte per capire la vera difficoltà del Tourmalet.

Mentre si sale da Luz-Saint-Sauveur la strada è tortuosa, con il fiume Bastan incollato alla sinistra dell’asfalto. Uno strano tornante dà una falsa idea che le cose si stiano ravvivando, ma poi la D918 riprende il suo corso dritto su per la valle, e questo continua attraverso Baregès, e su fino al parcheggio, con già oltre 10 chilometri di scalata.
Quel che è ingannevole su questi primi 10 km è la pendenza. La strada non è eccezionalmente larga; ma con una striscia bianca a metà, e con molto spazio per un traffico a doppia corsia, nasconde bene la sua ripidità. I vostri occhi giurerebbero che ci sia una pendenza del solo 4%, ma le vostre gambe e il computerino della bici vi dicono che è almeno il doppio.

Appena prima di raggiungere il vasto parcheggio, potrete notare qualche piccolo segnale in bianco e verde con raffigurati ciclisti e frecce che puntano alla destra, verso la via Laurent Fignon. Questa è la strada che sale su per il Tourmalet messa a disposizione per il traffico non-motorizzato.
A essere onesti penso sia un po’ crudele darvi la possibilità di scegliere. Vecchia o nuova? Qual è la migliore? Qual è quella giusta? Qual è la più popolare su Strava? È sicuro che poteva essere più veloce di otto secondi?Tutte queste domande, e altre ancora, si accumulano nella vostra mente quando vedete i segnali; e il risultato finale è che, probabilmente, sarete così distratti da prendere la via che il Tour percorre oggi. Noi abbiamo fatto così.

Dura alla vetta

Se avete il desiderio di salire per la vecchia strada, state attenti alle pietre. Il traffico più rado significa che non è ben pulita come l’asfalto nuovo, e ci potrebbe essere il problema delle forature.
Tornando alla D918, l’ampia strada continua fino a un grande tornante a destra, dove la pendenza scompare per alcune benedette pedalate. Gustatevi la breve pausa, perché la pendenza non dà tregua da qui fino alla vetta, a 5 km. Quasi subito dopo questa curva, la linea bianca nel mezzo svanisce dando l’idea che la strada sia un po’ più selvaggia.
Adesso state entrando nelle rocciose mandibole della montagna-fortezza che torreggiava davanti a voi per l’intero viaggio. Nessuna fila di tornanti qui, solo un punitivo percorso che si snoda a zig-zag su per i crinali.
Come la strada diventa più stretta, potreste sentirvi abbastanza esposti visto che c’è poca o nulla protezione lungo le curve. Basta una leggera sbandata per una caduta rovinosa. Questo, dando per scontato che riusciate a vedere il lato della strada.

L’ultima volta che il Tourmalet prevedeva un finale in vetta è stato nel 2010, quando Andy Schleck e la sua ombra gialla Alberto Contador salirono fendendo una spessa nebbiolina che sembrava circondarli quasi come i muri di spettatori stretti a loro.
Gli ultimi 1,8 km dal penultimo tornante presentano una pendenza media dell’11%, e mentre affrontate l’ultima curva con soli 400 metri alla fine, vi trovate davanti a una rampa che sale a oltre il 14%; un ultimo tentativo di farvi capitolare.
Essendo costretti ad affrontare il pezzo più duro all’ultimo, sembra davvero che la montagna stia succhiando le ultime stille di energia
dai vostri muscoli. Il modo in cui la strada raggiunge la cresta fra due muri, con una vasta vallata davanti e una dietro, vi fa sentire di essere davvero su una vetta. La ricompensa per riuscire ad arrivare fino alla cima, comunque, è una bella linea d’arrivo.
Dal 2001 la prima persona ad arrivare in cima nel Tour viene celebrata con il souvenir Jacques Goddet (non il premio Jacques Goddet, che è un’onorificenza giornalistica), procurando al corridore un bel bonus
di 5.000 euro.
Potrete prendere il vostro souvenir nel negozio in cima, se volete; ma anche solo arrivare alla vetta vi fa sentire già abbastanza ricompensati.

I francesi chiamano il Colle del Tourmalet l’Incontournable (inevitabile) perché è l’unica via possibile per attraversare questa parte di Pirenei; la qual cosa spiega in parte perché il colle è stato usato così tante volte nel Tour. Ma questo è vero solo parzialmente; il motivo risiede anche nel fatto, come disse Steinès, che è una strada davvero buona.

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