Colle del Galibier

Fin dalla sua prima apparizione al Tour de France nel 1911, il Galibier ha sfidato i ciclisti mettendoli duramente alla prova sulle sue temibili pendenze.

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Colle del Galibier.

Descrivere il Galibier come la più antica salita alpina sembra un po’ illusorio. Dopotutto, i sentieri alpini esistevano molto prima della comparsa del Tour de France. Tuttavia, se accenniamo alla storia della Grande Boucle, il Galibier è la più antica di tutte le salite alpine e la sua maestosità si addice perfettamente a tale status.

Nel 1911 fece la sua prima apparizione nella corsa a tappe francese, appena un anno dopo l’introduzione del Tourmalet fra le alte montagne da scalare. Come forse ricorderete, i corridori che lottarono sui Pirenei nel 1910 accusarono gli organizzatori, in particolare Henri Desgrange, di essere degli "assassini", ma ciò decisamente non servì.

Infatti, dover affrontare il Galibier è intimidatorio quanto gareggiare con una bici da crono durante un uragano. Una famosa foto di quel debutto del 1911 ritrae Gustav Garrigou che spinge la sua bici lungo una strada fangosa e dissestata avvolta da argini innevati. È il tipo di foto che, oltre un secolo dopo, sottrae energia solo guardandola. E se pensaste che quella lunga ed estenuante camminata abbia trasformato Garrigou in una sorta di corridore perdente, vi sbagliate. Fu lui a vincere il Tour.

La grande salita

Oggi, nonostante un manto stradale indubbiamente migliore e una scarsa probabilità di nevicate in estate, il Galibier resta una straordinaria sfida per i professionisti e per gli amatori. Qualunque sia la parte da cui lo si affronti, le gambe avranno già immagazzinato qualche chilometro di salita al momento di inizio della scalata poiché è possibile accedervi solamente dal lato nord attraverso il Col du Telegraphe (11,8 km al 7,3%) o dal lato sud dal Col de Lauteret (34,2 km al 3,8%).

Il lato nord, quello più duro e che va per la maggiore – scalato nell'edizione 1911 - comincia alla stazione sciistica di Valloire. Ma, bisogna dirlo, iniziare una salita con una simile partenza è piuttosto scoraggiante di per sé. L'Alpe d'Huez, che spesso viene affrontato dopo il Galibier, termina nei pressi di uno stabilimento sciistico. E questo aspetto può andare bene, ma se una salita parte presso una località sufficientemente elevata da ospitare gli sport invernali, il discorso cambia. Siate consapevoli che vi aspettano 18 chilometri e 1.200 metri di dislivello, e che vi state per immergere in un’aria rarefatta.

Giusto per capirci meglio, la cappella che si supera alla periferia di Valloire è dedicata a San Bernardo, patrono degli alpinisti.Una veduta aerea della strada mostra un percorso aggrovigliato che assomiglia alle luci di Natale che qualcuno deve districare prima di posizionarle di nuovo sull’albero. I primi dieci chilometri, che salgono per la valle del fiume Valloirette verso Plan Lachet passando per Bonnenuit, sono quasi tutti rettilinei. Vi accorgerete subito che in questo tratto di salita c’è una leggera ansa, e poi si affrontano due tornanti in successione appena prima di giungere a Bonnenuit. Ciò significa che lungo le strada non avrete mai la possibilità di scorgere le immense distanze offerte invece da una veduta aerea. Per quanto riguarda la pendenza, questa prima parte ha una media del 6%, che pare relativamente accettabile, ma che comprende circa 2,5 chilometri di falsopiano.Man mano che vi avvicinate all'inizio della seconda metà della salita (il tratto aggrovigliato che vi farà riporre d’ora in poi con cura le luci di Natale nella scatola), noterete che gli edifici cominceranno a diradarsi, mentre i vasti pendii grigi rocciosi dall’altro lato della vallata conferiranno un'aria minacciosa a quello che finora è apparso come un gradevole e rigoglioso paesaggio. E avrete quasi l'impressione di sentire le prime note della celebre "In The Hall Of The Mountain King" composta dal pianista norvegese Edvard Grieg.Poi, a Plan Lachet, c'è un tornante a destra che attraversa un ponte sopra il fiume e la strada sale al 9% (pendenza che mantiene per oltre 3 km). Non che le cose siano state facili finora, ma tutto d’un tratto sembra che la fase di riscaldamento sia terminata e tre tornanti vi sollevano dalla valle, proiettandovi in un paesaggio costellato di rocce grigie.

Storie leggendarie dal Tour

Per distrarvi dall'ascesa impegnativa, potreste immaginare come sarebbe salire dall’altro versante, perché è lì che Julian Alaphilippe ha valorosamente conservato la maglia gialla al Tour de France del 2019. Dopo essersi staccato sulla salita del lato sud, ha recuperato 20 secondi con un'impresa al cardiopalma che gli ha permesso di mettere in mostra le sue grandi doti da discesista.

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Colle del Galibier.

Data la lunghezza, e il fatto che abbia ospitato solo una volta l’arrivo in cima, è sorprendente come alcuni attacchi molto famosi siano stati lanciati proprio da qui. Era il 1952 quando Fausto Coppi, già in maglia gialla, consolidò la sua prima posizione in classifica (che avrebbe mantenuto con l’ampio margine di oltre 28 minuti) attaccando sul Galibier a meno 15 km dall’arrivo. In cima, il suo vantaggio era di quasi tre minuti, e all’arrivo della tappa a Sestriere aveva 7 minuti di vantaggio sul secondo. Vale la pena ricordare il commento del giornalista - e storico direttore del Tour - Jacques Goddet: “La scalata di Coppi è come uno skilift che sale scorrendo sul suo cavo d’acciaio”. Poi, nel 1998, è stata la volta di Marco Pantani che ha sferrato l'attacco sotto la pioggia: caratteristica posizione delle mani sulla parte bassa del manubrio, inconfondibile bandana e bici dai tubolari gialli. Si è volatizzato dal gruppo a 11 km dalla vetta del Galibier, e a 48 km dall’arrivo a Les Deux Alpes. Inizialmente sembrava esitare dopo l'accelerata, quasi fermando la sua Bianchi per guardarsi alle spalle, ma non vedendo alcuna reazione da parte del gruppo, ancora una volta fece affidamento al rapporto che riusciva a spingere e si tuffò fra le nuvole. Concluse con nove minuti di vantaggio sulla maglia gialla e sul campione in carica Jan Ullrich. Balzò, così, in testa alla classifica - primato che avrebbe mantenuto fino a Parigi.

Conto alla rovescia

A circa 4 km dall’arrivo, superati un paio di edifici, si entra in un grande bacino, e - se il tempo è migliore di quel giorno del 1998 - sulla destra si può ammirare la cima (3.228 m) del Grand Galibier, da cui la montagna prende nome. È qui che la fine della salita sarà visibile, ed è davvero la fine.

Fino al 1976 la cima era a 2.556 metri e il gruppo passò attraverso un tunnel lungo 365 metri sotto la cresta, riemergendo proprio dove ora sorge un monumento a Desgrange. Tuttavia, quando il tunnel fu chiuso per lavori di ristrutturazione nel 1976, un nuovo tratto di strada fu costruito sulla cima della cresta, portando la vetta del Galibier a un’altezza di 2.642 metri.

Nonostante la galleria sia stata riaperta nel 2002, i ciclisti non sono più stati autorizzati a passarvi, fatta eccezione per la 19esima tappa del Tour nel 2011, che celebrava i 100 anni dall’introduzione del Galibier nella corsa. Questo nuovo tratto è davvero arduo: la strada è più stretta rispetto al resto della salita e raggiunge il picco, in quest’ultimo gran finale, con una pendenza al 12,1%. Il che, associato all’altitudine, è sufficiente ad annientare ogni energia rimasta. Una volta in cima, però, vi troverete su una vetta che è storicamente ma anche geograficamente l'epicentro delle Alpi per quanto riguarda il Tour de France, e intorno a voi ci sono altre celebri vette che che hanno contribuito a rendere così affascinante la storia della corsa a tappe francese. Se siete alla ricerca di una salita leggendaria da mettere sotto le ruote della vostra bici, considerate che il Galibier dovrebbe essere sperimentato per assaporata l’epica del grande ciclismo.

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