di Rosario Palazzolo - 25 May 2018

Da Torino a Venezia in bicicletta. La ciclabile VenTo è realtà

La pista ciclabile del fiume Po sta lentamente diventando una realtà. Lungo 679 km che dividono Torino da Venezia, in questi giorni sono tornati a pedalare gli studenti di Urbanistica del Politecnico di Milano e tanti appassionati, per la sesta edizione della Vento Bici Tour. Abbiamo incontrato il professor Paolo Pileri, padre del progetto

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  • 1/18 Lungo il percorso della VenTo, tra le campagna della Pianura Padana

    Sono partiti da Torino e dopo 6 giorni di pedalate (divisi in due week end) raggiungeranno il Lido di Venezia, portando a termine una cicloturistica di 679 chilometri che attraversa da Ovest a Est la Pianura Padana, lungoi l fiume Po, collegando le Alpi piemontesi al mare adriatico del Veneto.

    VenTo Bici Tour, organizzato dal Politecnico di Milano, nell'edizione di quest'anno (la sesta da quando ha preso il via il progetto per la pista cicloturistica più lunga d'Italia) è diventato davvero Social. Sono infatti circa 200 le persone che ogni giorno pedalano lungo il tracciato di questa “pista ciclabile che ancora non c'è”. Settecento le persone che pedaleranno almeno un giorno lungo il tracciato che è stato delineato dal Politecnico a partire dal 2010 e che ora si avvia lentamente, ma inesorabilmente, a diventare una realtà.

    Obiettivo del VenTo Bici Tour, guidato da Paolo Pileri, professore ordinario al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e padre del progetto VenTo, non è più quello di convincere istituzioni e realtà locali che questo progetto è possibile. Ma mostrare loro gli effetti concreti che una pista ciclabile turistica di queste dimensioni potrebbe avere sul territorio che attraversa.

    “Siamo in 200 – racconta il professor Paolo Pileri – e ogni giorno pedaleremo attraverso i territori di paesi e città, ci fermeremo a mangiare e a visitare monumenti e musei. La sera ci fermeremo a dormire in piccoli paesi che non sono abituati a ricevere un turismo così massiccio. Ciò che vogliamo trasmettere è che quando la VenTo partirà davvero, questi territori potrebbero avere quasi ogni giorno tutti i questi turisti. Un movimento positivo che potrebbe cambiare le sorti dell'economia di alcuni paesi della provincia più profonda del nostro Paese, oggi depressi e sotto utilizzati”.

    Il professor Pileri ne fa una questione prima di tutto economica, prima ancora che “sportiva”. Del resto, la sua formazione di Urbanista è quella di compiere ricerca in campo di sviluppo urbanistico. E dinanzi a un mondo che per promettere sviluppo costruisce capannoni che poi rimangono vuoti, la promozione di una forma di economia che può sviluppare i territori semplicemente realizzando una sottile striscia di asfalto, rappresenta una bella sfida.

    Da Torino a Venezia in bicicletta. La ciclabile VenTo è realtà
    VenTo, il percorso

    Il turismo lento del ciclismo nella pianura dello slow food

    I numeri sono tutti dalla sua parte. L'esperienza di nazioni come la Germania, l'Austria, l'Olanda dimostra che una pista ciclabile di medie o lunghe distanze è in grado di garantire un indotto turistico costante e di proporzioni interessanti. Senza contare che i Paesi del Nord Europa non sono l'Italia, con i suoi paesaggi, il maggior numero di giornate di sole e soprattutto i suoi monumenti e il suo buon cibo. In Europa il cicloturismo è in grado di sviluppare un indotto di 44 miliardi di euro, in continua crescita. Per Vento il Politecnico ha stimato che si potrebbe raggiungere un introito indotto fino a 300mila euro l'anno, che moltiplicato per i circa 700 chilometri del percorso genera cifre superiori ai 200 milioni di euro, capaci di rimettere in moto l'economia di territori oggi trascurati. Un'economia verde, sostenibile, fatta di agriturismi, bed & breakfast, ristoranti, musei e servizi turistici leggeri. Il tutto in un territorio che già oggi conta otre 10.000 aziende agricole, 300 attività ricettive, 2.000 attività commerciali presenti lungo il tracciato. E chissà quante altre se ne potrebbero aprire.

    Il cicloturismo potrebbe rappresentare un cambio di paradigma per l'economia di un territorio che parte dalle pendici della alpi piemontesi, attraversa campagne, risaie, vigneti, pascoli del Parmigiano Reggiano e del Culatello, per immergersi nel Delta Veneto fino a raggiungere la città museo di Venezia. Cosa potrebbe desiderare di più un turista? Si sono domandati.

    Da Torino a Venezia in bicicletta. La ciclabile VenTo è realtà
    VenTo si pedala lungo gli argini del fiume Po

    VenTo, da un idea visionaria a un ufficio di lavoro al Politecnico

    L'Ufficio di VenTo si trova al Politecnico di Milano. Con il professor Pileri lavorano i suoi collaboratori storici Alessandro Giacomel e Diana Giudici, oltre che i giovani Camilla Munno, Rossella Moscarelli e Federica Bianchi. Sono proprio loro il motore di Vento Bici Tour che da 6 anni propone una “pedalata” lungo il Po per fare il punto della situazione sul progetto.

    Quest'anno VenTo Bici Tour è riuscita a ottenere sostegni importanti. A cominciare da Slow Food Italia, che ha a cuore l'enorme patrimonio alimentare presente lungo la Pianura Padana. E poi Bosch, Bulgari (che farà pedalare alcuni suoi dipendenti), Cinelli, Dama, Ferrovie Italiane, Fondazione Cariplo, Iren, Michelin, e il patrocinio delle 4 Regioni attraversate, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dei Trasporti.

    Da Torino a Venezia in bicicletta. La ciclabile VenTo è realtà
    VenTo attraversa villaggi e grandi città

    Con il professor Paolo Pileri facciamo il punto sul progetto che sta progressivamente diventando realtà.

    Da Torino a Venezia in bicicletta. La ciclabile VenTo è realtà
    Il professor Paolo Pileri lungo la VenTo in bici

    Qual è la peculiarità di Vento Rispetto alle altre piste progettate in Italia?
    Noi siamo partiti nel 2010 da un progetto di fattibilità vero che non ha solo tracciato una linea su una cartina, ma ha evidenziandone i punti di forza e di profitto, sia economico che sociale. Prendendo una cartina si può vedere facilmente che questa pista passa in aree che sono tra le più depresse e dimenticate. Aree bellissime, che i giovani lasciano per trasferirsi nelle grandi città. Secondo noi, una forma di turismo lento e sostenibile come quello del cicloturismo, può davvero cambiare la situazione Questo è stata la scintilla ed è il punto di forza del progetto.

    Dal punto di vista tecnico la forza di VenTo è che siamo riusciti a mettere insieme 4 diverse regioni e 11 province e decine di comuni. Per la prima volta in Italia si sta realizzando un progetto ciclabile di queste dimensioni in modo unitario. Questo è una novità assoluta, perché di solito in Italia questa modalità viene riservata solamente per la costruzione di grandi arterie autostradali. Dal 2016 i piani strategici per la ciclabilità sono presenti stabilmente nelle leggi di stabilità che hanno prodotto già 500 milioni di euro di stanziamenti.

    Perché in Italia non ci sono grandi direttrici ciclabili come avviene in Europa? Non siamo pronti al ciclismo?
    Un motivo potrebbe essere che noi italiani siamo ancora legati al sentimento del ciclismo che ruota intorno alla bicicletta, alla bellezza del pedalare, e non a un concetto più ampio di ciclismo che contempli anche il viaggio, la visita di luoghi storici, il cibo e i servizi. Un secondo elemento è che fatichiamo a dare vita a forme di progettazione unitaria che rendono le direttrici ciclistiche facilmente identificabili e utilizzabili.

    Qual è il modello europeo che le piacerebbe venisse seguito in Italia?
    Noi siamo italiani e ci piace essere diversi e magari prendere il meglio da ogni esperienza. Il sistema austriaco e tedesco è sicuramente il più semplice da utilizzare, perché le piste con una forte identità, sono tutte facilmente fruibili e realizzate anche per molti chilometri con gli stessi criteri costruttivi. Dunque hanno una forte riconoscibilità. I tedeschi che conoscono meglio di noi questa forma di turismo, sanno bene che una pista ciclabile è prima di tutto fonte di economia. Per questo hanno codificato con precisione l'idea di pista cicloturistica. Deve essere lunga almeno 150 chilometri, affinché chi la attraversa possa vivere e dormire per più giorni sul territorio, e deve avere uno stile e un'identità unica. Per questo era importante dare vita a VenTo come idea di progetto unitario che coinvolgesse tutto il territorio che attraversa.

    Si parla di grandi numeri. Quale è il valore di VenTo?
    E' provato che ogni chilometro può produrre tra i 100mila e i 300mila euro l'anno di indotto economico. Significa tanti soldi che possono muovere davvero l'economia dei territori. Il motivo per cui noi promuoviamo VenTo Bici Tour in modo così diffuso, con tante persone, è proprio perché vogliamo dimostrare ai sindaci e alle imprese di quei territori, quale valore ha un flusso costante di turisti di passaggio.

    Dunque Vento Bici Tour ha un ruolo di promozione verso i territori?
    Per noi è interessante dimostrare ai sindaci e alle imprese locali le potenzialità di questo progetto. Ci auguriamo che siano stimolati a investire anche localmente per recuperare vecchi edifici oggi abbandonati per fare ospitalità. Per questo durante il tour ci fermiamo in diversi luoghi per visitare musei, aziende agricole e assaggiare i prodotti locali. Tutto questo oggi esiste, ma sono puntini qua e là, che vanno uniti.

    Un modello di gestione che le pare interessante per il futuro?
    Ho guardato con interesse a Swiss Mobility, il modello voluto dalla Federazione Elvetica per gestire i trasporti green in modo integrato. Loro hanno inteso mettere insieme tutte le forme di mobilità “lenta” e le hanno unificate in un'unico unico sistema di gestione. Se si vuole immaginare un sistema diffuso di comunicazione, si deve poter gestire tutti i mezzi di trasporto leggeri in modo coordinato. Questo può essere il grande valore aggiunto. Perché significa garantire che gli indotti durino nel tempo, ma anche che sia più facile promuoverli.

    VenTo a che punto siamo arrivati?
    Dei circa 700 chilometri di questo tracciato oggi circa il 15% è dotato di piste ciclabili protette, il 40% di piste sterrate e sentieri lungo gli argini del fiume, nei quali purtroppo i divieti di sosta non sono rispettati. Mentre il 45% è ancora su strade comuni.
    Il lavoro che abbiamo svolto a partire dal 2010 ha permesso di identificare con precisione il percorso. Pochi giorni fa Infrastrutture Lombarde (ente capofila) ha assegnato l'appalto per la progettazione di fattibilità tecnico economica dell'intero progetto che interesserà le 4 regioni. Noi abbiamo già consegnato tutte le soluzioni che abbiamo individuato. Nei mesi scorsi abbiamo già condiviso con i comuni e le regioni tutti i dettagli del percorso, raccogliendo osservazioni e anche modifiche. Ora i progettisti dovranno dirci il costo preciso di tute le opere, valutando anche le possibili alternative nelle soluzioni tecniche.

    Ora come potrebbero procedere i lavori?
    Il prossimo passaggio sarà evidenziare dei lotti funzionali che consentano di realizzare le opere mancanti in modo coordinato. Le accelerazioni che si possono avere un domani dipenderanno dal lavoro dei progettisti, e naturalmente dalla politica. Noi continueremo a fare da supporto.

    Lei ha già pedalato 6 volte lungo il Po e ha compiuto innumerevoli sopralluoghi. Qual è il punto del quale si è innamorato?
    Non sono uomo di mediazioni, eppure se penso a VenTo ho subito negli occhi le Alpi intorno a Torino. E mentre penso a questo, già vedo il percorso che si compie quando si arriva al Lido di Venezia, il mare. Un mare che in alcuni tratti è ancora molto selvaggio. Poi vedo i colori dell'agricoltura, le risaie allagate che riflettono ogni cosa. Ed è un'emozione forte. In mezzo c'è davvero di tutto”.

    I numeri di VenTo

    VENTO VENEZIA TORINO

    • 679 km di ciclabile da Torino a Venezia
    • 400.000 visitatori l'anno stimati
    • 2.000 posti di lavoro stimati
    • 200 milioni di euro l'anno di economia indotta sul territorio
    • 91 milioni stanziati da Legge di Stabilità 2016 x 4 ciclabili prioritarie tra cui Vento
    • 3000 beni culturali
    • 40 aree protette attraversate
    • 370 sapori e specialità lungo il percorso

    LO STATO DI FATTO

    • 120 km già in sicurezza per le bicicletta (pari al 15% del tracciato)
    • 284 km già transitabili da bici ma facilmente trasformabili in ciclabile, quasi sempre argini del fiume (pari al 42% del tracciato)
    • 293 km tratti che richiedono interventi significativi (pari al 43% del tracciato)

    ENTI COINVOLTI

    • 4 regioni
    • 11 province
    • 183 comuni
    • 11 parchi
    • 227 istituzioni
    • 107 associazioni

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