di Giles Belbin - 16 ottobre 2019

Dal ristorante al De Velodroom, come van Bommel ha creato il suo museo

Paul van Bommel ha iniziato a collezionare cimeli ciclistici quand’era solo un ragazzino. Oggi quella collezione è diventata un museo del ciclismo a Boom, nelle Fiandre. Siamo andati a visitarlo

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Immagini Danny Bird

Fissato a una parete, dietro il banco di accoglienza del nuovo museo del ciclismo di Boom, c’è un pannello di legno e metallo a forma di bicicletta che porta le firme dei migliori ciclisti dei nostri tempi.
Ogni anno il canale televisivo VRT lancia un concorso destinato alle scuole per un progetto di pannello per il Tour de France”, spiega Paul van Bommel mentre ci indica le firme di Contador, Cancellara e Cavendish. “Il pannello migliore viene esposto nel programma Vive le Vélo, e i ciclisti sono invitati a firmarlo”.

Van Bommel è il curatore del museo del ciclismo De Velodroom, così battezzato in omaggio alla famiglia Apostel-Mampaey, originaria della città, cui si devono vari velodromi costruiti agli inizi del XX secolo, compreso il famoso Sportpalais di Anversa. Situato sulle sponde del fiume Rupel, il museo si trova all’interno di un centro di attività ciclistiche presso il parco De Schorre, celebre sede del festival Tomorrowland. Di qui passa la Vlaanderen Fietsroute, l’itinerario ciclistico a lunga distanza che attira ogni anno qualcosa come 400.000 persone. I visitatori possono noleggiare biciclette e ricaricare le loro bici elettriche. Accanto al museo c’è il caffè Musette, un arioso e vivace locale le cui pareti sono adornate da cimeli ciclistici.

Nato ad Anversa nel 1954, Van Bommel cresce in una famiglia scarsamente interessata alle due ruote. “Mio padre giocava a hockey e a tennis, ma pochi si interessavano al ciclismo”, racconta. Lui però scopre molto presto di avere buone gambe, e di poter stracciare con facilità gli amici. “Facevamo 20 giri attorno alla chiesa, e lì non c’era storia” ride. “Iniziai a dire a tutti che volevo fare il ciclista professionista, ma ai miei genitori l’idea non andava a genio”. I suoi considerano il ciclismo uno sport pericoloso. “Ricordo di essere andato nel negozio di biciclette del padre di Rik Van Linden, il corridore belga. Mi comprai dei pedali provvisti di puntapiedi, ma mio padre disse che erano troppo pericolosi e mi costrinse a tornare ai vecchi pedali”.

Ma ormai lui si è fatto prendere dalla febbre del ciclismo. “Mi comprai anche dei guanti da bici”,racconta.“Ne ricordo ancora l’odore. Mi faceva impazzire. Non me li toglievo neanche per andare a dormire!”. Il giovane Van Bommel ha anche un’altra passione: la cucina. “Mia madre era una cuoca eccellente e mi piaceva osservala. A 11 anni decisi che volevo andare a scuola di cucina”. Diventa così uno chef professionista e finisce per aprire un ristorante.

La passione di Van Bommel per il ciclismo non è ereditaria, ma l’amore per il collezionismo è una cosa di famiglia. “Mio padre possedeva 7.000 dischi di jazz, perfettamente ordinati”, dice. Un giorno i suoi genitori gli regalano la statuetta di un ciclista acquistata durante una vacanza in Francia: è l’inizio di una collezione che crescerà fino a comprendere 1.700 statuine. E anche molto altro.

Una quindicina di anni fa avevo un amico che conosceva Jos De Schoenmaecker (compagno di squadra di Eddy Merckx)”, dice Van Bommel. “Gli dissi: ‘portalo al ristorante che gli offro una cena’. Lui venne e mi portò due maglie Molteni e me le firmò. Furono le mie prime maglie, da quel giorno iniziai a collezionarle. I corridori venivano, gli offrivo una cena, e loro mi regalavano una maglietta. Greg LeMond, Lucien Van Impe, Rudi Altig, Raymond Poulidor, sono venuti tutti”. Oggi Van Bommel possiede oltre 700 maglie, per non parlare dei trofei, delle medaglie, delle bici e di altri cimeli ciclistici. Van Bommel ospitava la sua collezione nel ristorante. Con il passare del tempo il posto è diventato famoso, la gente ci andava per ammirare i cimeli esposti. Poi, qualche anno fa, Van Bommel ha deciso di andare in pensione. A quel punto gli serviva una nuova sede per la sua collezione.

“È venuto a trovarmi il direttore del Schorre”, racconta Van Bommel. “Ha preso una moneta da un euro, l’ha messa sul tavolo e ha detto ‘Questa è per la tua collezione. Voglio costruire un centro ciclistico con tanto di museo’. E questo è il risultato”.

De Velodroom è una struttura ariosa e moderna, costruita secondo i dettami della bioarchitettura. I tavoli da esposizione sono intarsiati con sezioni del vecchio velodromo di Anversa. Tra i pezzi più significativi, le magliette indossate da Merckx, Rik Van Steenbergen, Freddy Maertens e LeMond. C’è anche la riproduzione di un segmento del velodromo di Kuipke, con la sua inclinazione impossibile. E poi tante medaglie d’oro olimpiche e dei Campionati mondiali, e il trofeo conquistato da Fabian Cancellara nel Giro delle Fiandre nel 2010.

Tra i cimeli più cari a Van Bommel c’è la maglia gialla di Van Impe. “Era il mio grande idolo, il modo in cui scalava... era fantastico”, dice. “Un altro mio mito era Yvonne Reynders. Nessuno se la ricorda più, ma Yvonne fu la più grande ciclista donna del secolo scorso insieme a Jeannie Longo. Nel mio ristorante dedicai un tavolo alle sue imprese, e lei fu così felice che mi regalò la sua maglia iridata”. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Ottobre 2018

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