di Paolo Tagliacarne - 08 gennaio 2018

Un tuffo in montagna

Un’escursione ad andatura lenta per esplorare luoghi che sembrano usciti da una fiaba grazie a boschi, crode e viste strepitose

Sabato 17 giugno, annus Domini 2017, Christian Pircher, neofita della bicicletta, partecipa alla prima edizione della Chase the Sun Italia-Enervit. È alla sua prima prova su lunga distanza. Con lui, Kurt Ploner e Claudia Rier. I tre avevano saputo dell’iniziativa leggendo Cyclist e hanno deciso di partire insieme da Villabassa, in Val Pusteria, alla volta di Cesenatico.
Il sabato sera, durante la cena di arrivo a Tirrenia, abbiamo parlato di bici, di sole, di molte pedalate, di montagne e naturalmente di Dolomiti. Subito si è creato un rapporto reciproco di stima e simpatia. Kurt organizza la Dolomiti Superbike, che ha una fortissima e lunga tradizione nel settore mtb. Claudia si occupa della promozione turistica dell’Alto Adige. Christian ha un bellissimo, storico ed elegante albergo-gasthaus di famiglia a Villabassa. Ci siamo salutati con la promessa che dopo la Maratona delle Dolomiti, sarei passato a trovarlo. E così è stato.
Ci siamo concessi ovviamente una mezza giornata di pedalata, di lunedì pomeriggio, lusso tra i lussi, facendo il giro Dobbiaco-Misurina-Cortina. Poca gente, tanto sole. Fantastiche Dolomiti.
Il ritmo di quella pedalata era intenso, come intensa era l’incredibile piacevolezza del paesaggio. Da Dobbiaco la strada sale dolcemente fino al lago di Landro in località Carbonin. In prossimità del lago, Christian mi fa fermare per due ragioni: una speciale vista sulle Tre Cime di Lavaredo, che solo da questo punto della valle si riesce ad avere e un buon caffè. Si riparte abbandonando la strada per Cortina; inizia la salita a Misurina, una decina di chilometri scarsi con pendenza che a tratti supera il 10%, poi il lago in cui si specchiano montagne incantate, sempre presenti nei racconti di Buzzati.
Salta alla memoria il racconto di “Bàrnabo delle montagne” in cui si susseguono la magia e il mistero dei boschi, la paura e l’attrazione delle crode, il silenzio e la luce di questi luoghi. Che anche a fotografarli mille volte non si riesce a farli rivivere come dal vivo. In questi luoghi, questi orizzonti, queste valli e cime, pietraie e verdi prati, lo sguardo, il pensiero e il cuore si aprono in modo sempre diverso e prepotente. È un mondo davvero incantato. Più si vuole salire in alto e più, ovviamente, il pedalare si fa impegnativo, soprattutto se si vogliono affrontare passi come il Giau, il Falzarego & company.

L'articolo completo, con le immagini di Franco Chimenti, è su Cyclist numero 19 (dicembre 2017-gennaio 2018).

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