di Stu Bowers - 27 aprile 2019

Faroe, viaggio ai confini del mondo

Cyclist esplora il remoto arcipelago dell’Atlantico settentrionale, un paradiso incontaminato dove l’erba è davvero più verde. Guarda la gallery

1/11 Alcuni scatti del viaggio di Cyclist alle Isole Faroe

1 di 4
Immagini Geoff Waugh

Il carrello è uscito già da un po’ e questo mi dice che dovremmo essere vicini al suolo, ma quando guardo fuori del finestrino vedo solo un biancore uniforme. Il nostro aereo sta per atterrare (penso) all’Aeroporto di Vágar nelle Isole Faroe, ma le nuvole dense e la pioggia mi hanno finora impedito di avvistare anche solo un lembo di terra.
Quando mi rendo conto che il pilota ha essenzialmente la mia stessa visuale stringo istintivamente la presa sul mio bracciolo e faccio il possibile per non pensare alla velocità con cui ci stiamo avvicinando alla pista. Pochi istanti dopo l’aereo atterra più o meno morbidamente e rulla verso i pochi piccoli edifici che compongono lo scalo aereo delle Isole Faroe. Non so quale genere di tecnologia renda possibile l’atterraggio di un velivolo di 80 tonnellate in condizioni di visibilità zero, ma ha tutta la mia gratitudine.

Dopo una sonora dormita, la scena che mi dà il benvenuto quando scosto le tende della mia camera d’albergo è completamente diversa. Gli dei del meteo ci sorridono, la pioggia se n’è andata e il sole splende donando all’Oceano un luccichio invitante (ma non così invitante da farmi desiderare un bagno nelle sue acque gelide) e mettendo in risalto il verde vivace delle colline.
Sono sollevato. In quest’area remota del pianeta il clima può essere imprevedibile, e come niente puoi ritrovarti a pedalare nella nebbia o sotto una pioggia impietosa.
Immaginatevi un triangolo che abbia come vertici la Scozia, la Norvegia e l’Islanda: le Isole Faroe stanno esattamente al centro, un miscuglio di cime frastagliate a picco sull’Oceano Atlantico.
Sulle isole si stende un verdissimo tappeto di muschio ed erba che aderisce alle rocce facendo di questo luogo un habitat apparentemente più adatto alle pecore e agli uccelli marini che agli esseri umani.
Forse questo spiega come mai la popolazione delle Faroe superi di poco i 50.000 abitanti, più o meno come un comune di medie dimensioni.

Un breve tragitto ci porta dall’albergo in cui abbiamo trascorso la notte, il Runavik Hotel, fino al nostro punto di partenza per il giro di oggi, Klaksvík. L’impressione è quella di un villaggio fantasma. “La città è ancora addormentata”, dice Høgni, la guida locale che mi affiancherà nella pedalata odierna. “Il festival musicale di ieri sera li avrà tenuti svegli fino a tardi”.
I faroesi, o feringi, amano la musica quasi quanto il pesce, e durante l’anno organizzano numerosi festival internazionali. In questo fine settimana agostano la seconda città più grande dell’arcipelago ospita il rinomato Summer Festival.
Il sole non è ancora abbastanza alto da impedire alle alture circostanti di gettare la loro ombra sulla cittadina. Quindi fa ancora piuttosto freddo quando partiamo, attraversando le strade deserte. Høgni mi racconta che tra gli ospiti del festival di quest’anno c’erano i Toto, la celebre band americana degli anni Ottanta, e subito nella mia testa parte insidioso il refrain di “Africa”. Maledico silenziosamente Høgni, perché so già che per me il resto del giro sarà accompagnato dai groove di batteria di Jeff Porcaro.

Superiamo una rotatoria con al centro un amo da pesca alto dieci metri, a ricordare la principale attività industriale delle isole Faroe, responsabile del 97% delle loro esportazioni. E la percentuale non stupisce, dato che questa superficie relativamente piccola vanta ben 1.100 chilometri di costa.
“La distanza dall’Oceano non è mai superiore ai 5 km, e praticamente tutte le strade sono costiere”, spiega allegramente Høgni, anche se davanti a noi la strada si limita a scomparire in un buco nero dentro una montagna.
Le frequenti gallerie collegano sotto i fiordi le 18 isole dell’arcipelago così da non affollare troppo le rotte di navigazione. Alcune delle gallerie che incontreremo oggi saranno aggirabili, ma questa – lunga poco più di 6 km – non può essere evitata. Ci porta sotto il Leirvíksfjørður dall’isola di Borðoy a quella di Eysturoy. È illuminata bene ed è piacevole da fare in bicicletta, e poi gli effetti luminosi multicolori a metà strada aggiungono un pizzico di novità all’esperienza.

La prima metà è una discesa piuttosto rapida e scorre in un batter d’occhio, ma la seconda metà è una salita sorprendentemente dura che mi ricorda quanto fossimo scesi sotto la superficie del mare.
Rispuntiamo fuori nella città di Leirvik e imbocchiamo una strada stretta scavata nel fianco della montagna che ci porta lungo un promontorio permettendoci di ammirare lo spettacolare paesaggio delle Faroe. Il panorama mi ricorda la sequenza iniziale di Jurassic Park. Le montagne si ergono ripide sui fiordi, i loro pendii ricoperti di un verdissimo manto.
Le falesie sembrano essere costituite da strati e strati di roccia friabile che le fanno sembrare quasi artificiali. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Aprile 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA